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Sovraffollamento e condizioni disumane nelle carceri: Romania condannata dalla CEDU

Trattamenti disumani e degradanti – Sentenza Stana v. Romania, 5 marzo 2013

Dieci anni di reclusione in una cella troppo piccola condivisa con altri 23 detenuti, dieci anni in cui è stato costretto a respirare fumo passivo a discapito delle sue già cagionevoli condizioni di salute, dieci anni di diritti violati. Questa è una delle tante storie dimenticate di detenzione disumana, e di condizioni degradanti, che ha caratterizzato la vita di un detenuto rumeno nel carcere di Colibasi.

Il CASO – Florin Daniel Stana è un cittadino romeno di 34 anni, condannato nel 2001 a 14 anni di reclusione per omicidio.

6465-corte-strasburgo-italia-condannata-per-sovraffollamento-carceri-350Il ricorrente rimase recluso nel carcere di Colibasi fino al 2011, quando venne rilasciato in liberà condizionata. Le condizioni che ha subito in carcere vengono descritte come “pessime”; in una lamentela del 2010, il sig. Stana denuncia di essere stato detenuto in una cella di soli 27 m², che ha condiviso con altre 23 persone.
Invece per quanto concerne le condizioni di salute in prigione, il ricorrente sostiene di aver contratto delle malattie; infatti un certificato medico del 2010 certifica che ha contratto nella cella l’epatite B, la rinofaringite e orticaria, malattie che gli impediscono d’assumere alcol e di fumare sigarette.
In particolare il ricorrente denuncia il disinteresse da parte della prigione del suo stato di salute, mediante il collocamento in una cella dove era consentito ai detenuti fumare, provocandogli inevitabilmente l’inalazione di fumo passivo.

Nel 2009 un procedimento penale pose il ricorrente in un regime di “detenzione aperto” (régime de détention ouvert): gli fu concesso, infatti, di circolare liberamente negli spazi della prigione. Ma questo provvedimento non venne mai attuato dai responsabili del carcere.

Altra circostanza poco chiara, avvenuta nel 2008, è una perquisizione delle celle, durante la quale il ricorrente sostiene di  essere stato aggredito da parte di due guardie carcerarie, che gli provocarono lesioni sul volto.
Pertanto, dopo aver subito queste violenze, il 23 maggio 2008, il cittadino rumeno presentò una denuncia nei confronti di quattro guardie carcerarie di Colibasi al pubblico ministero presso la Corte di Appello Pitesti, sostenendo di essere stato attaccato, insultato e minacciato. Ma con la decisione del 3 marzo 2009, il pubblico ministero ha ordinato l’archiviazione del caso. Anche se successivamente da una dichiarazione del medico è emerso che la ricorrente ha presentato tracce di aggressione al labbro superiore e altre vecchie lesioni.

romaniaflagTra il 2009 e il 2011 il ricorrente presentò diversi reclami, in quanto iscritto alla Facoltà di Giornalismo, Comunicazione e Relazioni Pubbliche presso l’Università “Spiru Haret” di Pitesti, mediante i quali richiese in primo luogo la possibilità di non essere ammanettato durante i trasferimenti presso la facoltà, misura cautelare molto degradante in un ambiente come l’università. In secondo luogo le limitate ore di studio che gli venivano concesse, e l’impossibilità ad accedere ad aule studio, video o computer. Il sig. Stana lamenta inoltre l’impossibilità di lavorare nel carcere, in quanto la prigione non aveva adeguate  autorizzazioni.

Ma i ricorsi non ebbero buon esito, in particolare, con la decisione del 14 dicembre 2010, ai sensi della legge n ° 275/2006, il giudice ha concesso l’applicazione di alcune misure che riducevano la pena di 60 giorni per due semestri, che ha completato durante l’anno accademico 2009 – 2010.

Il GOVERNO – per tutelarsi dalle lamentele del ricorrente, presentò dunque dei documenti che indicavano le dimensioni delle celle e delle finestre della prigione e il numero dei detenuti che occupavano ogni cella, dimensioni e numeri diversi da quelli indicati dal ricorrente!

Inoltre, il governo sostiene che il detenuto fosse malato di epatite B già prima della sua carcerazione; specifica inoltre che è stato lo stesso ricorrente a richiedere una cella dove era possibile fumare, in quanto fumatore. Anche di fronte all’accusa di non aver messo in pratica il regime di detenzione aperto, il governo nega, dicendo che le porte della cella erano sempre aperte, per permettere ai detenuti di muoversi all’interno del carcere.

Il ricorrente presenta successivamente un ricorso alla Corte europea dei Diritti dell’ Uomo, lamentando una la violazione dell’articolo 3 CEDU, a cause delle condizioni disumane e degradanti che ha subito durante gli anni di detenzione.  Chiede dunque un risarcimento di € 50 mila e 1 milione e mezzo di leu rumeni (circa 350mila €) a titolo di danno morale. Chiede, inoltre €70mila per l’aggressione subita, € 20mila per essere stato presentato ammanettato in facoltà e €10mila per le condizioni del carcere.

La Corte EDU – con la sentenza del 5 Marzo 2013, riscontra che vi è stata violazione dell’art 3 CEDU e, pertanto condanna la Romania al pagamento di € 10 mila a titolo di danno non patrimoniale al favore del sig. Stana.

Il sovraffollamento delle carceri è un  problema che ogni Stato non dovrebbe mai sottovalutare. I detenuti vengono spesso considerati come “uomini di minor importanza”, e pertanto segregati in spazi angusti in condizioni disumane, senza suscitare lo scalpore di nessuno … Ma è proprio lo Stato che dovrebbe preoccuparsene invece! I detenuti rimangono comunque delle persone ed in quanto tali sono titolari di diritti inviolabili ed inderogabile. Quello che sconvolge è come un detenuto, nell’immaginario comune, avendo sbagliato e avendo commesso un reato, perda il diritto di scontare la propria pena in condizioni dignitose, e come se venga ritenuto non più meritevole di tutela. Ma la civiltà di uno Stato passa anche dalle condizioni in cui vengono internati, e trattati, i propri detenuti.

 

La sentenza è reperibile qui: Sentenza Stana v. Romania, 5 marzo 2013

About Dora Tucci

Sono una studentessa fuori sede, iscritta al 3° anno di giurisprudenza, presso l’università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza. Durante la settimana risiedo nel collegio delle suore Orsoline, ma nel fine settimana rientro a casa, in provincia di Brescia.

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