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La Corte europea condanna la Romania per la storica repressione di Timişoara

Indagini inefficaci – Sentenza Acatrinei e altri v. Romania, 26 Marzo 2013

Ogni regime antidemocratico o dittatoriale porta sempre con se degli stralci di repressioni armate, di massacri, o nel peggior dei casi, di veri e propri genocidi (come quello degli ebrei o dei cambogiani ad opera, il primo, della dittatura nazista, il secondo, della dittatura comunista) contro oppositori politici o determinate etnie di persone. Dopo la caduta di ogni regime, quando vengono a galla le atrocità compiute, non è né semplice né immediato ricevere tutela giuridica per le violenze o i torti subiti. Emblematica, da questo punto di vista, è la vicenda in questione che rappresenta al meglio questo problema.

IL CASO – i ricorrenti sono cittadini rumeni, vittime o parenti di alcune vittime, che subirono la repressione armata durante delle manifestazioni, che iniziarono a Timişoara 16 Dicembre 1989, contro il regime comunista guidato dal dittatore rumeno, Nicolae Ceauşescu.

timisoara_1989

La manifestazione del 16 Dicembre 1989, che si svolse a Timişoara fu l’evento che diede il via alla c.d. Rivoluzione rumena del 1989, e che portò alla caduta del regime comunista in Romania. La Rivoluzione si caratterizzò per un’ondata di proteste anti-comuniste, sempre più violente, che ebbero il loro apice nel processo e nell’esecuzione del dittatore Ceausescu e della moglie Elena. 


Ma dopo la morte del dittatore rumeno e la caduta del regime comunista, l’ufficio del procuratore militare a Timişoara aprì un’inchiesta d’ufficio per far luce sulle repressioni armate relative alle suddette manifestazioni.  In forza di un atto di accusa del 30 Dicembre 1997, i Pm rinviarono a giudizio presso la
Corte Suprema due generali, VAS e MC, accusati di omicidio e tentato omicidio e ritenuti come i principali responsabili della repressione armata delle manifestazioni anti-comuniste a Timisoara.

(Nel processo che si è successivamente svolto si sono istituite parti civili ben duecentotrentaquattro persone ndr)

Con la sentenza del 15 Luglio 1999, emessa da un collegio di tre giudici, la Corte Suprema, dichiarando gli imputati (i due generali VAS e MC) colpevoli della morte di ben settantadue persone e del ferimento di diverse centinaia, li

nicolae ceausescu

ha condannati a quindici anni di carcere e a risarcire le vittime. Questo verdetto è stato in seguito confermato anche dalla sentenza del 25 Febbraio 2000, emessa da un collegio di tre giudici della Corte Suprema.
Ma la suddetta sentenza, il 22 Marzo 2004, in seguito ad un ricorso presentato dal Procuratore Generale della Romania che “smonta” la tesi accusatoria, viene riesaminata da un collegio composto da 75 giudici in seno alla Corte Suprema, che annullando la sentenza del 25 Febbraio 2000, l’ha rinviata al precedente collegio di tre giudici per un riesame.
In forza della sentenza del 3 Aprile 2007, la Corte di cassazione e di giustizia (“ACCG”), ex Corte Suprema, ha confermato il giudizio della prima pronuncia (la sentenza del 15 Luglio 1999), ossia la condanna a quindici anni di reclusioni per gli imputati. Questo verdetto è stato, in fine, definitivamente confermato dalla sentenza del il 15 ottobre 2008, che conclude questa vicenda.


Ma dinanzi a questo macchinoso ritardo nel risolvere la controversia, ben 35 ricorsi sono stati depositati presso la
Corte Europea dei Diritti dell’Uomo contro la Romania, sollevando tutti le medesime censure, ossia la presunta violazione dell’art 2 CEDU in combinato disposto con l’art 3 CEDU nel loro aspetto procedurale, per quanto riguarda l’inefficacia dell’indagine penale, e dell’art 6 CEDU e art 13 CEDU concernente la lunghezza e la mancanza di un ricorso effettivo.

IL GOVERNO – ritiene che i ricorsi debbano considerarsi irricevibili a causa del mancato soddisfacimento del principio del previo esaurimento delle vie di ricorso interne (articolo 35 della Convenzione). E respinge la censura dell’inefficacia delle indagini interne poiché la complessità e delicatezza del caso hanno richiesto maggior tempo e risorse per la risoluzione della questione.

LA CORTE – con la sentenza del 26 Marzo 2013, dichiara all’unanimità, analizzando tutti i ricorsi nella medesima sentenza per l’identità della vicenda, che  vi è stata una violazione dell’art 2 CEDU e dell’art 3 CEDU nel loro aspetto procedurale e predispone un risarcimento differenziato ( 3.500 o 5.000 euro) per ogni ricorrente.

Questa sentenza della Corte di Strasburgo fa luce, anche a livello europeo, sulle atrocità di cui si macchiò il regime comunista in Romania, che fu uno dei pochi stati del Blocco comunista dell’Europa dell’Est in cui il passaggio alla democrazia non fu pacifico. I protagonisti di quella storica manifestazione, dopo aver vissuto una travagliata vicenda giudiziaria, fatta di ricorsi e contro ricorsi e d’indagini inefficienti che minavano l’esito della vicenda, trovano finalmente un “lieto” fine e un riscontro giuridico delle violenze subite per ottenere la libertà del proprio paese da quella sanguinosa dittatura.

La sentenza è reperibile qui: Sentenza Acatrinei et altri v. Romania, 26 Marzo 2013

About Roberto Federico Proto

Sono nato ad Ostuni, comunemente conosciuta come la città bianca, nel 1990 di un martedì 17, numero che mi ha sempre portato molta fortuna. Conclusi gli anni scolastici obbligatori ho deciso, inconsapevolmente, d'iscrivermi alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (sede di Piacenza). Grazie agli studi universitari ho iniziato ad appassionarmi di Diritti Sociali, con un occhio sempre attento e vigile a tutte le vicende e i mutamenti del Diritto del Lavoro. Dal febbraio del 2012 faccio parte della redazione del webmagazine Diritti d'Europa ( ex Generazionezeroitalia.org), dove commentiamo e divulghiamo le pronunce della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.

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