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Tortura e violenze

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Italia condannata per i respingimenti presso Lampedusa

Condanna unanime per l’ italia per i respingimenti attuati sulle coste a sud di Lampedusa giorno 6 maggio 2009: la sentenza definitiva emessa dalla Grande Camera obbliga l’Italia al risarcimento per 15.000 € ai ricorrenti di origine somala ed eritrea. L’imbarcazione intercettata dalla guardia costiera italiana era stata fatta spostare su nave militare italiana e trasportata a Tripoli, senza preventiva identificazione dei soggetti, né aver garantito la possibilità di presentare richiesta per ottenere asilo.

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Maltrattamento nelle carceri: adesso anche la Grecia

La sfida più importante dei paesi cosiddetti moderni è quella di garantire i diritti inviolabili della persona in qualsiasi situazione, a maggior ragione in quelle di maggior disagio, come può essere il momento della detenzione. Il caso Samaras e altri vs. Grecia è emblematico: i tredici ex detenuti di nazionalità greca e somala, del carcere Ioannina di Atene, si trovano in condizioni di sovraffollamento, a dover trascorrere gli anni più angosciosi della loro vita in spazi intollerabili, senza le cure necessarie per la loro salute, senza il bene più importante dell’uomo: la libertà personale.

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Malta: l’interesse pubblico ed economico prevale sul diritto di proprieta’

Malta. Una strada che attraversa un terreno può essere causa di liti, specialmente quando questo terreno viene espropriato e ai proprietari non viene riconosciuto un giusto compenso. Questa vicenda è accaduta a Malta, a due contadini, il sig Giljan Farrugia e il signor John Farrugia nati nel 1963 e nel 1957 e residenti nel quartiere di San Julian.

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Anche l’Italia condannata per le condizioni degradanti nelle carceri

La Corte Europea dei diritti dell’uomo giorno 7 Febbraio 2012 apre un processo contro l’Italia a seguito del ricorso presentato da un detenuto affetto da paraparesi agli arti inferiori e diversi disturbi cardiaci e intestinali che gli rendevano impossibile muoversi autonomamente. Più referti di medici avevano accertato l’incompatibilità della sua situazione fisica con i luoghi di detenzione.

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Russia: Gli orrori della guerra nella regione cecena

La Corte riunita oggi in merito al caso Edilova v. Russia, ha ritenuto, con la sentenza 083 (28/02/2012), all’unanimità la violazione dei seguenti articoli della Convenzione europea dei diritti dell’uomo: Art. 2 (diritto alla vita) , Art 3 (divieto di trattamenti inumani o degradanti), Art 5 (diritto alla libertà e alla sicurezza), Art 13 (diritto a un ricorso effettivo).

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Ultime condanne della Russia: le assurde violenze del potere pubblico sui suoi cittadini

Un caso emblematico quello di Salikhov del 3 Maggio 2012 per riflettere sui maltrattamenti e l'applicazione dell'art 3 CEDU- divieto alla tortura e a trattamenti disumani - in Russia: i buoni si trasformano in cattivi e si abbattono sui più deboli, con l'arroganza del potere e della violenza. Proprio coloro che dovrebbero rappresentare e preservare la legalità, le autorità pubbliche, si fanno sopraffare dalla propria posizione e applicano solo la propria legge. La legge più antica del mondo, la più barbara: il più forte vince sul debole.

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Romania: in ospedale tra scabbia e pidocchi

Cosa pensereste se un giorno, all’improvviso vi portassero in una stanza sporca, e vi lasciassero in quelle condizioni per un bel po’ di tempo? E se quella stanza fosse addirittura una stanza di un ospedale psichiatrico ridotto in pessime condizioni igienico sanitarie? Non si tratta di fantasia o di finzione ma questa è la storia accaduta a Mihai Parascineti, un cittadino rumeno

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Repubblica ceca: quando il carcere conduce alla morte

Nel giugno 2002, V.P., di etnia Rom, viene arrestato in Repubblica Ceca con l'accusa di furto con scasso e condotto in una stazione di polizia. Mentre si trova sotto custodia, V.P. cade da una finestra al primo piano della stazione di polizia: viene ricoverato d’urgenza in ospedale, ma muore la mattina seguente.

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Detenuta in 2.5 metri quadrati: Moldavia condannata

La sig.ra Lidia Plotnicova, nata nel 1950 a Chisinau, abile imprenditrice la quale per portere a termine l'affare concluso con una ditta francese di cosmetici, che avrebbe poi importatoe e rivenduto in Moldavia, riceve da quattro finanziatori un totale di 79.000 euro. Tuttavia non riesce a restituire entro i termini concordati il danaro ai suoi creditori. Nel processo si riscontrano gravi irregolarità, non si ammettono tutti i testimoni, e delle prove importanti non vengono neanche prese in considerazione. Condannata a 10 anni, in carcere invece sopporterà dividerà la cella di 10 metri quadrati insieme ad altre 6 persone.

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La Slovacchia mette a rischio Labsi di tortura e la Cedu la condanna

Labsi gira dall'est all'ovest per ottenere protezione internazionale e per non tornare nel suo paese di origine, l'Algeria, che lo condanna in contumacia per partecipazione ad organizzazione terroristica. Il rischio di subire trattamenti disumani e degradanti è alto e l'espulsione sancita dallo stato Slovacco non può essere legittimata dalla Corte EDU. Viene mantenuto fede all'orientamento del caso Hirsi Jaama vs Italy nel garantire i diritti fondamentali a tutti gli uomini.

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