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Monthly Archives: marzo 2016

Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo dell’8/03/2016

Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo dell’8/03/2016

Quest'oggi la Corte europea ha emesso tre sentenze. In particolare nel caso Rusu c. Romania la Corte europea ha ritenuto legittima la condanna di un giornalista rumeno per non aver pubblicato la rettifica di una notizia che, in origine attendibile, poi si era dimostrata falsa: essa riguardava il furto di due televisori presso la locale sede del partito di governo. La maggioranza dei giudici europei hanno ritenuto che il giornalista, oltre a pubblicare la lettera del padre del diffamato, avrebbe dovuto smentire espressamente la notizia.

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Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo del 03/03/2016

Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo del 03/03/2016

Quest'oggi la Corte europea dei diritti dell'uomo ha pronunciato due sentenze, una nei confronti della Germania e l'altra dell'Ucraina. Nel caso tedesco, la Corte europea è stata chiamata a valutare l'equità di un processo penale nel quale il ricorrente era stato condannato sulla base di una prova - un grosso quantitativo di hashish - acquisito durante una perquisizione che la Corte suprema tedesca aveva dichiarato illegittima: a parere della Corte europea, il processo è stato comunque equo considerando in concreto le garanzie giurisdizionali sulla ammissibilità ed affidabilità delle prove in questione, sul loro uso nel processo e sulla natura ed il grado dell'illegittimità contestata. Nel caso ucraino, invece, è stata accertata una violazione della Convenzione europea perché le autorità ucraine non hanno indagato in maniera effettiva sul pestaggio del ricorrente durante un interrogatorio nella stazione di polizia e perché questi è stato poi condannato in un processo in cui non erano stati sentiti alcuni testimoni a suo favore.

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Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo del 01/03/2016

Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo del 01/03/2016

Quest'oggi la Corte europea ha emesso verdetti di condanna a carico di Svezia, Lituania, Polonia, Romania, Russia, Serbia e Slovenia. Nel caso Milenkovic c. Serbia, è stata accertata la violazione della regola del ne bis in idem: il ricorrente serbo aveva commesso una rissa e per quella era stato prima sanzionato a livello amministrativo e poi condannato in sede penale. Gorbunov e Gorbaciov, invece, sono due cittadini russi che hanno avuto una assistenza legale molto particolare: essi hanno potuto dialogare col proprio legale soltanto tramite un collegamento audio molto instabile e che gli impediva di confrontarsi con lui in privato. Ciò è valsa la condanna della Serbia per la violazione del loro diritto di difesa.

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