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Vita privata e familiare

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La dimensione europea del d.d.l. Cirinnà: una storica conquista di civiltà o una vittoria mutilata che ci allontana dall’Europa?

La dimensione europea del d.d.l. Cirinnà: una storica conquista di civiltà o una vittoria mutilata che ci allontana dall’Europa?

La recente approvazione del d.d.l. Cirinnà al Senato costituisce un importante passo in avanti verso il riconoscimento giuridico delle c.d. unioni civili in Italia. Un intervento legislativo atteso da molti anni e che dovrebbe rispondere alle speranze e al desiderio di diritti di molti cittadini, omosessuali e non. Ma questo progetto di legge è davvero una svolta epocale per il nostro ordinamento giuridico - come emerge dalla narrazione politica - o è solo un passaggio obbligato da fattori contingentati? Quanto è evidente una dimensione europea nella fisionomia di questo progetto di legge? Che ruolo ha svolto l'evoluzione giurisprudenza della Corte Edu in questo ambito? Interrogativi cui necessariamente si deve dare una risposta per poter comprendere la vera essenza di questo passaggio politico.

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Diritto violato a vedere suo figlio: la Corte europea dà ragione al padre emiliano

Diritto violato a vedere suo figlio: la Corte europea dà ragione al padre emiliano

Sui minori non si scherza ed a Strasburgo lo sanno. Nel caso Bondavalli c. Italia, la Corte europea dei diritti dell'uomo ha accolto il ricorso di un padre emiliano che da sette anni è costretto a vedere il figlio in condizioni restrittive. Contro di lui ed il suo diritto di visita deponevano le relazioni negative dei Servizi Sociali di Scandiano ed una perizia psichiatrica: peccato che queste relazioni fossero state stese dai colleghi o ex colleghi della madre, anche lei psichiatra. Il Giudice europeo ha accertato la violazione del diritto al rispetto della vita privata e familiare del ricorrente ed ha condannato l'Italia a risarcirlo di 10.000 euro per danni non patrimoniali e 15.000 euro per le spese legali; inoltre, ha chiamato i Giudici italiani competenti a riesaminare nel più breve tempo possibile il diritto di visita del padre.

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Turchia tentenna (senza ragione) nel concedere il cambiamento di sesso: per la Corte è violazione!

Turchia tentenna (senza ragione) nel concedere il cambiamento di sesso: per la Corte è violazione!

Il ricorrente turco -donna per l’anagrafe sino al 2013- vive nella consapevolezza, sin dalla sua infanzia, di appartenere non al genere femminile bensì a quello maschile. All’età di 24 anni decide di avviare formale procedura per cambiar sesso, la sua istanza viene rigettata dal giudice il 27 giugno del 2006, perché Y.Y. era in grado di procreare. Il 5 marzo del 2013, ben sei anni dopo, il ricorrente, si rivolge di nuovo al giudice Turco, che acconsente, infine il cambiamento di sesso. La Corte ha riscontrato la violazione dell'articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo perché trova irragionevoli ed altamente pregiudizievoli le dinamiche processuali avvenute in Turchia.

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Immigrazione, l’integrità familiare non si tocca: la Grande Camera condanna l’Olanda

Immigrazione, l’integrità familiare non si tocca: la Grande Camera condanna l’Olanda

La Grande Camera della Corte europea dei diritti umani ha risposto alla richiesta d'aiuto di una donna, sig.ra Jeunesse, che per lungo tempo ha vissuto con la paura di esser separata dalla propria famiglia a causa delle dure leggi sull'immigrazione. Il caso riguarda il rifiuto delle autorità Olandesi di concedere ad una donna, nata in Olanda prima dell'indipendenza del Suriname, sposata con un cittadino Olandese con il quale ha avuto tre figli, il permesso di risiedere nel paese con la propria famiglia.

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