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Romania: la travagliata vicenda di un detenuto arriva dinanzi alla Corte EDU

Trattamenti disumani e degradanti – Sentenza Geanopol v. Romania, 5 Marzo 2013

Il caso di specie è caratterizzato da un profondo problema che coinvolge ormai troppi stati, tra cui anche la Romania. I trattamenti disumani e degradanti che vivono (o sarebbe meglio dire che sono costretti a vivere) ogni giorno i detenuti in molte carceri sono una questione di drammatica attualità. Ma l’aspetto più drammatico di questo problema è che non si riesce a trovare una soluzione.

IL CASO – Un cittadino rumeno, il signor Florin Nicolae Geanopol, con la sentenza del 1997 della Corte distrettuale di Suceava venne condannato a vent’anni di reclusione per omicidio, sentenza confermata anche l’anno seguente dalla Corte l’Appello di Suceava. Inizialmente il sig. Geanopol doveva scontare la pena nella prigione di Lasi, ma successivamente fu trasferito in diverse prigioni. Finché il cittadino rumeno non venne recluso nella prigione di Rahova, ove si lamentò delle condizioni degradanti in cui era costretto a scontare la sua pena.prigione43uv
Nel suddetto carcere il signor Geanopol venne internato il 9 Dicembre del 2005, e subito collocato nella cella d’isolamento n.200. In questa cella, come risulta dalle descrizioni del cittadino rumeno, il materasso era sporco di sangue e di urina, era pieno di pidocchi ed altri insetti. La cella era illuminata soltanto da una finestra che era anche rotta e, siccome era pieno inverno ed era vestito molto leggero, pativa fortemente il freddo (il cambio dei vestiti venne eseguito soltanto il 28 Dicembre). Nonostante questo nella cella non c’era acqua calda e quindi il ricorrente era costretto a lavarsi con l’acqua gelida. Tra l’altro lamentò d’essersi ammalato di scabbia, polmonite, oltre ad aver sostenuto di non aver mangiato niente dal 9 al 28 di dicembre.
L’anno successivo il sig. Geanopol a causa di un litigio con un detenuto venne portato in un’altra cella d’isolamento, la n.500. In questa cella gli venne proibito di usare il WC, e per protestare a questo divieto il signor Geanopol ingoiò diverse pillole, tentando il suicidio. Dopo essere stato rilasciato dall’ospedale, ove era ricoverato, venne collocato in una cella “normale”, ma sempre a causa di un nuovo litigio con altri detenuti venne riportato in una cella d’isolamento.

Il cittadino rumeno allora presentò diverse denunce riguardanti le condizioni disumane che aveva subito nel carcere, al Parlamento, al Ministero della Giustizia e alla Corte Costituzionale. Ma tutte queste denunce furono trasmesse alla NPA, che  dichiarò che i diritti del ricorrente nel caso di specie non erano stati violati in ragione del fatto che la sua detenzione era in forza del regime di carcere duro.
In seguito il sig. Geanopol presentò anche una denuncia contro il direttore del carcere per presunti maltrattamenti, ma l’8 novembre del 2006 il Pubblico Ministero presso la Corte di Bucarest chiese l’archiviazione delle denunce del ricorrente motivando tale decisione per il fatto che non ci fossero prove che asserissero che il direttore del carcere avesse violato il codice deontologico e fosse stato violento nei confronti del ricorrente. Contro questa decisione il cittadino rumeno però non ha presentato alcun ricorso.

Il ricorrente, non riuscendo ad ottenenre giustizia per via interna, decise di depositare un ricorso, il 10 novembre 2005, presso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo contro la Romania, denunciando la violazione dell’art 3 CEDU per le condizioni disumane e i maltrattamenti subiti nel carcere di Rahova. Egli chiese, inoltre, 20 milioni di euro a titolo di danno non patrimoniale.

IL GOVERNO – afferma che il ricorrente venne collocato nella cella n.200 al suo arrivo nel carcere, poiché nessuno voleva condividere la cella con lui, e la detenzione nella cella n.500, invece, fu una European Court of Human Rights 2 (Corte EDU)conseguenza del suo comportamento aggressivo e violento nei confronti dei compagni di cella. Per quanto riguarda le condizioni della cella in cui era tenuto il ricorrente, il governo afferma invece che erano adeguate, la dimensione della cella era di 10,875 metri quadrati, con due letti; l’acqua fredda era sempre a disposizione dei detenuti e l’acqua calda era a disposizione per due ore ogni settimana. In più i detenuti erano autorizzati a fare delle passeggiate nei cortili della prigione. Per quanto concerne il ricovero all’ospedale del signor Geanopol, il governo ha tenuto a precisare che nella cartella clinica non sono stati riportati segni di maltrattamento dopo il suo ricovero.

LA CORTE –  con la sentenza del 5 marzo 2013, ha accertato che vi è stata violazione dell’art 3 CEDU, e  ha predisposto il pagamento da parte dello Stato convenuto di 3.000 € (EUR) a titolo di danno morale a favore del ricorrente.

Ancora una volta sorge il problema delle condizioni disumane ed inadeguate in cui sono detenuti delle persone nelle carceri di uno stato. Problema che sta coinvolgendo trasversalmente sia stati dell’Europa occidentale che dell’Europa orientale, tra cui anche l’Italia (carceri, strasburgo condanna l’italia: “violati diritti detenuti,trattamento inumano”). Come troppe volte accade però questo gravissimo problema è sempre trascurato dal Governo di turno o molte peggio ignorato, come se non esistesse. Non possiamo dimenticare, pertanto, che anche chi ha commesso un reato o ha sbagliato nella propria vita è titolare di diritti e merita di vivere in condizioni adeguate; anche se in tempi come questi nelle agende politiche il miglioramento delle carceri e le condizioni dei detenuti sono sempre all’ultimo posto, o non ci sono proprio.

La sentenza è reperibile qui: Sentenza Geanopol v. Romania, 5 marzo 2013.

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