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Germania. E’ ammissibile la detenzione preventiva di un tifoso violento?

Diritto alla libertà – Sentenza Ostendorf v. Germany, 7 Marzo 2013

Il calcio accende passioni, si sa.  Quando tuttavia queste sfociano nella violenza, è dovere dell’autorità sedarle o evitare che si manifestino alla radice, soprattutto se prodromiche alla commissione di reati lesivi dell’incolumità dei cittadini o dell’ordine pubblico. Per evitare ciò, sono legittimi anche un arresto e una detenzione di poche ore durante una partita “a rischio” tumulti? Il caso accaduto in Germania e deciso dalla Corte Europea dei diritti umani si occupa di questo problema.

IL CASO – Il signor Henrik Ostendorf è un tifoso del Werder Bremen, una squadra di calcio che gioca nel campionato tedesco, e assiste abitualmente alle partite. Fin dal 1996 è registrato in una banca dati che raccoglie informazioni sulle persone tendenti a usare violenza nel contesto di eventi sportivi. In un arco di tempo breve, si contano otto episodi in cui il tifoso è coinvolto. La data che da avvio alla vicenda è il 10 aprile 2004: Ostendorf e un gruppo di tifosi viaggia sul treno da Brema a Francoforte, dove si deve disputare un importante match. La polizia di Brema, conoscendo i soggetti, informa la polizia di Francoforte che predispone delle misure preventive: all’arrivo in stazione verifica l’identità dei membri del gruppo di tifosi e sequestra alcuni oggetti sospetti, come un dispositivo per la protezione della bocca e guanti pieni di sabbia di quarzo, generalmente usati negli scontri. Viene anche identificato il signor Ostendorf come capo della banda e i compagni come hooligans pronti a usare violenza. Sotto sorveglianza della polizia, il gruppo si reca in un pub, ma all’uscita è chiaro che Ostendorf si vuole sottrarre al controllo: i compagni si allontanano, mentre lui viene trovato chiuso nel bar delle signore all’interno del locale e quindi arrestato e privato del proprio telefono cellulare. Verrà rilasciato dopo quattro ore di detenzione, un’ora dopo la fine della partita.

Denuncia più volte e in varie sedi di aver subito un trattamento illegale ma ottiene solo rigetti. In particolare il Tribunale amministrativo di Francoforte riscontra che le azioni delle autorità sono state pienamente legittime e aderenti allo scopo di prevenire la commissione di reati, come la violenza fisica e la violazione della pace. Decisione confermata poi in appello. Anche la Corte Costituzionale Federale rifiuta di esaminare la sua denuncia.

Il signor Ostendorf sostiene che la detenzione e il sequestro subiti hanno violato il proprio diritto alla libertà, perciò decide di adire la Corte Europea dei diritti dell’Uomo invocando l’art 5 CEDU. Il ricorso è considerato ricevibile.

CORTE EDU – L’Art 5 CEDU protegge la libertà fisica della persona. Secondo la giurisprudenza della Corte essere portati in una stazione della polizia contro la propria volontà ed essere detenuti in una cella, anche se per breve tempo, è pari a una privazione della libertà. Anche nel caso di specie, questo è un dato di fatto non oggetto di discussione. Ciò che i giudici devono considerare è sostanzialmente se tale privazione della libertà sia legittima in conformità all’elenco di motivi ammissibili per realizzare una privazione della libertà. La ratio di tale strutturazione normativa è assicurare che nessun individuo subisca una tale privazione arbitrariamente. In particolare, è previsto che la detenzione sia giustificata “quando è ragionevolmente ritenuto necessario impedirgli di commettere un reato”, clausola giustificativa che consente agli Stati contraenti di predisporre una politica di prevenzione generale nei confronti di un individuo o di una categoria di persone che sono percepite da parte dell’autorità, a torto o a ragione, come pericolosi o propensi a commettere atti illeciti. Inoltre, la detenzione è autorizzata anche ai sensi di un’altra parte della norma, quella per cui si deve garantire la realizzazione di un obbligo prescritto dalla legge. Sono questi i principi analizzati riguardo alla vicenda del signor Ostendorf. Il tifoso era stato considerato pericoloso e perciò l’obiettivo della detenzione era di natura preventiva fin dall’inizio e una volta cessato di esistere il rischio, il soggetto doveva essere rilasciato, come infatti avvenuto; tuttavia il ricorrente non era stato accusato di alcun reato e dunque la Corte osserva che la detenzione non può essere giustificata alla luce di questo principio, bensì in relazione alla garanzia di esecuzione di un obbligo previsto dalla legge e rivolto al signor Ostendorf: mantenere la pace e non creare e partecipare a una rissa tra tifosi di squadre avversarie, in un tempo e luogo determinati, cioè nei pressi dello stadio e nelle ore antecedenti, contestuali o successive alla partita. Il luogo e il momento del potenziale reato sono sufficientemente determinati e inoltre il ricorrente ha preso provvedimenti chiari e positivi che indicano un inadempimento dell’obbligo di astensione da creare violenze, ad esempio cercando di eludere il controllo della polizia nel pub. La Corte considera anche che la detenzione del ricorrente non ha assunto carattere punitivo e dunque è maggiormente giustificata, poiché suo unico fine risulta essere la tutela dell’ordine pubblico.

L’obbligo di non ostacolare il tranquillo svolgimento di un evento sportivo che coinvolge un gran numero di spettatori è quindi un dovere pregnantee la sua presenza giustifica la privazione della libertà del ricorrente, secondo quanto previsto dall’art 5 CEDU. Perciò, non viene rilevata nessuna violazione dell’Art 5 CEDU a carico dello Stato tedesco.

In conclusione, questa vicenda attinente al mondo calcistico porta a riflettere sul significato di libertà: è libertà scegliere quali passioni coltivare, quale squadra di calcio tifare, ma mai tale libertà deve essere esercitata in modo tale da ledere la libertà altrui. Il rispetto per gli altri deve essere la stella polare all’interno di una società, garantito anche attraverso l’adozione di misure di prevenzione per evitare la violazione dell’ordine sociale; prevenzione di reati che però deve sempre rispondere a precisi requisiti giuridici per essere realizzata, come dimostra questo caso.

La sentenza originale è reperibile qui:  Sentenza Ostendorf v. Germania del 07 Marzo 2013

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