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L’Arabia Saudita a capo del Consiglio O.N.U. per i Diritti Umani

L’Arabia Saudita a capo del Consiglio O.N.U. per i Diritti Umani

Il Regno dell’Arabia Saudita non ha mai firmato la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani; nel 2015 ha sentenziato più di 100 esecuzioni capitali; ha commesso e celato i suoi crimini di guerra commessi in Yemen; è una monarchia assoluta teocratica in cui vige la sharia seguendo il wahabismo - quell'indirizzo religioso che interpreta il Corano strettamente alla lettera; e sempre l'Arabia Saudita è stata nominata, grazie al supporto sotterraneo del Regno Unito, Capo del Consiglio delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (CDU) per il 2016. La nomina, definita da tantissimi "scandalosa" alla luce del pessimo curriculum del Regno saudita in tema di diritti umani, rischia di compromettere la credibilità dell'organismo internazionale e frustrare in nuce ogni speranza di un reale miglioramento della tutela dei diritti umani nel mondo.

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La nuova immigrazione: sfruttamento del lavoro e abusi sessuali nei Paesi arabi

La nuova immigrazione: sfruttamento del lavoro e abusi sessuali nei Paesi arabi

In Qatar ed in molti paese del Medio Oriente, ricchissimi di petroli, città e infrastrutture sono state create con una manodopera straniera sottopagata, priva di tutela e legata al proprio datore di lavoro dall’istituto del “Kafala” (garanzia). Quest’ultimo è basato su un sistema di reclutamento assurdo nel quale l’ufficio di collocamento del paese d’origine trova un datore di lavoro disposto a sponsorizzare il lavoratore che non può più cambiare posto di lavoro per tutta la durata del contratto. L’istituto del Kafala esprime, in realtà, un concetto preso a prestito dall’Islam, una specie di tutela per gli essere inferiori che ora varrebbe per la donna e per gli immigrati. Originariamente richiamava “una tutela o una delega di autorità parentale”, applicabile ai figli minorenni abbandonati fino al raggiungimento della maggiore età.

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La violenza sulle donne nel diritto internazionale dopo i conflitti nell’ex Jugoslavia e nel Rwanda

Negli anni ‘90 i conflitti nei territori dell’ex Iugoslavia e del Rwanda riproposero alla comunità internazionale le problematiche sulle atrocità delle guerre nei confronti delle popolazioni civili, in particolare quella sullo stupro come arma di guerra. L’uso sistematico di tale strumento in Bosnia sulle donne di religione mussulmana ed il numero elevatissimo delle violenze sessuali registrate in Rwanda risvegliarono, infatti, la comunità internazionale dal suo comodo torpore, rilevando l’utilizzo dello stupro non più e solo come “bottino di guerra” e “danno collaterale” ma nel suo enorme potenziale distruttivo bellico e, se perpetrato su un’etnia, come “macchina di genocidio”

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CANADA: abusi e violenze di genere su donne e ragazze indigene

CANADA: abusi e violenze di genere su donne e ragazze indigene

Donne e ragazze indigene hanno una probabilità decisamente maggiore rispetto ad altre donne e ragazze canadesi di sperimentare abusi e violenze e soprusi in genere. Tra il 1997 e il 2000, il tasso di omicidi complessivo per le donne aborigene è stato del 5,4 per 100.000, rispetto allo 0,8 per 100.000 per le donne non-aborigene: quasi sette volte superiore.

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Ancora sangue e scontri nella Repubblica Centraficana: allarme UNICEF e instabilità politica

Ancora sangue e scontri nella Repubblica Centraficana: allarme UNICEF e instabilità politica

Ancora oggi, dal 2005 il Governo di transizione del Generale François Bozizé, che nel 2003 ha deposto il vecchio Presidente della Repubblica Centrafricana, non ha il completo controllo statale, soprattutto nelle campagne e province del nord del paese. Inoltre l'instabilità dei paesi confinanti (Ciad, Sudan, Sud Sudan e Repubblica Democratica del Congo) influisce negativamente sulla stabilità interna del paese. Purtroppo i gruppi di ribelli reclutano anche bambini soldato, che spesso finiscono per essere mutilati.

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Sanzionata la madre per il figlio non registrato. La politica del Figlio Unico in Cina miete ulteriori vittime

Sanzionata la madre per il figlio non registrato. La politica del Figlio Unico in Cina miete ulteriori vittime

A causa della ormai dismessa politica del figlio unico della Repubblica Popolare Cinese, un numero impressionante di cinesi non ha la possibilità di rivendicare i diritti fondamentali quali: l'istruzione e l'assistenza sanitaria, in quanto non è ufficialmente registrato; ma un'intrepida madre ha deciso di sfidare il regime comunista. È il caso dei cosiddetti "bambini neri", perché nati in violazione della politica sul controllo delle nascite.

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Amnesty International lancia Write for Rights, la maratona per i diritti umani e la libertà d’espressione

Amnesty International lancia Write for Rights, la maratona per i diritti umani e la libertà d’espressione

Nei giorni precedenti e successivi alla “Giornata internazionale dei Diritti umani”, Amnesty International lancia l’edizione 2013 di “Write for Rights”, la maratona globale di raccolta firme per i diritti umani, e invita tutto il mondo a unirsi alla battaglia per restituire libertà e giustizia a Miriam Lopez, Jabeur Mejri, Eskinder Nega, Yorm Bopha e Ihar Tsikhanyuk.

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Droni da guerra: niente Robot Killer dopo il 2016?

Droni da guerra: niente Robot Killer dopo il 2016?

La campagna contro i robot killer, in particolare quelli completamente autonomi, come il drone Taranis di fabbricazione inglese, giunge, forse, a una svolta decisiva. Se un protocollo aggiuntivo verrà negoziato, firmato e ratificato potrebbe porre la parola fine contro una possibile arma che ad oggi è stata portata denunciata da organizzazioni non governative come Articolo 36, che ha proposto una campagna per fermare i robot killer, e il Comitato Internazionale per il Controllo delle Armi Robotiche.

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Default evitato negli Stati Uniti d’America, ma fu vera gloria?

Default evitato negli Stati Uniti d’America, ma fu vera gloria?

Musei chiusi, servizi pubblici garantiti solo se essenziali, sudore freddo sulla fronte del presidente degli Stati Uniti da un lato e quello del presidente della Camera dei Rappresentanti, il repubblicano John Boehner. Questo lo scenario di guerra delle ultime due settimane. Una guerra combattuta sui media dove la posta in gioco era la sopravvivenza dell'entità statale stessa.

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Perseguire i crimini contro l’umanità in tutto il mondo: la Corte sudafricana fraintende lo Statuto di Roma

Perseguire i crimini contro l’umanità in tutto il mondo: la Corte sudafricana fraintende lo Statuto di Roma

Autori di crimini dell'apartheid ricevono l'amnistia. Molti sono andati impuniti per i crimini di guerra e crimini contro l'umanità che, per estensione , comprende il genocidio , l'apartheid e l'uso sistematico della tortura. Premessa l'ingiustizia di ciò, ora un giudice sudafricano vorrebbe obbligare la polizia ad investigare su casi di crimini contro l'umanità non avvenuti nel suo paese: tutto ciò è dovuto ad una mala interpretazione delle norme internazionali che è stata il fulcro di una recentissima sentenza della Corte d'Appello del paese.

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