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Detenuti o pazienti? Così la salute viene sottovalutata in Russia

Trattamento disumano – Caso Gurenko v. Russia, 05 febbraio 2013

È noto che le condizioni nelle carceri siano spesso degradanti e inadeguate. Ma cosa succede quando uno tra quei detenuti è soggetto ad infarti periodici, crisi respiratorie, forti dolori al petto? Il carcere non è certamente il luogo migliore in cui vivere, soprattutto quando devi confrontarti ogni giorno con la malattia!

IL CASO – Georgiy Grigoryevich Gurenko, il ricorrente, è un cittadino russo dichiarato colpevole di aver picchiato la sua compagna, fino ad ucciderla. Venne arrestato nel gennaio 2006, e detenuto nel carcere di Kursk, in condizioni carcere disumane. Il sig. Gurenko soffriva già da tempo di problemi di cuore. Anni prima del suo arresto, dopo un infarto miocardico, gli era stata diagnosticata una malattia coronarica, una grave forma di ipertensione arteriosa cronica e una forma latente di urolitiasi: per questo venne classificato come disabile permanente. A seguito di un ulteriore infarto, avvenuto dopo l’arresto, il capo dell’unità medica del centro di detenzione prescrisse al ricorrente un trattamento con 4 farmaci, da adottare in caso di dolore toracico acuto. Successivamente la sua salute venne sottovalutata, fino al 2006, quando, a seguito di forti dolori al petto,  il ricorrente è stato trasferito al reparto di terapia dell’ospedale regionale della prigione di Kursk, dove rimase per due mesi in uno stato considerato “moderatamente grave”. Il ricovero portò un miglioramento nel suo stato di salute; ma con il rientro in carcere ricomparirono dolori al petto, affaticamento, senso di vertigini, e un altro attacco di cuore, che lo costrinsero a rientrare nel reparto dell’ospedale. Qui ancora una volta venne sottoposto a numerose analisi, ma non venne effettuata nessuna visita da parte di un cardiologo. Infatti da allora il suo stato di salute peggiorò. Il sig.Gurenko, però, continuò ad essere trasferito dalla sua cella al reparto ospedaliero; e a causa della gravità delle sua condizioni venne trasferito in un ospedale più efficiente, dove è stato sottoposto a cure più adeguate. Attualmente è ricoverato in un reparto di cardiologia, dove gli è stato diagnosticato un cancro.

IL RICORSO – Il ricorrente russo, depositando un ricorso contro la Russia presso la Corte europea dei diritti dell’Uomo, lamenta una violazione dell’art 3 CEDU, in quanto le autorità dello stato convenuto non hanno salvaguardato la sua salute, benché lui soffrisse  da tempo di problemi di cuore. Chiede, in fine, un risarcimento di € 1750 per danno patrimoniale, e di € 186 mila per danno morale.

Il GOVERNO – si oppone al ricorso, sottolineando che il ricorrente non si fosse affidato alle vie di ricorso interne, che Russia Piazza Rossaavrebbero potuto riconoscerli un risarcimento per i danni derivante dalle cure mediche inadeguate a cui è stato sottoposto. Inoltre l’esecutivo ha sostenuto di aver garantito tutte le cure mediche necessarie per salvaguardare la salute del ricorrente.

LA CORTE – ritiene che il ricorrente non abbia beneficiato delle cure mediche adeguate in carcere, e che per poter far fronte alle gravi condizioni del paziente si sarebbe dovuto trasferirlo prima  in un ospedale più efficiente. Dichiara, perciò, che nel caso di specie vi è stata la violazione dell’art 3 CEDU; e pertanto condanna lo stato russo al pagamento di € 15 000 a titolo di danno non patrimoniale nei confronti del ricorrente.

La Russia è spesso al centro di scandali riguardanti le condizioni inumane delle carceri: condizioni imbarazzanti che ci fanno riflettere, e allo stesso tempo allarmare. È difficile credere di convivere con altri 3, 5, 8 detenuti in una cella di 5 o 10 metri quadrati. È difficile credere che lì i detenuti vengano torturati e picchiati nel silenzio di tutti. Ed è ancora più difficile credere che un soggetto malato possa sopravvivere in queste condizioni. Georgiy  Gurenko sarebbe dovuto essere  uno dei tanti pazienti ricoverati in reparti specializzati, assistito da infermieri e medici; ed avrebbe dovuto coltivare una sola speranza: la speranza di guarire. Ma per ben 6 anni, invece, non è stato sottoposto a trattamenti sanitari mirati alla sua pronta guarigione, o almeno al miglioramento della sua condizione. Ed in particolare il sig. Gurenko è stato privato della speranza di poter star meglio. Fortunatamente ora, dopo questa lunga lotta giudiziaria, gli è stata restituita la speranza, e ci auguriamo anche la possibilità di guarire.

La sentenza è reperibile qui: Caso gurenko v. russia, 05 febbraio 2013

About Dora Tucci

Sono una studentessa fuori sede, iscritta al 3° anno di giurisprudenza, presso l’università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza. Durante la settimana risiedo nel collegio delle suore Orsoline, ma nel fine settimana rientro a casa, in provincia di Brescia.

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