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Le Sentenze della Corte Europea dei diritti dell’uomo del 05/03/2013

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo si è pronunciata oggi – Martedì 05 Marzo – su 17 casi, riconoscendo per ciascuno violazioni dei diritti fondamentali protetti dalla Convenzione Europea (CEDU). Condanne quindi per molti paesi europei, come Italia, Spagna, Romania e Slovacchia.

Corte di Strasburgo

Fra questi, l’Italia è stata condannata due volte, nei casi Carolis et Lolli v. Italy e Giuseppe Romano v. Italy, reputatati dalla Corte Europea dei “ripetitive cases” perché episodi talmente frequenti davanti al giudice di europeo, che deciderli è divenuta ormai una questione automatica e scontata. Ora l’Italia ha violato gli obblighi assunti a livello internazionale  ed è chiamata a riparare.

Nel primo caso –Carolis et Lolli – un imprenditore lamenta di non avere strumenti per cancellarsi dal registro dei falliti prima del decorso dei 5 anni previsti dalla legge. Secondo una consolidata giurisprudenza, non può ammettersi l’anatema della qualità di “fallito” senza poterla rimuovere in alcun modo: ne va del rispetto della vita privata e familiare del singolo.

Per approfondire: DIECI CASI DI FALLIMENTO DECISI DALLA CEDU : ACCERTATA LA VIOLAZIONE DEGLI ARTICOLI 8, 13, 6§1 DELLA CONVENZIONE, 1 DEL PROTOCOLLO N° 1 E 2 DEL PROTOCOLLO N° 4 di Diritti Fondamentali, quale tutela?

Nel secondo caso – Giuseppe Romano v. Italy – a fallire è invece la Legge Pinto.  Un lavoratore cerca di recuperare quanto gli spetta come retribuzioni arretrate dal datore di lavoro ormai fallito, e così partecipa alla procedura concorsuale che raggiunge una durata eccessiva: 16 anni e un mese! Certo, il governo italiano si difende, parlando di un fallimento particolarmente complesso. Ma fosse stato anche complesso, perché la legge Pinto non ha funzionato? Per chi non lo sapesse, nel 2001 abbiamo introdotto una legge – la Pinto appunto – per consentire di lavarci i panni sporchi in casa: giacché i nostri processi giudiziari sono infiniti, il nostro Parlamento ha ben pensato che, piuttosto che introdurre misure idonee a farli concludere in tempi ragionevoli e da paesi civili, fosse meglio evitare lo smacco delle continue condanne che il nostro paese da anni collezionava a Strasburgo. Oggi i processi italiani troppo lunghi consentono alle parti di chiedere ad un giudice italiano – prima che alla CEDU – il risarcimento del loro diritto (violato) alla ragionevole durata del processo. Ma si dà il caso – e qui ne abbiamo l’ennesimo esempio – che i giudici italiani al momento di comminare il risarcimento, e il Ministero della Giustizia al momento di pagarlo, ricorrano in nuove violazioni, che giungendo a Strasburgo diventano nuove (e ripetitive) condanne.

Infine vi sono molte condanne per violazione dei Diritti umani del detenuto: si passa dal suplizio dell’isolamento per un detenuto con conclamati problemi psichiatrici, che in un episodio tenta il suicidio, e nell’altro è pestato da una guardia carceraria (caso Geanopol v. Romania) a quello di un cittadina turca costretta a morire – affetta allo stadio terminale da un carcinoma gastrico metastatico – in una cella senza neanche essere stata condannata – ma in pendenza del giudizio (Gülay Çetin v. Turkey); ancora ci sono le storie di un detenuto rumeno che in carcere contrae l’epatite B (Stana v. Romania), e di un giovane turco che, fermato alla stazione di polizia locale, lì viene brutalmente pestato dagli agenti e, nonostante il parere del medico della struttura, non può farsi ricoverare in ospedale (Oyğur v. Turkey).

Le violenze e i maltrattamenti contro i detenuti sono all’ordine del giorno, in tutta Europa. La Corte ha deciso quindi di pubblicare negli utlimi giorni alcuni approfondimenti tematici, che qui riproponiamo:
Guide on Article 5 : Right to liberty and security;
Prisoners’ health rights.

Note alla rassegna

Di seguito la rassegna delle sentenze pronunciate dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo in data Martedì 05 Marzo 2013, di cui, per ciascuna, si ripropongono:

  • Case of – : la denominazione del caso e il link alla sentenza caricata sul sito http://hudoc.echr.coe.int ;
  • N.ricorso  : il numero di ricorso;
  • Corte I.L.  : l’Importance Level ;
  • Descrizione  : una breve esposizione dei fatti del caso, secondo le anticipazioni ufficiali pubblicate dalla Corte;
  • Petitum  : le richieste dei ricorrenti, secondo le anticipazioni ufficiali pubblicate dalla Corte;
  • Dispositivo  : l’esposizione sintetica del dispositivo, come risultante dalla sentenza pubblicata dalla Corte.

Le fonti delle informazioni riportate sono tutte ufficiali e consultabili in inglese/francese sui siti ufficiali della Corte EDU: http://www.echr.coe.int/ECHR/Homepage_ENhttp://hudoc.echr.coe.int .

Case of
N.ricorso
I.L.
Descrizione
Petitum
Dispositivo
A. and B. v. Montenegro37571/052I ricorrenti sono due cittadini montenegrini, individuati come A. e B. , i quali ereditano i risparmi della madre e li depositano presso la Podgorička banka e la Banca Centrale di Montenegro; tuttavia le cifre vanno perdute perché tali banche non eseguono l’investimento di queste somme nel debito pubblico montenegrino. I giudici nazionali hanno riconosciuto le responsabilità degli istituti di credito, condannandoli a reintegrare i ricorrenti delle somme perdute, ma tali sentenze non hanno ancora ricevuto attuazione, in spregio dei loro diritti ad un equo processo e di proprietà.Articolo 6 § 1 (diritto di
un processo equo entro un termine ragionevole)
Articolo 1 del Protocollo n ° 1 (protezione della
proprietà)
Resto irricevibile
Violazione dell'Articolo 1 del Protocollo n ° 1 - La protezione della proprietà (Articolo 1, comma 1 del Protocollo n ° 1 -. Pacifico godimento dei beni; Possesso)
Danno morale - aggiudicato
Danno non patrimoniale - aggiudicato
Geanopol v. Romania1777/063Florin Nicolae Geanopol, cittadino rumeno, è condannato a 20 anni per omicidio e internato nella prigione di Iaşi. Dopo aver tentato il suicidio, è sottoposto per due anni ad isolamento, del tutto controindicato nella sua situazione psichiatrica, che aveva portato i giudici già al momento della condanna a sottoporlo ad un trattamento sanitario obbligatorio; inoltre sarebbe stato violentemente pestato da un agente antisommossa, irriconoscibile perché incappucciato, a seguito di una lite con altro detenuto; sulla vicenda sarebbero state svolte solo indagini fittizie e non effettive.Articolo 3 (divieto di trattamenti inumani o degradanti)Violazione dell’Articolo 3 - Divieto della tortura (art. 3 - trattamento degradante) (aspetto sostanziale)
Manolachi v. Romania36605/043Petrică Manolachi, cittadino moldavo, è accusato di concorso in una rapina. In primo grado è assolto, dimostrando un valido alibi per escludere la partecipazione alla rapina; ma in secondo grado, e infine in Cassazione, il giudizio è ribaltato: è condannato perché quell’alibi non convince più. Oggi lamenta che nei giudizi impugnatori i giudici non hanno ascoltato né lui né gli altri testimoni, e si sono basati soltanto sulle risultanze istruttorie del primo grado. Accanto all’accusa rivolta ai giudici, contesta alla polizia investigativa di averlo maltrattato durante gli interrogatori, cercando di estorcergli una confessione.Articolo 3 (divieto di trattamenti inumani o degradanti)
Articolo 6 § 1 (diritto ad un equo processo entro un termine ragionevole)
Violazione dell’Articolo 6 - Diritto ad un processo equo (art. 6 - Procedimento penale; Articolo 6-1 - DIFESA)
Stana v. Romania44120/103Florin Daniel Stana, cittadino rumeno, è detenuto per omicidio nel carcere di Colibaşi. Lamenta di aver subito trattamenti degradanti a causa del sovraffollamento della struttura, della convivenza forzata con fumatori, nonché di aver contratto in carcere l'epatite B, peggiorata col tempo e senza adeguate cure.Articolo 3
(Divieto di trattamenti inumani o degradanti)
Violazione dell’Articolo 3 - Divieto della tortura (art. 3 - trattamento degradante; Trattamenti inumani) (aspetto sostanziale)
Manzanas Martín v. Spain17966/103Francisco Manzanas Martin, cittadino spagnolo, è stato sacerdote della Chiesa Evangelica. Ormai in pensione, ha fatto ricorso davanti alla CEDU per denunciare la disparità di trattamento, nel calcolare il trattamento previdenziale, tra sacerdoti cattolici e sacerdoti di altra confessione. Il 3 Aprile 2012 la Corte di Strasburgo ha riconosciuto le responsabilità della Spagna in questo trattamento previdenziale, ma si è riservata quanto alla determinazione delle spese. Oggi la Corte ha determinato l’importo dovuto come equa soddisfazione per riparare a quelle violazioni.Articolo 41 (Equa soddisfazione)Cancellato dalla lista dei ricorsi (Articolo 37-1)
Varela Geis v. Spain61005/092Pedro Varela Geis, cittadino spagnolo, ha una biblioteca a Barcellona, in cui tratta anche di Olocausto. È condannato in primo grado dai giudici spagnoli per apologia dell’Olocausto e istigazione all’odio razziale; così anche in secondo grado, modificandosi però, parzialmente, il capo di imputazione formulato in primo grado. Oggi rivendica, in un settore così sensibile nella coscienza civile, la propria libertà d’espressione e di pensiero, nonché denuncia alcune irregolarità processuali connesse al mutamento del reato per cui è stato condannato.Articolo 6 § 1 (diritto ad un processo equo entro un termine ragionevole) e
Articolo 6 § 3 (diritto di essere informato delle accuse e il diritto di disporre del tempo necessario per preparare la propria difesa)
Articoli 9 (libertà di pensiero, di coscienza e di religione)
Articolo 10 (libertà di espressione)
Violazione dell’Articolo 6 - Diritto ad un processo equo (art. 6 - Procedimento penale; Articolo 6-1 - DIFESA)
Violazione dell’Articolo 6 - Diritto ad un processo equo (art. 6-3-a - Informazioni in dettaglio; Informazioni sulla natura e dei motivi di accusa)
Violazione dell’Articolo 6 - Diritto ad un processo equo (art. 6-3-b - Preparazione di difesa)
Danno non patrimoniale - aggiudicato
Gülay Çetin v. Turkey44084/102Gülay Çetin, cittadina turca, è condannata per l’omicidio del partner. In carcere le sue condizioni non fanno che peggiorare, fino a portarla alla morte.Era infatti malata di carcinoma gastrico metastatico e, nonostante quando si aggravarono le sue condizioni fosse stata trasferita dalla struttura detentiva ad una unità medica specializzata, la sua patologia si dimostrò terminale. Oggi, a suo nome, i parenti proseguono il ricorso e accusano le autorità penitenziarie di essere rimaste inattive ed indifferenti al peggiorare delle condizioni mediche di Gülay, nonché di non essersi attivate – chiedendo il perdono presidenziale o tramite altri strumenti - per sottrarla, nella fase terminale della malattia, alle sofferenze psicologie connesse al fatto di restare reclusa. La detenzione avrebbe perciò peggiorato le sue condizioni di salute.Articolo 2 (diritto alla vita)
Articolo 3 (Divieto di trattamenti inumani o degradanti)
Articolo 5 § 4 (diritto che sulla legittimità del trattenimento decida un giudice entro un breve termine)
Articolo 6 (diritto ad un processo equo)
Articolo 13 (diritto ad un ricorso effettivo)
Resto irricevibile
Violazione dell’Articolo 3 - Divieto della tortura (art. 3 - trattamento degradante; Trattamenti inumani) (aspetto sostanziale)
Violazione dell'Articoli 14 +3 - Divieto di discriminazione (art. 14 - Discriminazione) (Articolo 3 - trattamento degradante
Trattamenti inumani; Proibizione della tortura)
Resistenza dello Stato ad adottare misure di carattere generale (Articolo 46-2 - Misure di carattere generale)
Danno patrimoniale - domanda respinta
Danno non patrimoniale - aggiudicato
Oyğur v. Turkey6649/103Süleyman Oyğur, giovane cittadino turco, all’età di 18 anni è arrestato per aver partecipato, con altri, ad una sassaiola contro un autobus municipale; da poco in città era stata aperta una sezione locale del partito, di sinistra e filo-curdo, DTP, che forse diede causa tanto al gesto violento della folla quanto alla reazione, violenta anch’essa, della polizia. Infatti Süleyman esce dall’interrogatorio con danni al corpo e alla testa, in una situazione talmente grave che il medico della stazione di polizia ne chiede il trasferimento in ospedale: ma gli agenti negano l’autorizzazione e lo trattengono nella struttura. Oggi denuncia quelle indebite violenze e lamenta che le autorità turche non hanno svolto indagini serie ed effettive sull’episodio.Articolo 3 (divieto di trattamenti inumani o degradanti)
Articolo 5 (diritto alla libertà e alla sicurezza)
Articolo 6 (diritto ad un equo processo)
Articolo 13 (diritto ad un ricorso effettivo)
Violazione dell’Articolo 3 - Divieto della tortura (art. 3 - trattamento degradante; Trattamenti inumani) (aspetto sostanziale)
Salih Salman Kılıç v. Turkey22077/102Salih Salman Kılıç, cittadino turco, lamenta di essere stato arrestato e poi processato senza poter accedere ad alcuna difesa processuale.Articolo 5 (diritto alla libertà e alla sicurezza)
Articolo 6 (diritto ad un processo equo)
Resto irricevibile
Violazione dell'Articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (art. 5-1 - La privazione della libertà; Procedura prevista dalla legge)
Violazione dell'Articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (art. 5-3 - prontamente tradotta dinanzi a giudice o ad altro)
Danno non patrimoniale - aggiudicato
Ripetitive cases
Carolis et Lolli v. Italy33359/053I ricorrenti sono stati sottoposti a fallimento. Lamentano la lunghezza della procedura concorsuale e l’impossibilità di accedere alla riabilitazione, ossia alla cancellazione del proprio nome dal registro dei falliti.Articolo 6 § 1 (diritto ad un processo equo in tempi ragionevoli)
Articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare
vita)
Violazione dell'Articolo 8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare (art. 8-1 - Il rispetto della vita privata)
Giuseppe Romano v. Italy35659/023Il ricorrente è l’ex dipendente di una società fallita, insinuato alla massa dei creditori del fallimento sperando di ottenerne – seppur in minima parte – le retribuzioni non ricevute. Ma lamenta tanto la lentezza della procedura concorsuale tanto l’inefficacia della Legge Pinto, inidonea a risarcirlo del danno subito dal suddetto ritardo.Articolo 6 § 1
(Diritto ad un processo equo in tempi ragionevoli
Articolo 13 (diritto ad un ricorso effettivo)
Articolo 1 del Protocollo n ° 1 (protezione della
proprietà)
Violazione dell’Articolo 6 - Diritto ad un processo equo (art. 6 - Procedura civile; Articolo 6-1 - Termine ragionevole)
Violazione dell'Articolo 1 del Protocollo n ° 1 - La protezione della proprietà (Articolo 1, comma 1 del Protocollo n ° 1 -. Pacifico godimento dei beni)
Klikovac and Others v. Serbia24291/083I ricorrenti lamentano che le sentenze giurisdizionali emesse da giudici nazionali in loro favore non hanno mai trovato esecuzione.Articolo 6 § 1 (diritto ad un
processo equo)
Articolo 1 del Protocollo n ° 1 (protezione della proprietà)
Violazione dell’Articolo 6 - Diritto ad un processo equo (art. 6 - procedimenti di esecuzione; Articolo 6-1 - l'accesso alla giustizia)
Violazione dell'Articolo 1 del Protocollo n ° 1 - La protezione della proprietà (Articolo 1, comma 1 del Protocollo n ° 1 -. Pacifico godimento dei beni)
Stojilković and Others v. Serbia36274/083[come sopra][come sopra]Violazione dell’Articolo 6 - Diritto ad un processo equo (art. 6 - procedimenti di esecuzione; Articolo 6-1 - l'accesso alla giustizia)
Violazione dell'Articolo 1 del Protocollo n ° 1 - La protezione della proprietà (Articolo 1, comma 1 del Protocollo n ° 1 -. Pacifico godimento dei beni)
Ekici v. Turkey47280/093I ricorrenti sono stati tutti indagati come affiliati dell’organizzazione terrorista Hezbollah e sottoposti ad una custodia cautelare eccessivamente lunga.Articolo 5 § 3 (diritto alla libertà e
sicurezza)
Violazione dell'Articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (art. 5-3 - Lunghezza della custodia cautelare)
Evliyaoğlu v. Turkey42956/093[come sopra][come sopra]Violazione dell'Articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (art. 5-3 - Lunghezza della custodia cautelare)
Casi di eccessiva durata di procedimenti non penali
Krela and Others v. Slovakia59644/093Violazione dell’Articolo 6 - Diritto ad un processo equo (art. 6 - Procedura civile; Articolo 6-1 - Termine ragionevole)
Laufik v. Slovakia5718/103Violazione dell’Articolo 6 - Diritto ad un processo equo (art. 6 - Procedura civile; Articolo 6-1 - Termine ragionevole)

About Marco Occhipinti

Nato a Ragusa, laureato a Piacenza, oggi sono praticante avvocato a Verona in uno studio specializzato nella tutela dei diritti umani. Scrivo su Diritti d'Europa dal 2012 e mi ostino a sognare un'Europa di diritti.

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