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valentinagiannelli

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Ho studiato Giurisprudenza a Piacenza e da un anno svolgo la pratica forense a Milano, città in cui vivo.

La Corte EDU condanna la tortura: in Moldavia fallisce il sistema carcerario

Il cittadino moldavo, Gheorghe Ipati, viene posto in stato d'arresto dalla Polizia nazionale con l'accusa di furto. Viene maltrattato per finalità confessorie, detenuto in assenza di qualsivoglia norma ignienico-sanitaria e privato della possibilità di conferire riservatamente con il proprio legale. Rimasti senza esito i ricorsi interni, si rivolge alla Corte si Strasburgo che condanna la Moldavia per violazione degli articoli 3 e 8 della CEDU.

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In Italia nessun diritto per i padri separati: dalla Corte arriva la condanna

Sergio Lombardo è un padre italiano che, dopo il divorzio, difende il suo diritto ad incontrare la figlia. I Giudici di merito affidano la figlia alla sola madre, regolamentando l'esercizio del "diritto di visita" del padre con l'assistenza dei servizi sociali. L'inefficienza dell'attività da questi ultimi si traduce, di fatto, nella inefficacia dei provvedimenti dell'Autorità giudiziaria, perché Lombardi incontrerà sua figlia soltanto un numero infinitesimale di volte. La Corte EDU dichiara la violazione dell'art. 8 CEDU: i giudici italiani sono stati passivi spettatori della mancata esecuzione dei propri provvedimenti.

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Se non sei “normale” non sei nessuno. Condanna per la Russia.

Il Signor Lashin, a seguito della diagnosi di schizofrenia, vede interrompersi la sua attività professionale come autista di autobus. Gli infruttuosi esiti e cause instaurate contro i funzionari pubblici competenti lo conducono alla disperazione e da qui ad una forma di follia. Senza mai essere sentito da alcun giudice nazionale e senza alcuna attualizzazione delle perizie mediche il ricorrente resterà per anni rinchiuso presso l’Omsk Regional Psychiatric. Hospital.

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Un licenziamento, quattro ricorsi e nessuna risposta. Condanna per la Croazia.

Franko Perusko vive in Croazia ed è custode presso il Ministero degli Interni,ma viene improvvisamente licenziato. Instaurati quattro differenti procedimenti giudiziari nazionali, per mero errore del Tribunale amministrativo, vede il suo processo interrotto per circa quattro anni. La Corte dichiara la violazione dell’art. 6 della Cedu, sul presupposto che il diritto di accesso alla Giustizia porta con sé quello ad ottenere una pronuncia di accoglimento o di rigetto delle proprie istanze.

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Una sentenza ‘immotivata’ è equo processo? Condanna per la Francia

La giustizia penale francese condanna a vent’anni di reclusione un suo cittadino, il Signor Maurice Agnelet, pur senza indicare puntualmente le ragioni di fatto e di diritto che hanno giustificato una tale determinazione. I giudici di Strasburgo dichiarano la violazione dell’art. 6 CEDU: il ricorrente sarebbe stato condannato sulla base di mere ipotesi, prive di riscontri obiettivi.

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Bulgaria la polizia uccide presunto criminale: non c’è diritto alla vita!

Si vocifera che Nikolay Albertov Filipovi, cittadino bulgaro, abbia commesso un qualche episodio criminale. Tanto basta perché la polizia locale gli esploda contro un colpo di pistola fatale all’esito di un inseguimento. La Corte condanna la Bulgaria per violazione dell’art.2: le lungaggini del contenzioso penale e le modalità di gestione e pianificazione dell’operazione di polizia in esame hanno violato l’art.2 CEDU, hanno compromesso irrimediabilmente il diritto alla vita del Sig. Filipovi.

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Grecia, la durata del processo sfiora il ventennio. Dalla Corte arriva la condanna!

La Repubblica ellenica, al cospetto dei Giudici di Strasburgo, deve, ancora una volta, rendere conto delle lungaggini del proprio sistema giudiziario. La Signora Panagoula Glykantzi attende da poco meno di vent’anni la definizione di un giudizio per risarcimento danni, instaurato nel 1996 contro il proprio datore di lavoro. Sembra quasi che i figli dei padri della prima democrazia d’occidente siano restii a convincersi che la brevitas della giustizia è innanzitutto una effettiva tutela dei diritti degli individui.

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Violenze domestiche e impunità per il marito: la giustizia rumena fallisce

È la storia della giustizia che fatica ad entrare nelle mura domestiche, come se l’onere della prova diventasse qui troppo gravoso, e mai pienamente assolto. E.M., giovane cittadina rumena, subisce continue minacce e aggressioni da parte del marito, I.B., sotto l’occhio innocente della loro figlia, BAM. A nulla servirà la documentazione medica prodotta in giudizio e inattendibili saranno ritenute le dichiarazioni rese dai testimoni: così per la "superficialità delle determinazioni assunte dai giudicanti" nei tribunali rumeni, la Corte EDU condanna la Romania per violazione dell'art 3 CEDU (trattamenti inumani e degradanti)

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