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La vita in carcere è degradante per l’uomo: Russia condannata

Trattamenti inumani e degradanti – Sentenza Zuyev v. Russia, 19 febbraio 2013

Il carcere: il luogo del silenzio assordante, del tempo che si fossilizza in una cella umida, buia, inospitale. Il carcere come la solitudine, come la clessidra su cui è puntato lo sguardo della vita, di una vita che non riesce più a guardarsi indietro ma inizia il suo countdown.

Russia Piazza RossaIL CASO – Questa è la storia del Sig. Roman Igorevich Zuyev, cittadino russo, accusato e arrestato per aver commesso violenza sessuale aggravata e per aver partecipato ad uno stupro di gruppo. Tuttavia non sono queste le sole macchie che sporcano la sua fedina penale: rapina aggravata e minacce di morte, insieme ad altri reati, si aggiungono alle accuse precedenti.

Il ricorrente si  trova ora, per i motivi di cui sopra, a dover scontare le sue pene: viene sottoposto alla detenzione più dura.  Ed è proprio per questo che il Sig. Zuyev denuncia alle Autorità la mala gstio delle strutture carcerarie.

Si rivolge infatti in Corte EDU per rivendicare il diritto ad una vita migliore all’interno delle carceri dal punto di vista igienico-sanitario. Il ricorrente ha insistito particolarmente nel sottolineare il problema del sovraffollamento carcerario, dell’impossibilità di avere una cuccetta individuale e, dunque con una turnazione per dormire e per lavarsi, in luoghi per altro estremamente angusti, poco puliti e curati nella manutenzione.

Le celle erano infettate da cimici, pidocchi e scarafaggi, la doccia la si poteva fare solo una volta a settimana. Il tutto non generava altro che insicurezza e instabilità mentale nei detenuti, i quali a causa di un inefficiente sistema di ventilazione  e alimentazione diventavano fragili emotivamente e mentalmente.  Lo stato di degrado era totale e la denuncia del ricorrente riecheggiava nel tribunale come un vero urlo di disperazione.

LA CORTE EDU – A fronte dello stato di deterioramento e abbandono in cui riversavano le carceri in Russia, il ricorrente alla luce della sue esperienza personale, si rivolge alla Corte EDU rivendicando la violazione di alcuni suoi diritti, quali in particolare gli articoli 3 e 5 CEDU.

Secondo l’articolo 3 CEDU nessun uomo può essere sottoposto a tortura o a trattamenti inumani e degradanti. La richiesta di aiuto del ricorrente è ovviamente avversata dal Governo, che lamenta il modus operandi del Sig. Zuyev, sottolineando il mancato utilizzo delle vie di ricorso interne e l’errore di aver presentato la denuncia ad un carceretribunale sbagliato e non competente.

Per il Governo, infatti, esisteva una prassi giuridica specifica che apparteneva ad uno specifico tribunale della federazione Russa, che già in precedenza aveva risolto casi analoghi. Inoltre il Governo ritiene che le condizioni del ricorrente siano state del tutto rispettate e invita quindi la Corte a respingere la richiesta del ricorrente. Ma quest’ultima respinge le eccezioni del Governo, e rileva che le denunce del ricorrente sono effettivamente relative a problemi di tipo strutturale.

La Corte EDU accoglie le denunce del ricorrente e riconosce la violazione dell’art.3 CEDU dopo una profonda e concreta analisi della situazione nelle carceri, dove effettivamente lo spazio necessario per vivere era  effettivamente angusto, insufficiente circa le  condizioni igieniche inadeguate a soddisfare i bisogni di un uomo. Prendendo atto delle fotografie fornite dal ricorrente, la Corte EDU prende atto della situazione: muri di cemento e soffitto danneggiati, letti di metallo arrugginiti, biancheria da letto logorata e sporca. La condizione dei detenuti era realmente insostenibile.

Per quanto riguarda la violazione dell’articolo 5 CEDU, il ricorrente lamenta il mancato diritto alla libertà e alla sicurezza, che spetta ad ogni persona. Nessuno può esserne privato, comprese le persone arrestate o detenute. La Corte EDU in questo caso, d’accordo con il Governo, esaminando tutto il materiale in suo possesso, ritiene che esso non fornisca nessun elemento sulla violazione dei diritti e delle libertà stabiliti dalla Convenzione e ne consegue che questa parte di ricorso deve essere respinta perché infondata. La Corte EDU, infatti, non riesce a scorgere, tra il materiale a sua disposizione, elementi che possano avvalorare la tesi del ricorrente e mettere in evidenza i danni morali subiti. Delibera, dunque, all’unanimità che non c’è stata violazione dell’articolo 5 CEDU. 

Quando potremmo avere, invece, tempi migliori? Non è di una vita liquida, per citare un’espressione di Bauman, che abbiamo bisogno. Non vogliamo una vita senza forma. E’ tempo di concretezza. Ma se mancano i giusti valori, la via intrapresa non potrà mai essere quella giusta.

 

La sentenza originale è reperibile qui: Sentenza Zuyev v. Russia, 19 febbraio 2013

About alessiagiancane

Sono al primo anno di giurisprudenza presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza. Ho numerosi progetti ed ambizioni, che spero di poter realizzare nel corso del tempo. Sono pronta a confrontarmi con altre prospettive, altri modi di pensare, di essere, di affrontare la quotidianità, per cercare di non abbandonarmi totalmente all'abitudine, che rende monotoni ed infiniti i tempi morti della nostra vita.

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