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Vittime del genocidio cambogiano: è l’ora della giustizia!

La Cambogia, tra il 1975 e il 1979, ha vissuto quattro anni di terrore: violenze, carestia, esecuzioni, persecuzioni … Nessuno in Cambogia riesce a dimenticare quegli anni, il governo dei Khmer Rossi che distrusse il paese, uccidendo ¼ della popolazione. Nessuno ha ancora pagato per quei crimini: oggi un tribunale speciale è incaricato di fare giustizia.

I FATTI

La Kampuchea Democratica è stato un partito comunista che governò la Cambogia dal 1975 al 1979. I suoi aderenti, chiamati Khmer Rossi, erano estremisti di sinistra che cercarono in quegli anni di rivoluzionare l’intero sistema economico cambogiano, eliminando banche, denaro e deportando l’intera popolazione dalle città alle campagne. Fu un periodo caratterizzato da torture, violenze, carestie e morte. Oggi, in relazione a quegli anni si parla di genocidio cambogiano: si stima che i morti durante il governo dei Khmer Rossi  siano almeno 2 milioni di persone (circa ¼ dell’intera popolazione cambogiana).

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Pol Pot, il leader del partito (morto nel 1998), non è però l’unico responsabile per queste morti. Sono tanti i protagonisti di quegli anni, che imposero un’ideologia spaventosa, organizzata al fine di rivoluzionare il Paese, fino ad uccidere. Le famiglie vennero smembrate, i giovani obbligati a matrimoni forzati per garantire la fedeltà al governo. I Khmer Rossi tenevano l’intera Cambogia sotto controllo, sotto il loro dominio. Anche a  distanza di anni tantissime vittime hanno raccontato le loro storie di sofferenza, stupri e violenze. Veri crimini contro l’umanità, ma forse, dopo tanto tempo, ora queste vittime troveranno giustizia.

FOCUS

Oggi, in Cambogia, esiste un tribunale speciale dei Khmer Rossi, incaricato di processare i responsabili del genocidio cambogiano. Recentemente, una pronuncia del tribunale ha incluso le violenze sessuali alla lunga lista di reati commessi dai Khmer Rossi nel periodo dal 1975 al 1979. Questa decisione ha annullato una sentenza precedente che invece non teneva in considerazione questo reato, non dandogli adeguata importanza. Violenze, stupri e matrimoni forzati sono reati, crimini contro l’umanità. Chi subisce violenza sessuale, stupri o è obbligata a sposare un uomo che non conosce, è una vittima a tutti gli effetti, e ha diritto a ricevere giustizia.

Grazie  a questa sentenza la ECCC Extraordinary Chambers in the Courts of Cambodia ha la possibilità di inserire questo tipo di reati nella causa, tutt’ora in corso, contro tre ex funzionari Khmer Rossi (ancora in vita) che sono stati accusati di crimini contro l’umanità e genocidio.Bimbe_15

Le Autorità giudiziarie non può ignorare, ancora una volta, queste vittime. È il momento che giustizia venga fatta.

CONCLUSIONI

La Cambogia è un esempio di realtà in cui molte donne sono state obbligate a sposare uomini sconosciuti. Ma questo non è un problema solo di quello stato: in Arabia Saudita per esempio una legge ammette il matrimonio con bambine di almeno 10 anni di età, che sono date in spose a uomini che non conoscono, molto più grandi di loro. Le piccole non hanno la possibilità di ribellarsi: sono le famiglie a scegliere per loro. L’opinione della donna, o in questo caso della bambina, non è presa affatto in considerazione e anzi considerata irrilevante. Ciò che conta è quell’ “accordo”, con tanto di dote pagata dal ricco signore, per avere in sposa una bimba. Una realtà che a noi occidentali sembra lontanissima, eppure è una quotidianità in molti paesi asiatici.

About Dora Tucci

Sono una studentessa fuori sede, iscritta al 3° anno di giurisprudenza, presso l’università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza. Durante la settimana risiedo nel collegio delle suore Orsoline, ma nel fine settimana rientro a casa, in provincia di Brescia.

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