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Le Sentenze della Corte Europea dei diritti dell’uomo del 21/07/2015

Le Sentenze della Corte Europea dei diritti dell’uomo del 21/07/2015

Ben 23 casi sono stati decisi oggi dalla Corte europea dei diritti dell'uomo. In due vicende l'Italia è stata chiamata a rispondere delle violazioni dei diritti umani: nel caso Olivari il Bel Paese è stato richiamato perché non prevede né il riconoscimento né la protezione delle coppie omosessuali, le quali formano una vita familiare degna di tutela ai sensi della Convenzione europea; nel caso Schipani e altri c. Italia è valsa la condanna la dimenticanza (sintomo di arbirarietà del giudizio) della Corte di Cassazione italiana che, in una pronuncia, ha omesso di motivare le ragioni per cui non ha interpellato pregiudizialmente la Corte di Giustizia dell'Unione Europea nell'interpretare il diritto comunitario, e ciò nonostante fosse stato espressamente richiesto dai ricorrenti.

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Le Sentenze della Corte Europea dei diritti dell’uomo del 7/07/2015

Le Sentenze della Corte Europea dei diritti dell’uomo del 7/07/2015

In data 7 luglio la Corte europea ha deciso dieci casi: ha accertato la responsabilità dell'Italia in favore di quatto cittadini romani danneggiati nel godimento del loro diritto alla proprietà a causa dell'attuazione tardiva di un piano regolatore generale. Ha condannato inoltre la Turchia per la violazione dell'art.6 (diritto ad un equo processo) e la Romania per l'iniqua interferenza del diritto alla libertà di espressione ai danni di un giornalista. Da ultimo ha ammonito San Marino per la violazione dell'art.8 per aver trasmesso documenti riservati agli inquirenti italiani, che nel 2009 indagarono circa gli affari illeciti di quattro connazionali.

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Le Sentenze della Corte Europea dei diritti dell’uomo dell’16/06/2015

Le Sentenze della Corte Europea dei diritti dell’uomo dell’16/06/2015

Oggi il Giudice europeo dei diritti umani ha condannato Bulgaria, Moldavia, Romania, Serbia e Turchia per diverse violazione della Convenzione europea. Svizzera e Italia, invece, sono uscite indenni dall'esame del giudice internazionali: così nel caso Mazzoni c. Italia, relativo ad un procedimento per eccessiva durata del processo in Italia (per c.d. Legge Pinto), una pronuncia molto formalistica della Corte di Cassazione è stata comunque valutata né arbitraria né irragionevole; nel caso Schmid-Laffer c. Svizzera, la Corte ha valutato equo il procedimento conclusosi con la condanna della ricorrente sulla base della sua confessione - aveva confessato di aver incitato il compagno ad uccidere suo marito - sebbene resa senza avvocato e senza essere preavvisata della facoltà di rimanere in silenzio.

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Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo del 28/04/2015

Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo del 28/04/2015

Oggi la corte di Strasburgo si è pronunciata su ben undici casi che vedono imputati in maggioranza paesi dell'est Europa. In particolare ha riscontrato una violazione dell'articolo 3 nel caso Cojan c. Romania dove la denuncia di un detenuto sulla impossibilità di condurre una vita dignitosa, a causa del sovraffollamento carcerario, ha trovato fondamento nella sentenza dei giudici di Strasburgo.

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Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo del 14/04/2015

Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo del 14/04/2015

Oggi la Corte europea dei diritti dell’uomo ha deciso nove casi ed in particolare si è espressa in favore di Bruno Contrada, ex alto funzionario di polizia di Palermo, che era stato condannato da nostro Stato per favoreggiamento di un’organizzazione di tipo mafioso. In suo favore, la Corte di Strasburgo ha accertato una violazione dei suoi diritti perché al tempo dei fatti il reato per cui è stato condannato, di elaborazione giurisprudenziale, non era stato ancora introdotto nel nostro ordinamento.

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Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo del 07/04/2015

Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo del 07/04/2015

Tra le pronunce di oggi una importantissima condanna per l'Italia: la Corte europea dei diritti dell'uomo ha ripercorso gli episodi di violenza del G8 di Genova, guardando alla storia del sessantaquattrenne Arnaldo Cestaro, pestato nella scuola Diaz nonostante fosse indifeso. L'Italia è oggi condannata perché non ha una legislazione in grado di prevenire e reprimere quella forma tremenda di violazione dei diritti umani che è la tortura: tra indulti, prescrizioni e ostacoli alla giustizia i colpevoli sono rimasti grandemente impuniti e così i soprusi da loro perpetrati. Con questa sentenza la Corte europea conclama il fallimento del sistema giuridico italiano nella lotta alla tortura e ci richiama, con forza, a riformarlo.

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Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo del 03/03/2015

Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo del 03/03/2015

Oggi la Corte europea si è pronunciata su dieci casi, accertando la violazione della Romania per trattamenti inumani e degradanti circa le condizioni di detenzione in due distinti procedimenti; si accoda, per gli stessi motivi, la "condanna", ex art.3 CEDU, della Moldavia. Bucarest riceve un altro ammonimento dal Giudice di Strasburgo, in quanto non ha corrisposto alcun indennizzo a seguito delle espropriazioni. Infine, una complessa vicenda di sequestro preparatorio di uno stupro, fa sentenziare la Corte rispetto alle indagini inadeguate condotte dalle autorità bulgare che riflettono l'enorme falla del sistema giudiziario.

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Le Sentenze della Corte Europea dei diritti dell’uomo del 15/04/2014

Oggi la Corte Europea dei diritti dell'Uomo ha deciso dodici casi. Otto cittadini italiani vedono accolta la loro richiesta di risarcimento, seppur ancora non interamente stabilita nel suo ammontare, per non aver percepito tutti i contributi pensionistici a cui avevano diritto. Inoltre ad una donna Moldava viene accordato un risarcimento in quanto, secondo la Corte, è stato violato il suo diritto alla vita privata e familiare: la signora Radu infatti assentatasi dal lavoro per motivi di salute, denuncia una diffusione ingiustificata, da parte dell'ospedale, della propria cartella clinica al suo datore di lavoro.

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