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Austria: E’ giusto che sia un Tribunale a decidere sul sovrapprezzo di una tassa!

Diritto a un equo processo – Sentenza Julius Kloiber Schlachthof GmbH and Others v. Austria, 4 Aprile 2013

Nell’ambito dei rapporti con la pubblica amministrazione uno dei momenti più drammatici si ha con lo scontro di interessi contrapposti, quegli interessi facenti capo da un lato alla pubblica amministrazione stessa e dell’altra alle persone, fisiche o giuridiche che esse siano. Gli interessi cui ci si riferisce, nell’ampio quadro dei tributi fiscali, che per la maggiore hanno come destinatario proprio lo Stato, sono da una parte un interesse pubblico di gettito e dall’altra un interesse a una parità di trattamento, un interesse a un trattamento ragionevole.

Ogni ordinamento ha le sue specifiche regole in materia di accertamento e riscossione dei tributi, ma non sembra inopportuno supporre che altrove come in Italia è necessario che vi sia una manifestazione di ricchezza o una produzione di ricchezza che funga da giustificazione e presupposto ai fini della tassazione.

tasseIL CASO – La sentenza in esame vede, in veste di ricorrente, quattro società austriache che si occupano di macellazione di suini e bovini: la Julius Kloiber Schlachthof GmbH, la Fa. Pöll Günter, la Pöll-Fleisch GmbH e la Schweinespezial-betrieb Innviertel GmbH. L’attività che svolgono impone loro il pagamento delle spese di commercializzazione all’associazione nazionale agricola di vendita, l’Agrarmarkt Austria, ente impositore verso il quale le quattro società, seppur in differenti periodi, si sono rese inadempienti. Proprio perché riferiti a una medesima vicenda i quattro ricorsi sono stati riuniti in un’unica pronuncia.
Non avendo queste adempiuto al pagamento delle tasse, nei confronti delle quattro società l’Agrarmarkt Austria ha emesso degli ordini di pagamento per importi complessivi che tenevano conto anche di un sovrapprezzo oltre a quanto già dovuto, sovrapprezzo imposto in virtù del mancato pagamento negli anni di riferimento.
Gli ordini di pagamento sono stati impugnati dalle quattro società, ma il Ministro federale dell’agricoltura e delle foreste, autorità di ricorso, senza svolgere alcuna udienza, ha respinto i ricorsi delle società. Innanzi al Tribunale amministrativo e alla Corte Costituzionale queste hanno lamentato, infatti, il presunto contrasto del procedimento col diritto comunitario, non essendoci stata un’udienza in appello, che l’imposizione dei sovrapprezzi non poteva ritenersi giustificata e che, in violazione dell’Articolo 6 Cedu, le accuse penali nei loro confronti non erano state decise da un tribunale imparziale costituito per legge. Da qui il ricorso alla Corte Edu.

Il Governo ha sostenuto che la denuncia era incompatibile ratione materiae con le disposizioni della Convenzione, perché l’articolo 6 non trovava applicazione nei procedimenti in questione: l’imposizione degli oneri fiscali da parte dell’ Agrarmarkt Austria e le maggiorazioni per il mancato pagamento si muovono nell’ambito del diritto amministrativo ordinario.

Le società ricorrenti ravvisano però nel sovrapprezzo l’elemento punitivo tale da far ricadere la questione nell’ambito del diritto penale e di ritenere che vi sia stata la violazione dell’Articolo 6 della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo, non essendosi pronunciato un tribunale competente.

4481979869_254dabb97aCORTE EDU – La Corte ricorda che l’articolo 6 della Convenzione garantisce il diritto a una pubblica udienza davanti ad un tribunale indipendente e imparziale istituito dalla legge. Secondo la giurisprudenza della Corte, un “tribunale” si caratterizza nel senso sostanziale del termine per la sua funzione giurisdizionale, vale a dire nello stabilire le questioni di sua competenza applicando la legge nell’ambito di un procedimento che si deve svolgere nel modo prescritto.
Nel caso di specie, l’Agrarmarkt Austria ha ordinato alle società ricorrenti di pagare i sovrapprezzi e il Ministro federale dell’agricoltura e delle foreste, dell’ambiente e delle acque, in qualità di autorità di ricorso, ha deciso il loro appello contro gli ordini di pagamento. Mentre il primo è un ente di diritto pubblico, il secondo è un organo amministrativo e governativo. Nessuno di loro si qualifica come un tribunale.
Si ritiene pertanto che nel procedimento in questione, di natura penale, le società ricorrenti non abbiano avuto accesso ad un tribunale ai sensi dell’articolo 6 Cedu e di conseguenza vi è stata una violazione di questo articolo.
Lo Stato convenuto deve versare alle società ricorrenti rispettivamente 3,679.44€, 3,402.32€, 3,263.76 € e 5,504.20€ in relazione a costi e spese.

La vicenda in esame fa forse un po’ sorridere il lettore che la confronti con i recenti sviluppi del processo tributario italiano: da una parte abbiamo quattro ricorrenti austriaci che lamentano, in violazione dell’Art 6 Cedu, la mancata pronuncia da parte di un Tribunale che giustifichi l’imposizione di un sovrapprezzo a tasse non pagate, e dall’altra un sistema come quello italiano che forse giustificherebbe la vicenda proprio per ridurre il contenzioso innanzi al giudice e far rientrare così anche la spesa pubblica. Ma è fuor di dubbio che il confronto cui si allude meriterebbe si essere approfondito in sede e termini ben più appropriati, posto che si sta parlando di due ordinamenti distinti e che nel nostro stesso ordinamento vi sono dei precisi presupposti perché possano essere adottati istituti volti alla deflazione del contenzioso, presupposti che non si ritrovano nel caso di specie, il quale sembra piuttosto insistere sulle conseguenze penali cui è approdato un procedimento che è partito dal mancato pagamento delle imposte, conseguenze che in quanto tali necessariamente richiedono l’intervento del giudice.

La sentenza in originale è reperibile qui: Sentenza Julius Kloiber Schlachthof GmbH and Others v. Austria del 4 Aprile 2013.

About Erika Scorrano

Sono una studentessa fuori sede iscritta al 3° anno della facoltà di Giurisprudenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, città in cui risiedo durante i mesi accademici.

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