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Russia condannata per la scomparsa di un cittadino dopo un’arresto illegittimo

Detenzione illegittima: Sentenza Israilova v.Russia, 14 marzo 2013.

Uno dei diritto più importante di cui è titolare una persona è la libertà:, nessuno ti può privare di essa senza una giusta causa o un fondato motivo. Ma cosa succede se un uomo viene arrestato e privato della sua libertà ingiustamente, o addirittura sequestrato dai militari come nel caso che andiamo ad esaminare? La moglie del sequestrato cercherà attraverso le vie legali di tutelare la libertà di suo marito ingiustamente  violata;  ma lo Stato farà di tutto per far luce sul caso o cercherà di tacere sul’illegalità di questa privazione?

IL CASO – la ricorrente è la sig.ra Alpatu Israilova, che vive a Khasavyurt (Daghestan) con suo marito e i suoi due figli. Il 19 Ottobre del 2004 il marito della ricorrente, il sig. Yeraly Israilov, insieme ai figli e ad un suo nipote furono arrestati e portati via dai militari del distretto Khasavyurt Dipartimento degli interni (ROVD) e dai militari del Gudermes (Cecenia). I militari perquisirono tutta la casa e sequestrarono il passaporto dell’uomo e un cellulare. Il sig. Israilov, i suoi due figli e il nipote vennero internati subito dopo nel ROVD Khasavyurt. Dopo che furono reclusi momentaneamente nel dipartimento, tutti i parenti e gli amici dei detenuti si radunarono davanti al ROVD per chiedere la liberazione dei loro cari, venendo successivamente rassicurati che dopo l’interrogatorio essi sarebbero stati rilasciati.

carcereSecondo la testimonianza dei diretti interessati, i quattro cittadini russi vennero interrogati separatamente. Per primo venne interrogato il signor Israilov, mentre gli altri furono collocati in una cella, dove trascorsero la notte. Quel 20 ottobre del 2004 fu l’ultima volta che i figli e il nipote videro il signor Israilov. Da quello che i detenuti appresero, il cittadino russo fu sospettato di aver aiutato un parente lontano, che apparteneva ad un gruppo armato illegale.
Tre giorni dopo i tre detenuti furono rilasciati dal capo del ROVD, mentre il sig. Israilov – si dice – è stato portato nel villaggio di Khasin- Yurt per essere soggetto ad un ulteriore interrogatorio, per poi essere rilasciato (a detta dei militari). Ma da quel momento non si ebbe più alcuna notizia del marito della ricorrente.
La moglie, insieme a tutti i parenti, continuò le ricerche di suo marito, rivolgendosi a diversi organi statali per poter avere qualsiasi notizia utile intorno alla scomparsa del proprio caro; ma i loro tentativi furono vani: non gli venne nemmeno comunicato se il loro parente fosse vivo oppure no.

Nel 2005 la ricorrente presentò un ricorso presso la Corte di Khasavyurt al fine di aprire un’indagine penale per la detenzione illegittima e la scomparsa di suo marito. Ma la richiesta venne respinta per il fatto che il sig. Israilov fu arrestato dalla ROVD di Guadermes, e pertanto tutte le denunce dovevano essere rivolte al Procuratore di Guadermes. Dopo alcuni disguidi l’indagine penale venne aperta dalla Procura della Cecenia, e la ricorrente ed altri parenti furono interrogati. Ma questa indagine ebbe “vita breve” poiché successivamente venne archiviata, in quanto si ritenne che non si era verificato alcun crimine.
Nel Luglio del 2008 la figlia del ricorrente chiese al Mediatore della Cecenia di aiutarla a trovare suo padre, lamentando la mancanza d’interesse da parte del ROVD Gudermes nel risolvere la questione. Successivamente, il Dipartimento del comitato investigativo della Cecenia  s’incaricò delle indagini, al fine di garantire l’imparzialità ed evitare possibili conflitti di interesse derivanti dal coinvolgimento del dipartimento Gudermes. Ma si svilupparono più di un contrasto con quest’ultimo dipartimento per quanto concerne la titolarità dell’indagine. Nell’ Aprile 2009, il Ministero dell’Interno Ceceno venne a conoscenza che quattro militari, che avevano partecipato all’operazione di Khasavyurt nel 2004, erano morti. L’indagine interna fu chiusa e i documenti raccolti furono trasmessi al comitato investigativo. L’inchiesta però venne successivamente sospesa e riaperta più volte per la mancata identificazione dei colpevoli. Il governo decise poi di riaprire il procedimento il 10 Novembre 2009, senza aver ancora oggi risolto il caso.

Non avendo ottenuto alcun risultato per vie interne, il 19 Aprile 2005, la ricorrente ha presentato un ricorso presso la polizia russaCorte Europea dei Diritti dell’Uomo contro la Russia, denunciando la violazione dell’art 2 CEDU, riguardante la violazione del diritto alla vita del marito Yeraly Israilov, dell’art 3 CEDU, concernente i presunti maltrattamenti del marito subiti nel periodo di detenzione, l’ art 5 CEDU per quanto riguarda la violazione della libertà e sicurezza del marito, e anche dell’art 8 CEDU, per la violazione del diritto di domicilio da parte delle autorità militari. La ricorrente ha chiesto inoltre 65.000 € (EUR) a titolo di danno non patrimoniale; 10.000 € (EUR) per se e un importo uguale per ciascuno dei suoi figli e il nipote; 4.740 € (EUR) per i costi e le spese sostenute davanti la Corte.

IL GOVERNO: sostiene che la denuncia della ricorrente non dovrebbe essere ritenuta ricevibile dalla Corte EDU in quanto le vie dei ricorsi interne non sono state esaurite e che l’inchiesta sulla scomparsa del suo marito non era ancora stata conclusa definitivamente.

LA CORTE:  con la sentenza del 14 marzo 2013, ha dichiarato che vi è stata la violazione dell’articolo 2 CEDU a causa dell’incapacità dello stato di garantire dell’indagini efficaci, la violazione dellarticolo 3 CEDU per quanto riguarda le sofferenze mentali che ha patito la ricorrente,nonché la violazione degli articoli 5 e 8 CEDU.  In particolare la Corte ritiene che lo Stato convenuto sia responsabile della scomparsa e della presunta morte del signor Yeraly Israilov, e che la moglie del cittadino scomparso debba essere considerata una vittima per le angosce e le sofferenze causate dall’incapacità dello Stato di accertare la sorte del marito, in forza di un arrestato illegittimo ed ingiustificato. In fine  la Corte dichiara che lo Stato convenuto debba pagare alla ricorrente 65.000 € (EUR) per il danno non patrimoniale e 3.500 € (EUR) per le spese sostenuto davanti la Corte.

La libertà è un diritto basico e fondamentale di ogni persona, che deve essere sempre tutelato e garantito, in primo luogo dagli stati che sono detentori del potere coercitivo, ossia sono legittimati ad esercitare l’uso della forza e a limitare la libertà delle persone che ricadono nella propria giurisdizione. In questo caso, c’è stato un uso sproporzionato di questo potere da parte della Russia, che ha causato oltre che un’indebita ingerenza del domicilio di una famiglia, anche un’ingiustificata privazione della libertà di quattro componenti di quest’ultima. Senza dimenticare il dolore causato alla famiglia per la scomparsa del proprio caro, dolore aggravato dal fatto che lo Stato non si sia dimostrato in grado di garantire adeguate indagini sul caso, ma forse non ne aveva alcun interesse.

La sentenza è reperibile qui: Sentenza Israilova v.Russia del 14 marzo 2013.

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