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World Bank: considerazioni di un globo in continuo movimento

Economia – World Bank, Italia, Mondo

La Banca Mondiale stila un rapporto annuale, una  sorta di classifica dei ‘’primi della classe’’ (e specularmente degli ultimi) sulle economie statali più ‘attraenti’ per gli investimenti esteri: questo prende il nome di  “Doing business”.

Essendo questa organizzazione alle dipendenze dirette delle Nazioni Unite, merita attenzione, tantoppiù per la posizione che tiene salda nell’economia globale: situazioni di benessere e prosperità, di sviluppo e di gloria se ne sentono poche, il nostro paese particolarmente è visto in maniera nefasta sul piano intercontinentale, come emerge, tra altre molteplici discussioni di carattere politico nonché economico, dall’ultimo rapporto presentato dalla World Bank: L’Italia – la decima economia del mondo per grandezza di Pil annuo generato – è all’87simo posto nella classifica della Banca Mondiale 2012, l’anno passato eravamo all’ 83simo.

Declassamento a parte, vale la pena di capire in base a quali criteri tale rapporto mette un determinato stato piuttosto che un altro in una determinata posizione: i dati di ogni rapporto si riferiscono al quadro regolamentativo economico in un determinato periodo di tempo, e  nella fattispecie sopra enunciata del “Doing business 2012” ci si riferisce a quello tra Giugno 2010 e Maggio 2011.
Nove parametri sono poi specificati:  l’allacciamento dell’elettricità, la capacità di ottenere l’applicazione di un contratto stipulato, la protezione dell’investitore, l’ottenimento dei permessi di edificabilità, la facilità nel commercio con l’estero, la registrazione di proprietà, la soluzione di cause di insolvenza, il pagamento delle tasse, l’accesso al credito; ciò che scaturisce dall’unione di questi è che l’Italia è peggio di paesi come Albania, Adzerbaijan, al Rwanda, oltre ad essere tra gli ultimi paesi della zona euro nella classifica.

Gli ultimi fatti accaduti però meritano un approfondimento maggiore.

C’è stato un cambio di vertici alla Banca Mondiale che ha riacceso l’interesse intorno al suo ruolo. I paesi che più sono cresciuti negli ultimi anni – come Cina e Brasile e India – hanno seguito politiche per le quali lo Stato è intervenuto in molte questioni.
Su questo, un recente report della World Bank rilancia il tema delle politiche industriali, di cui si sta discutendo anche in Europa.
In particolare in Italia le ultime rilevazioni mensili firmate Istat hanno segnato un record negativo che dal 2009 non si era mai visto: la nostra industria si sta fermando, ci sono cali di fatturato pari al 4,4% oltre che un 5,6% in meno di ordini. La CGIL parla addirittura su questo tema come un “rischio di disoccupazione di massa”, il Codacos chiede interventi rapidi al Governo, la UIL guarda ai numeri come conferma della giovane stima di “Recessione” che ci siamo guadagnati. Insomma, l’importante è la salute.

L’istituzione con sede a Washington in questo clima di “changing”  ha anche annunciato uno stanziamento di 50 mln di dollari americani in favore dell’Autorità palestinese per “progetti di sviluppo dell’amministrazione centrale e della municipalità, oltra al potenziamento della rete elettrica”: ma non ci sarebbe niente di nuovo se non che è la prima volta che si sbloccano fondi ai palestinesi e che la “Cisgiordania” e la “Striscia di Gaza” non sono membri ufficiali della Banca Mondiale.

Qualcosa sta cambiando e spero solo che non sia troppo tardi quando ci accorgeremo oggettivamente di questo.

About Amedeo Marchelli

Law Student. Love foreign languages. Searching the cure of mankind.

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