Sistema CEDU

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Dal 2016 la Corte Europea motiverà le irricevibilità ..?

Dal 2016 la Corte Europea motiverà le irricevibilità ..?

Da tempo la Corte europea dei diritti dell'uomo non motiva le sue decisioni di irricevibilità: troppo istanze e troppo poche risorse per esaminarle. Così era divenuto normale per una persona che ricorresse al Giudice europeo, inviando il ricorso a cui affidava le proprie speranze di giustizia e ripercorreva anni e anni di processi infruttuosi, si sentisse rispondere con una lettera stereotipata: il ricorso non soddisfa le condizioni di ricevibilità di cui agli artt. 34 e 35 CEDU. Tale laconica risposta era un inno all'immaginazione: solo con l'immaginazione, infatti, il ricorrente avrebbe potuto dare risposta a quel rifiuto, inappellabile e definitivo. Forse il 2016 ci porterà delle buone nuove. A partire dal gennaio di quest'anno, infatti, la Corte europea dovrebbe iniziare a motivare brevemente le sue decisioni di irricevibilità.

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2016. Nuovo formulario e nuovo regolamento per ricorrere alla Corte europea

2016. Nuovo formulario e nuovo regolamento per ricorrere alla Corte europea

È entrato in vigore oggi - 1° gennaio 2016 - il nuovo regolamento di procedura della Corte europea dei diritti dell'uomo. La nuova versione modifica il Rule 47, l'articolo che stabilisce i requisiti che il ricorso alla Corte di Strasburgo deve possedere e che è infelicemente noto per aver troncato, sul nascere e per ragioni meramente burocratico-formali, tante istanze di tutela al Giudice dei diritti umani. È inoltre disponibile il nuovo formulario di ricorso.

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Immigrazione in Italia: un viaggio alla ricerca dei diritti.

Immigrazione in Italia: un viaggio alla ricerca dei diritti.

Il quarto incontro del progetto "La dignità della persona come valore per la giustizia europea" torna sul tema attualissimo dell'immigrazione. E lo fa parlando di diritto e umanità. Ospiti il prof. Dino Guido Rinoldi, docente delle materie internazionalistiche dell'Università Cattolica di Piacenza; Marina di Lello Finuoli, dottoranda di diritto penale presso l' Università Cattolica di Milano, e Alessio Genovese, regista del film documentario "EU013 L'Ultima Frontiera", proiettato durante l'incontro. In primo piano la dura realtà dei C.I.E. ( Centri di identificazione e di espulsione), luoghi in cui è lecito interrogarsi se la dignità umana sia realmente salvaguardata.

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L’interesse archeologico-naturalistico cancella il diritto di proprietà sul territorio

L’interesse archeologico-naturalistico cancella il diritto di proprietà sul territorio

Nel 2002 il ricorrente acquista un porzione di territorio dell'isola di Aşırlı, in Turchia. L'appezzamento di terreno si trova all'interno dei limiti archeologici e naturali di un'area protetta e per questo motivo lo Stato turco ne rivendica il diritto di proprietà. Si mette in discussione il diritto del proprietario attuale e si considerano addirittura nulli tutti gli altri atti di vendita compiuti dai proprietari che nel passato si erano succeduti. Per lo stato turco, il vizio sulla proprietà è all'origine, risale addirittura nel 1942.

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Lampedusa: centro di accoglienza o carcere? In attesa della pronuncia della Corte EDU

Lampedusa: centro di accoglienza o carcere? In attesa della pronuncia della Corte EDU

A Lampedusa, nel centro di prima accoglienza, gli immigrati vengono trattenuti senza alcun provvedimento, che sia amministrativo o giudiziario. Secondo la legge italiana, nei CIE è possibile trattenere gli immigrati irregolari in attesa di espulsione, ma ciò non può accadere nei CDA! A Lampedusa si agisce totalmente al di fuori della legalità, sotto gli occhi attenti di media e autorità.

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La Corte Europea libera terrorista basca. Pazzia, giustizia o mistificazione mediatica?

La Corte Europea libera terrorista basca. Pazzia, giustizia o mistificazione mediatica?

Un terrorista indipendentista, con all'attivo 24 omicidi e una condanna a 3.828 anni di reclusione, ha diritto ai diritti umani? Lo spunto alla riflessione ci proviene dalla recente pronuncia della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo che ha riconosciuto colpevole la Spagna dell'ingiusta detenzione della terrorista basca Ines del Río Prada. La Corte di Strasburgo ha sconfessato la Suprema Corte spagnola, la quale aveva applicato retroattivamente una nuova interpretazione della legge e così prospettato alla condannata altri 11 anni di detenzione. Adesso si la liberazione anticipata di una ottantina di terroristi baschi.

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Il caso Ilva approda anche a Strasburgo

Il caso Ilva approda anche a Strasburgo

Nel 2006, Giuseppina Smaltini, cittadina di Taranto, deposita un ricorso alla Corte Europea dei diritti dell'Uomo.E' malata di leucemia e denuncia che la sua malattia è stata causata dall'inquinamento dell'Ilva, la grande industria siderurgica ubicata nella sua città. Lamenta la violazione del suo diritto alla vita, che lo Stato non è stato in grado di proteggere: le autorità hanno infatti escluso che ci fosse un nesso di causalità tra emissioni e malattia. Lamenta anche la superficialità e l'inefficacia delle indagini dell'autorità giudiziaria: per ben due volte le sue denunce sono state rigettate per insufficienza di prove. Recentemente i giudici di Strasburgo hanno dichiarato il ricorso ricevibile e dunque lo vaglieranno nel merito.

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Passo indietro dalla Corte di Strasburgo: il massacro di Katyń resterà senza colpevoli

Passo indietro dalla Corte di Strasburgo: il massacro di Katyń resterà senza colpevoli

Il 21 Ottobre 2013, la Grande Camera si è pronunciata intorno alla vicenda del massacro della foresta Katyń, dove persero la vita 21857 cittadini polacchi per opera dell'Armata Russa, su ordine del dittatore comunista Stalin, durante la seconda Guerra Mondiale. Una sentenza importante sia per la vicenda oggetto del sindacato dei giudici di Strasburgo sia per l'esito, non favorevole per le vittime del massacro. Infatti la Grande Camera si è ritenuta incompetente a pronunciarsi sul caso, rigettando tutte le censure sollevate dai ricorrenti.

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Diffamazione. L’interdizione ingiustificata di un giornale viola la CEDU.

Diffamazione. L’interdizione ingiustificata di un giornale viola la CEDU.

In Turchia un quotidiano nazionale, Cumhuriyet (“Repubblica”) , viene accusato di diffamazione da parte di un politico candidato alle elezioni, Abdullah Gül, divenuto poi Presidente, per aver citato in un articolo alcune dichiarazioni risalenti a un'intervista rilasciata al Guardian nel 1995. Il giornale subisce un'interdizione e non può partecipare alla vita politica del paese per dieci mesi. Oggi rivendica dinnanzi alla Corte Europea dei diritti dell'uomo la violazione del diritto alla libertà di espressione contenuto nell'art 10 Cedu. E' l'ennesima pronuncia sul tema della diffamazione che sta diventando oggetto di calda discussione anche in Italia.

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