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Cosa sta succedendo in Ungheria?

Ungheria: l’incrueta rivoluzione di un paese di fronte alla quale l’Europa deve interrogarsi.

Col primo gennaio 2012, è entrata in vigore la nuova costituzione ungherese voluta nel 2011 dal premier Viktor Orbàn ed ottenuta in forza di una maggioranza che arriva ai due terzi del parlamento. Lo stesso primo gennaio, migliaia di cittadini ugheresi hanno protestato nelle piazze del paese contro la  dittatura della maggioranza di Orbàn ed altrettante lo hanno fatto il 22 gennaio scorso a Budapest, per sostenere l’emittente radiofonica Klubràdio, vicina all’opposizione, che, ai sensi della recenbte legislazione ungherese in materia, avendo perso il concorso per le frequenze, dal mese di marzo non può più trasmettere.

Lo stesso 22 gennaio , tra l’indifferenza dei media internazionali, mezzo milione di ungheresi ha manifestato a sostegno del governo Orbàn, dimostrando di apprezzare  il riconoscimento in costituzione delle radici cristiane dell’Ungheria, la difesa della vita fin dal concepimento e della famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna. Ha riscosso consenso anche  “l’imposta eccezionale di crisi” introdotta dal governo Orbàn a carico delle multinazionali che hanno massicciamente colonizzato il mercato economico e finanziario magiaro, il quale, essendo privo di consistenti capitali nazionali, si è dimostrato particolarmente affamato di liquidità e conseguentemente vulnerabile alla speculazione, la stessa che ha prodotto dotto la crisi che ora attanaglia  lo stato ungherese, indebitatosi fino all’82,6 %del Pil nel 2011. Di grande impatto è stata altresì la tassa sulle banche,  di fronte alla quale il governo Orbàn, primo in Europa, non ha mostrato alcuna deferenza.

La crisi economica d’altronde, è soltanto un’aspetto della profonda  crisi sistemica dello stato ungherese, che è anche e soprattutto una crisi politica.  Manca, attualmente,  in Ungheria, un panorama politico equilibrato: il Forum dei democratici ungheresi (protagonista dei cambiamenti politici alla fine degli ani ’80) è oggi fuori dal parlamento, il partito socialista ha dimostrato di fare più gli interessi dei capitalisti multinazionali che quelli del suo naturale elettorato; il partito liberale Szdsz è collassato tra lotte intestine ed episodi di corruzione.

In questo panorama, la coalizione di Orbàn sembra l’unica forza politica sufficientemente forte e credibile per  far fronte alle numerose e gravi emergenze del paese, che il premier è risoluto ad affrontare anche forzando a tratti le procedure democratiche.

Proprio di questo si è lamentato Sòlyom, ex presidente della repubblica ungherese, quando ha affermato che la Costituzione, norma suprema, dovrebbe essere espressione di tutta la nazione e non dei soli  due terzi del parlamento (in mano alla colalizione di Orbàn). Un eccesso di autoritarismo dunque, condito da una certa carenza di capacità comunicative: di questo soprattutto è accusato Orbàn in patria. C’è, negli ungheresi, una certa resistenza a definire oggi un dittatore lo stesso Orbàn che per otto anni è stato compostamente all’ opposizione, nonostante gli insulti e la violenza usata dalla stessa polizia contro i suoi maifestanti nel 2006.

Le scelte politiche di Orbàn sono attualmente al centro del dibattito non solo ungherese, ma  euroopeo. Il 17 gennaio, la Commissione Europea ha annunciato l’apertura di tre procedure di infrazione contro l’Ungheria: una  per i limiti posti alla banca centrale nazionale, una seconda per l’obbligo di pensionamento anticipato dei giudici a 62 anni, l’ultimo per il pacchetto di leggi a tutela della privacy. Se non adeguerà agli standard europei la sua legislazione in materia, L’Ungheria rischia pesanti sanzioni, oltre, addiritura, alla messa in discussione dell’adesione all’UE.

Al riguardo, Orbàn non si è detto affatto preoccupato: le materie indicate nelle tre procedure non sono indisponibili ed egli stesso si è impegnato, davanti al parlamento europeo, a rivederne la disciplina. Nessun passo indietro invece, riguardo alla Nuova Costituzione, pesantemente criticata  da forze politiche del parlamento europeo tra le quali  l’ALDE, Alleanza dei Liberali e Democratici Europei (alla quale, per il nostro paese, aderisce l’Italia dei Valori). Il belga capogruppo dell’ALDE, Guy Verhofstadt, si è  scagliato contro il testo della nuova Carta Costituzionale, che a suo dire <<potrebbe essere interpretato sulla base di specifici valori quali la preminenza della comunità e della nazione sull’individuo, il ruolo primario delle famiglie tradizionali nella società e l’importanza del cristianesimo nella preservazione della nazione ungherese>> nonchè escludere << le famiglie monoparentali, le coppie di fatto e le coppie omosessuali; mentre la protezione della vita del feto dal concepimento equivale a una proibizione dell’aborto>>

Bibliografia:

Città Nuova: Anno LVI – n°4 – 25 febbraio 20012
Il Timone: Anno XIV- n° 110 – febbraio 2012

 

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