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La censura inglese colpisce uno spot politicamente scorretto: secondo la Corte Europea è legittima

STRASBURGO – Il 22 Aprile 2013 verso le 10.00, nel corso di una adunanza pubblica, la Grande Camera della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha emanato una sentenza sul caso  Animal Defenders International vs  The United Kingdom; dopo che la sezione della Corte alla quale era stata affidata la causa, ai sensi dell’art 30 della Convenzione, si dichiarò incompetente a deliberare come unica camera, a favore della Grande Camera.

228601_10150303284964358_4508062_nL’ADI è un’organizzazione non governativa animalista, con sede legale a Londra, tra le cui battaglie ricordiamo quella contro la vivisezione, la commercializzazione di specie di animali in via d’estinzione, l’esposizione e i maltrattamenti degli animali negli zoo, nei circhi e nella pubblicità, mediante famose compagne pubblicitarie.

Il caso in questione trae origine dal rifiuto del The Broadcast Advertising Clearance Centre (the “BACC”) di mandare in onda uno spot dell’ADI, “Il mio compagno è un primate”, teso a sensibilizzare la popolazione sull’opportunità di riformare la legge in materia di diritti degli animali. A causa del contenuto fortemente politico e non caritatevole – secondo la BACC – lo spot venne ritenuto in contrasto con il divieto di pubblicità politica sancito dalla sezione 321 (2) (a) del Communications Act 2003.
Ma, dinanzi a questo rifiuto, l’ONG animalista presentò un contro-ricorso chiedendone una dichiarazione di incompatibilità ai sensi della sezione 4 della the Human Rights Act del 1998 (legge di attuazione alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo nel Regno Unito), eccependo nello specifico che il non trasmettere i 20 sec dello spot avesse violato l’art 10 della Convenzione, che garantisce il diritto alla libertà di espressione.
La decisione della BACC venne dichiarata legittima prima dalla the High Court nel Dicembre del 2006 e poi confermata dalla the House of Lords nel Marzo del 2008, che ritenne il divieto di pubblicità politica giustificato dall’interesse di garantire che il dibattuto pubblico fosse condotto in modo democratico e non fosse veicolare o alterato da parte di gruppi con risorse monetarie consistenti, e che il diniego non fosse in contrasto con l’art 10 della Convenzione, in quanto lo spot era visibile su internet e su mezzi di comunicazione alternativi.

Il collegio giudicante della Grande camera, composto da 18 giudici, ha respinto con una maggioranza rosicata (di 9 a 8) la censura sollevata dal ricorrente. Nel dispositivo la Corte  ha valutato se il suddetto divieto corrispondesse effettivamente a un “bisogno sociale imperioso” e se fosse stato proporzionato al legittimo interesse perseguito. Infatti la questione nevralgica, che fondava il motivo di tale divieto, è stata se il rifiuto della BACC fosse idoneo e proporzionale ad evitare che lo spot falsasse il dibattito pubblico in piena campagna elettorale. La Corte, ritenendo che non ci fosse alcuna violazione dell’art 10 della Convenzione, ha rilevato anche le ragioni addotte per giustificare il divieto sono state convincenti e che esso non avesse limitato il diritto di partecipare al dibattito pubblico dell’associazione.

Le parole del direttore esecutivo dell’Adi, dopo aver appreso la notizia, sono state di forte rammarico, e ci ha tenuto a criticare l’ingiusto trattamento riservato a loro e non alle società che pubblicizzano i loro prodotti – sfruttando gli animali – senza essere contraddetti. Una decisione molto combattuta e non pienamente risolutiva (se si tengono conto anche dei molti concurring opinion in seno al collegio), che ritengo abbia sollevato forti contrasti e diffuso non poche polemiche nella popolazione inglese.

 

Fonti:

Massima della House of Lords del 17 March 2008 dal sito 5RB Media and entertainment law

Animal Defenders International v. Secretary of State for Culture Media & Sport dal sito QUT

Press Release – Forthcoming Judgments dal sito echr.coe.int

Animal rights group fails to overturn ban on political advertising dal The Guardian

About Roberto Federico Proto

Sono nato ad Ostuni, comunemente conosciuta come la città bianca, nel 1990 di un martedì 17, numero che mi ha sempre portato molta fortuna. Conclusi gli anni scolastici obbligatori ho deciso, inconsapevolmente, d'iscrivermi alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (sede di Piacenza). Grazie agli studi universitari ho iniziato ad appassionarmi di Diritti Sociali, con un occhio sempre attento e vigile a tutte le vicende e i mutamenti del Diritto del Lavoro. Dal febbraio del 2012 faccio parte della redazione del webmagazine Diritti d'Europa ( ex Generazionezeroitalia.org), dove commentiamo e divulghiamo le pronunce della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.

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