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Lituania: le violenze di una donna rimangono impunite a causa dell’inadeguatezza legislativa

Lituania: le violenze di una donna rimangono impunite a causa dell’inadeguatezza legislativa

Una cittadina lituana, la sig. Loreta Valiulienė, conviveva con un cittadino bulgaro dal 1996, finché le violenze che subiva dal suo compagno non divennero tali da costringerla a fuggire e ad intraprendere le vie legali. Ma a causa di ricorsi e contro ricorsi, parzialità degli investigatori, problemi di coordinamento tra i Giudici e il Pm, il reato venne prescritto. La sua istanza di giustizia verrà però accolta dai giudici della Corte Europea, che faranno luce sull’inadeguatezza della legislazione lituana in materia di violenze domestiche.

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Serbia: la verità sulla scomparsa di un figlio è celata in documenti mai ritrovati

Serbia: la verità sulla scomparsa di un figlio è celata in documenti mai ritrovati

In Serbia negli anni 80 furono molti i casi di neonati dichiarati falsamente morti in ospedale, ma in realtà scomparsi. Una normativa non adeguata ha permesso che i documenti relativi a queste morti siano incompleti, o addirittura mancanti. Per questo, tante famiglie non sapranno mai il reale destino dei loro bambini. Oggi Zorica Jovanović, ricorrendo alla CEDU per denunciare questa drammatica situazione, ha aperto un piccolo spiraglio di verità in questa oscura vicenda.

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Turchia. Nuova condanna per trattamenti inumani e degradanti.

Turchia. Nuova condanna per trattamenti inumani e degradanti.

In Turchia, il signor Ayhan Mimtaş, è trasferito da un carcere ad un'altra struttura di massima sicurezza di Kandira a Kocaeli. Scoppia una rivolta che viene duramente sedata dalla polizia.Un referto medico evidenzia sul corpo del signor Mimtaş segni evidenti di colluttazione, ma le sue denunce penali per accertare la responsabilità di tali presunti abusi non hanno seguito, almeno fino al ricorso davanti alla Corte Europea dei Diritti dell'uomo.

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Ungheria: dove sono le garanzie della libertà personale?

Ungheria: dove sono le garanzie della libertà personale?

Il Signor X.Y. cittadino ungherese il 15 novembre del 2007 viene arrestato a Budapest con l'accusa di furto, due giorni dopo si pronuncia a riguardo la Corte distrettuale di Pest ordinandone la custodia cautelare. Le Autorità giudiziarie nonostante le reiterate richieste del ricorrente, in nessun tempo forniscono la documentazione circa elementi di prova della sua detenzione. Il carcere intanto consuma la vita di un uomo, tanto che persino una perizia psichiatrica dell'8 febbraio 2008 ne attesta un disturbo della personalità.

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Procedimenti civili troppo lunghi: la Corte EDU condanna il Portogallo

Procedimenti civili troppo lunghi: la Corte EDU condanna il Portogallo

Una donna portoghese avvia un procedimento civile nei confronti dell'impresa presso cui lavorava il marito, morto in un incidente sul lavoro nel 1998. Dopo un lungo processo, la sentenza di primo grado del 2005 assegna una rendita retroattiva che l'impresa doveva versare alla vedova. Questa decisione è stata impugnata dalla società, il cui ricorso però è stato respinto in appello. Ma la rendita non è comunque stata versata fino al 2012. La signora portoghese allora deposita un ricorso alla Corte EDU, lamentando la durata eccessiva del procedimento che la vede coinvolta. La Corte di Strasburgo, investita del caso, accerterà una violazione del diritto ad una ragionevole durata del processo.

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Italia. Nuova condanna in Europa per espropriazioni illegittime

Italia. Nuova condanna in Europa per espropriazioni illegittime

In Italia, un gruppo di cittadini proprietari di un terreno vengono espropriati dei propri beni da parte della Pubblica Amministrazione per fini di pubblica utilità. Tuttavia, tale espropriazione viene formalizzata solo anni dopo l'effettiva sottrazione delle proprietà e in seguito a un procedimento civile giunto fino in Cassazione. Il gruppo decide di adire la Corte Europea dei diritti dell'Uomo lamentando la violazione del proprio diritto di proprietà.

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Lotta contro il cancro e muore in carcere. Turchia condannata.

Lotta contro il cancro e muore in carcere. Turchia condannata.

La signora Gülay Çetin, cittadina turca, accusata e condannata per omicidio, sconta la pena detentiva in carcere. Un fatale cancro la accompagna nella vita in detenzione: una malattia che la porterà alla morte anni dopo. Dinnanzi alla Corte Europea dei diritti dell'Uomo lei e i suoi eredi lamentano principalmente l'indifferenza delle autorità giudiziarie e carcerarie verso il suo stato di salute, alla stregua di trattamenti inumani e degradanti.

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La scomparsa di cinque pastori rimane un giallo irrisolto.Turchia condannata

La scomparsa di cinque pastori rimane un giallo irrisolto.Turchia condannata

In Turchia, cinque pastori scompaiono nel nulla in un giorno di Agosto.Il misterioso evento potrebbe essere una conseguenza nefasta dello storico conflitto armato tra soldati turchi e agenti del PKK, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan, che lotta per l'indipendenza del popolo curdo.L'iter delle indagini procede a fatica e si arriva a un sostanziale nulla di fatto.Dinnanzi all'inerzia e all'incapacità delle autorità turche, i parenti degli scomparsi decidono di adire la Corte EDU, lamentando la violazione del diritto alla vita dei cinque pastori e la violazione del diritto ad un ricorso effettivo nel proprio stato per accertare la verità.

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Ungheria: L’interesse di un padre non coincide sempre con il benessere della figlia

Ungheria: L’interesse di un padre non coincide sempre con il benessere della figlia

Il sig. Krisztán Bananábas Tóth è un cittadino ungherese che, dopo il divorzio dalla propria moglie e dopo che quest'ultima ha partorito una bambina, cerca tramite le vie giuridiche interne e poi anche dinanzi alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo di ottenere un riconoscimento giuridico della sua paternità; ma il suo tentativo sarà infruttuoso poiché prevarrà l'interesse alla stabilità famigliare della bambina sull'interesse del padre naturale.

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