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Omessa o ritardata notifica del ricorso e del decreto di fissazione di udienza nel procedimento ex lege Pinto

Il termine fissato dagli articoli 435 e 415 c.p.c., per la notifica del ricorso introduttivo e del decreto di fissazione di udienza, considerato perentorio dalle Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione con la sentenza n.20604/200...

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Istituzioni europee ed internazionali per la tutela dei diritti umani

In questo schema vengono presentate, intuitivamente, le istituzioni delle maggiori organizzazioni europee ed internazionali deputate alla tutela dei diritti fondamentali dell'uomo, allo scopo di delinearne le competenze ed i fondamenti e di sottolinearne le differenze.

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Legge n. 9 del 17 febbraio 2012 e “superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari”: tutto cambia perché tutto (o quasi) resti uguale

Ragionando su malattia mentale e diritto, ci si rende rapidamente conto di essere in presenza di due diverse e spesso contrapposte esigenze di tutela: da una parte vi è l’interesse della collettività a essere messa al riparo da comportamenti pericolosi, dall’altra vi è l’interesse individuale dei malati ad essere curati, a ricevere trattamenti non discriminatori, al riconoscimento e al rispetto dei propri diritti costituzionali in generale, non ultimo quello alla libertà.

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Contraddittorio e regola della prova unica o determinante: note a margine della sentenza Al-Khawaja e Tahery c. Regno Unito

Preliminarmente va dato conto della circostanza che nella sentenza in commento l’ipotesi del testimone assente, ovvero del testimone che abbia reso una deposizione nel corso dell’istruzione ma non compaia in dibattimento, è qualificata come «testimonianza indiretta», o «testimonianza per sentito dire». Tuttavia, nel riportare tale sentenza nell’ordinamento italiano si è scelto di escludere l’utilizzo di tale terminologia per non ingenerare errori: i casi in esame non riguardano, per vero, l’istituto della testimonianza indiretta o de relato di cui all’art. 195 c.p.p., bensì l’ammissibilità in dibattimento e l’utilizzabilità ai fini della decisione di deposizioni rese nel corso delle indagini preliminari.

Se da un lato la sentenza della Grande Camera è oggetto di grande interesse nella misura in cui si confronta con alcune specificità dei sistemi di common law, dall’altro lato, è chiaro che l’importanza della sentenza va ben al di là dei casi inglesi esaminati, enunciando principi destinati ad avere ripercussioni nei singoli Sati membri. 

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La chimera dell’equa riparazione per l’irragionevole durata del processo. Ovvero sull’improcrastinabilità di una riforma globale

Ci era stato raccontato che il legislatore, nel 2001, aveva edificato con la legge n. 89 uno strumento di riparazione, sussidiario e sostitutivo a quello fino a quel tempo garantito dalla Corte europea, per quella che rappresentava e rappresenta tuttoggi, ineludibilmente, la metastasi del sistema giuridico e sociale del nostro Paese: l’irragionevole durata dei processi.

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Respingimenti e diritti dei migranti. Brevi riflessioni sul caso Hirsi c. Italia

La sentenza resa dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo nel caso Hirsi ed altri c. Italia mette in discussione, ancora una volta, le politiche adottate dal vecchio governo italiano in materia di contrasto all’immigrazione clandestina. Dopo la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 28 aprile 2011, che ha constatato l’incompatibilità  del reato di “clandestinità” con la direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 dicembre 2008, n. 2008/115/CE, laddove prevedeva l’irrogazione della pena della reclusione al cittadino di un paese terzo per il solo motivo di permanere sul territorio italiano senza un regolare permesso di soggiorno, questa volta, a finire sotto “accusa” è stata la prassi dei respingimenti in mare adottata dalle autorità italiane a seguito degli accordi bilaterali italo-libici entrati in vigore il 4 febbraio 2009. 

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La nozione di soggiorno legale e il periodo minimo di stanzialità per l’acquisizione del permesso di soggiorno permanente nel diritto UE

La sentenza Ziolkowki e Szeja c. Germania (cause C-424/2010 e C-425/2010), ha portato la Corte di Giustizia a concludere che, per l’acquisizione del diritto di soggiorno permanente, siano calcolabili anche i periodi di soggiorno precedenti all’adesione del Paese di provenienza all’Unione europea, sempre che detta permanenza sia avvenuta in conformità alle condizioni previste dal diritto dell’Unione. Un aspetto di notevole interesse, inoltre, si riscontra nella definizione del concetto di “soggiorno legale” negli Stati membri e le sue reali implicazioni sulla libera circolazione.

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Le leggi di interpretazione autentica e la negazione di diritti già acquisiti. La vicenda del personale ATA

La lunga vicenda del personale ATA, dimostra,  ancora una volta, che il diritto non finisce in Italia ed anzi che l’ordinamento sovranazionale offre delle garanzie sostanzialmente maggiori, rispetto alle quali, poi, i giudici italiani sono tenuti a ...

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La prescrizione decennale dell’indennizzo ex L. Pinto. La posizione della giurisprudenza di legittimità.

La legge n. 89/2001 costituisce solo uno strumento per far valere, nell’ordinamento nazionale, un diritto che altrimenti dovrebbe essere rivendicato in sede internazionale. Questo comporta che i giudici interni non possono, nell’applicare direttame...

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Di Sarno ed altri c. Italia, no. 30765/08, sentenza del 10/01/2012

La raccolta, il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti sono, senza dubbio, attività pericolose (vedere, mutatis mutandis, Öneryildiz, § 71). Pertanto, verteva sullo Stato un obbligo positivo di adottare misure ragionevoli e appropriate a tutela de...

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