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In Ungheria si deve manifestare in silenzio: altrimenti disturbi i parlamentari!

In Ungheria si deve manifestare in silenzio: altrimenti disturbi i parlamentari!

Ai politici ungheresi non piacciono le proteste, e non gli piacciono particolarmente le proteste sotto il loro Parlamento. Al punto da proibire una manifestazione proprio perché loro al Parlamento ci lavorano e col loro lavoro poco si confanno le istanze della gente. Invece di ignorarli, quei manifestanti, preferiscono impedirgli proprio di manifestare! Si risparmia tempo e concentrazione, e loro possono proseguire nelle loro scelte senza distrazioni. Dopotutto, per un politico ascoltare la gente è (ormai) poco più che un hobby! Il caso giunge davanti alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, dove si pronunciata la condanna dell'Ungheria.

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Libertà del giornalismo turco in chiaroscuro. Condanna dall’Europa

La giornalista turca Nesibe Ruhat Mengi pubblica sul quotidiano Vatan alcuni articoli sui lavori della commissione tecnica per la redazione di un nuovo codice penale turco, e in particolare critica la riduzione delle pene per alcuni reati contro donne e bambini, come il delitto d’onore e stupro. È condannata per diffamazione su querela dei membri della commissione, ma la sua libertà d’espressione viene integralmente riconosciuta dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo.

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La CEDU condanna la lentezza della Giustizia in Turchia: 7 anni sono davvero troppi!

Arriva imminente la condanna per la Turchia da parte della Corte EDU, per un processo davvero troppo lungo. A pagarne le conseguenze è Ibrahim Gürceğiz, sospettato di appartenere all'organizzazione Hezbollah, dal 2002, data del suo arresto, al 2009 momento in cui la Corte di Cassazione turca emana la sentenza di condanna, attende per ben sette anni una risposta delle Autorità giudiziarie. Situazione che secondo la Corte EDU non può certamente garantire il diritto ad un equo proceso.

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Libertà di espressione: la Corte edu boccia il Portogallo

In Portogallo due lavoratori impiegati in una struttura sanitaria pubblica dicono basta ai continui abusi di potere del loro superiore e a suoi continui "giorni di ferie" pagati con i soldi dei contribuenti; decidono di informare il Ministero della Salute e di irrompere così fragorosamente nell'omertà generale: ma subiscono una dopo l'altra condanne per diffamazione. Soltanto la Corte EDU riconoscerà le loro ragioni.

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Italia: la legge Pinto non basta per superare il problema della lentezza della giustizia

Italia: la legge Pinto non basta per superare il problema della lentezza della giustizia

Ben diciotto casi hanno subito un irragionevole prolungamento dei tempi dei loro processi. Il tentativo di chiedere l'attuazione della legge Pinto mediante le vie giudiziarie incrementa il ritardo anche di quest'ultimi giudizi . Non riuscendo a trovare giustizia in Italia, intraprendono le vie internazionali adendo la Corte di Strasburgo, che gli restituirà speranza nella giustizia violata.

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Nessuna garanzia per il detenuto con disabilità intellettiva: Ungheria condannata

Z.H. è un ragazzo sordomuto affetto da un grado medio di disabilità intellettiva, ed è analfabeta. Il 10 aprile del 2011 aggredisce e deruba un passante a Gyüre, dopo il tentativo di fuga viene fermato dalla polizia di Vásárosnamény in possesso della refurtiva. La Corte dopo aver ascoltato le argomentazioni delle parti, non è affatto convinta che il ricorrente abbia ottenuto le informazioni necessarie circa il suo stato d'accusa e ancor meno che l'insieme delle misure speciali fosse sufficiente e adeguato alle sue particolari condizioni psicofisiche.

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Portogallo: Otto anni per un procedimento giudiziario sono troppi!

Si è finalmente conclusa la vicenda di una famiglia portoghese che ha cercato di ottenere , per ogni grado di giudizio, il giusto risarcimento per la morte del figlio. Il procedimento è durato otto anni, un tempo considerato troppo lungo e che ha spinto il padre della vittima a rivolgersi alla Corte CEDU lamentando la violazione dell’Art.6 Cedu

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