Home / Categorie Violazioni CEDU / Inghilterra, quando i poliziotti violano i diritti dei civili che proteggono

Inghilterra, quando i poliziotti violano i diritti dei civili che proteggono

Proteste in piazza – Sentenza Austin and others v. The United Kingdom, 15 Marzo 2012

Cosa succede se nel bel mezzo di una manifestazione ti ritrovi accerchiato da un muro di poliziotti in tenuta antisommossa? Se ti trovi all’interno di un cordone di polizia c’è effettiva violazione del diritto alla libertà? Il caso che analizza questa sentenza della Corte EDU ci riporta alle serie di manifestazioni del così detto movimento NO GLOBAL  che si realizzarono nelle grandi metropoli del mondo , ed in particolare al Londra il 1’ maggio 2001 dove si celebrò il  “The May Day Monopoli”.

IL CASO – Una manifestante  britannica , Ms Lois Amelia Austin , membro del Partito Socialista , un greco/nazionalizzato australiano , Mr George Black  , una cittadina britannica/naturalizzata australiana Ms Bronwyn Lowenthal  ed in fine un cittadino britannico, Mr Peter O’Shea  adirono la Corte EDU, contestando la violazione dell’ART 5 CEDU (Diritto alla libertà ed alla sicurezza) per una restrizione della loro libertà , all’interno di un cordone di polizia -in tenuta antisommossa –  (misura cd “Kettling”) per 7 ore nel corso della manifestazione del 1 maggio 2001 – The May Day Monopoli – Manifestazione anti-capitalista i cui partecipanti protestavano contro la globalizzazione e la Banca Mondiale, a cui parteciparono attivisti ambientalisti, anarchici e gruppi di sinistra .

Teatro dello scontro tra manifestanti e polizia era il famoso incrocio , OXFOR CIRCUS , nel borgo londinese della City OF Westmister.

Alla prima ricorrente, Ms Austin, nelle sette ore di restrizione non gli fu garantita la libertà d’andare a prendere la figlia di 11 mesi all’asilo nido, le sue intenzioni erano quelle di lasciare la manifestazione  alle 14,30 – 15,00 per poi andare a prendere la figlia alle 16,30 ma poté ritornare dalla sua famiglia solo dopo le 21.30.
Il secondo ricorrente voleva recarsi ad una libreria ubicata ad Oxford Circus ma fu costretto a deviare per Margaret Street, una strada parallela a nord , su consiglio di un poliziotto. A metà strada si trovò in mezzo al cordone ma non poté uscire per mancanza di vie d’uscita per i non-manifestanti, fu in grado d’uscire dal cordone alle 21,20.
Il terzo ricorrente si trovò nel ben mezzo della manifestazione dopo la pausa pranzo e gli venne impedito il legittimo ritorno nel posto di lavoro, gli fu consentita l’uscita alle 21,35 .
Analoga situazione per il quarto ricorrente che poté tornare in libertà intorno alle 20,00.

I ricorrenti si videro respinti i ricorsi in tutti i gradi di giudizio interni . Le corti ritennero che, al fine di evitare una violazione della pace minacciata da altri, la polizia avrebbe potuto legittimamente agire contro chi interferiva con o limitando il legittimo esercizio dei diritti di terzi innocenti , ma solo quando tutte le altre misure possibili erano state prese per evitare una violazione della pace e per  proteggere i diritti dei terzi, dove la misura si rilevasse ragionevolmente necessaria e proporzionata. E ritennero il caso di specie rientrante nella situazioni di  concreta minaccia della pace e dell’ordine pubblico.

Il Governo della Gran Bretagna sostenne che la polizia (dispiegamento di 6000 agenti) era preparata ad una manifestazione di 500-1000 manifestanti non ,come invece si trovò ad affrontare , una folla di circa 3000, forse 5000 manifestanti ,molti dei quali camuffati e con caschi , chiaramente intenti a creare disordine e danni alla città. Secondo il Governo , la polizia dovette evitare “Le minacce più gravi per l’ordine pubblico mai viste a Londra e in Inghilterra, con un rischio reale di lesioni gravi e persino di morte, come pure i danni alla proprietà”. Per questi motivi legittima l’utilizzo del Kettling come una misura alternativa ad una reazione coercitiva di deterrenza degli scontri ,e di come l’intervento della polizia fosse proporzionato e necessario  alla situazione ed al reale pericolo per l’ordine pubblico. Sostenendo con forza l’inesistente violazione dell’Art 5 CEDU (Diritto alla libertà ed alla sicurezza) e auspicando un giusto equilibrio tra gli interessi della società e la tutela dei diritti della persona.

LA CORTE EDU deliberò che tali restrizioni non si potessero intendere “privazione della libertà”sia perché i ricorrenti non sostennero che all’interno del cordone , immediatamente furono privati della la loro libertà. Poi anche perché  sarebbe improprio ritenere “una restrizione della libertà di movimento” come una “ Una privazione della libertà”. Infine la Corte ha sottolineato l’importanza fondamentale della libertà di espressione e di riunione in tutte le società democratiche e ha sottolineato che le autorità nazionali non dovrebbero usare misure di controllo della folla soffocando o scoraggiando proteste, ma solo se necessario per evitare lesioni o danni gravi. Per questi motivi La Corte europea dei diritti dell’uomo, riunita in Grande Camera, con sentenza del 15 marzo del 2012 dichiara ammissibile all’unanimità la domanda ma dichiara , con 14 voti a 3 che non vi fu violazione dell’art 5.

È sempre difficile poter scindere con precisione chirurgica cosa è protezione dell’ordine pubblico e cosa è violenza o abuso dell’uso legittimo della forza da parte delle forze dell’ordine. Ma di certo tra manifestante e poliziotto non c’è mai uno che ha sempre ragione e uno che ha sempre torto.

La sentenza in originale è reperibile qui:  Sentenza Austin and others v. The United Kingdom del 15 marzo 2012

About Roberto Federico Proto

Sono nato ad Ostuni, comunemente conosciuta come la città bianca, nel 1990 di un martedì 17, numero che mi ha sempre portato molta fortuna. Conclusi gli anni scolastici obbligatori ho deciso, inconsapevolmente, d'iscrivermi alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (sede di Piacenza). Grazie agli studi universitari ho iniziato ad appassionarmi di Diritti Sociali, con un occhio sempre attento e vigile a tutte le vicende e i mutamenti del Diritto del Lavoro. Dal febbraio del 2012 faccio parte della redazione del webmagazine Diritti d'Europa ( ex Generazionezeroitalia.org), dove commentiamo e divulghiamo le pronunce della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

*

Scroll To Top