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Le Sentenze della Corte Europea dei diritti dell’uomo del 12/02/2013

Martedì 12 Febbraio 2013

Corte Edu

Questa settimana la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha accertato la violazione dei diritti e delle libertà protette dalla CEDU in 13 casi sui 14 esaminati, giungendo alla condanna di Bulgaria, Ungheria, Moldavia, Polonia, Romania, nonché dei tre “big” , quanto a sentenze collezionate in CEDU: Italia, Russia e Turchia.

L’Italia è stata condannata nel caso Iannelli v. Italy nell’ambito di un caso di espropriazione indiretta: il Consiglio comunale di Goldo, nel Salernitano, espropriò il terreno del ricorrente per edificarvi un ospedale attraverso un provvedimento rilavatosi poi illegittimo. Quindi una espropriazione indiretta, la cui disciplina è stata fortemente ispirata dalla normativa CEDU, tanto da essere modificata in una prospettiva più garantista – ma compatibile col diritto di proprietà sancito dalla CEDU? – nel 2011 dal legislatore italiano. (approfondimento in Diritti Umani in Italia).
Quindi la P.A non è un potere assoluto: può prendere solo ciò di cui ha bisogno, pagandolo il giusto e rispettando la legge. Ma quel provvedimento non rispettava affatto la legge, e così sopraggiunge la condanna già dai giudici nazionali: la Corte d’Appello  di Napoli riconosce le responsabilità del comune verso Mr.Iannelli per una espropriazione illegittima. Tuttavia l’avventura processuale, iniziata nel 1989, si concluse davanti alla Corte d’Appello  soltanto nel 2011! Un processo troppo lungo, che consente di chiedere un risarcimento attraverso un altro strumento “acquisito” dall’esperienza europea; la legge Pinto consente ottenere il risarcimento per una giustizia eccessivamente lenta nella stessa misura che verrebbe attribuita dal giudice di Strasburgo ma senza oltrepassare le Alpi: è il giudice italiano a calcolarlo. 
Ed ecco le ragioni della condanna: il giudice italiano ha liquidato soltanto il 10% di quanto spettante al ricorrente come risarcimento per i 12 anni di processi, e quindi l’Italia ha violato il diritto ad una ragionevole durata del processo di Mr.Iannelli.
Ma non è la prima volta che la legge Pinto fallisce, e che l’Italia paga meno di quanto sia dovuto e viene “ripresa” dal giudice europeo: ad esempio caso Ambrosini v. Italy.

Note alla rassegna

Di seguito la rassegna delle sentenze pronunciate dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo in data Martedì 12 Febbraio 2013, di cui, per ciascuna, si ripropongono:

  • Case of – : la denominazione del caso e il link alla sentenza caricata sul sito http://hudoc.echr.coe.int ;
  • N.ricorso  : il numero di ricorso;
  • Corte I.L.  : l’Importance Level ;
  • Descrizione  : una breve esposizione dei fatti del caso, secondo le anticipazioni ufficiali pubblicate dalla Corte;
  • Petitum  : le richieste dei ricorrenti, secondo le anticipazioni ufficiali pubblicate dalla Corte;
  • Dispositivo  : l’esposizione sintetica del dispositivo, come risultante dalla sentenza pubblicata dalla Corte.

Le fonti delle informazioni riportate sono tutte ufficiali e consultabili in inglese/francese sui siti ufficiali della Corte EDU: http://www.echr.coe.int/ECHR/Homepage_ENhttp://hudoc.echr.coe.int .

Case of
N.ricorso
I.L.
Descrizione
Petitum
Dispositivo
Amie and Others v. Bulgaria58149/083Mahmud Abas Amie e Rowida Mustafa Kamah, marito e moglie, apolidi, trovano rifugio coi loro figli, Katia Mahmud, Firas Mahmud e Mahmud Abas, a Sofia, in Bulgaria. Nel 2006 Mr. Amie è arrestato perché sospettato di terrorismo: detenuto e liberato diverse volte in attesa dell’espulsione, oggi lamenta di essere stato privato della sua libertà personale illegalmente e senza potersi opporre, per un anno e otto mesi. I suoi familiari accusano lo Stato Bulgaro di aver compromesso l’unità familiare del loro nucleo parentale tramite la detenzione illegale di Mr.Amie, e soprattutto di minacciarne un danno ancora maggiore, qualora Mr.Amie venisse espulso dalla Bulgaria.privata e familiare)
Articolo 5 § 1 (diritto alla libertà e alla sicurezza) Articolo 5 § 4 (diritto di legittimità della detenzione decida da un tribunale)
Articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare
Violazione dell'articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (art. 5-1 - La privazione della libertà; Articolo 5-1-f - Estradizione)
Violazione dell'articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (5-4 Articolo - Recensioni su legalità della detenzione)
Violazione dell'articolo 8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare (articolo 8 - Espulsione) (Condizionale)
Dimitar Krastev v. Bulgaria26524/043Dimitar Krastev, cittadino bulgaro, è condannato per abuso d’ufficio connesso alle sue funzioni di capo della polizia di un distretto di
Plovdiv. Egli ritiene illegittime le misure adottate dal Pubblico Ministero, il quale ha ordinato il sequestro di tutti i beni rinvenuti nel suo ufficio, anche nella cassaforte, senza alcuna possibilità di contraddittorio; inoltre lamenta un processo penale eccessivamente lungo.
Articolo 6 § 1 (diritto ad un
processo equo entro un termine ragionevole)
Articolo 1 del Protocollo n ° 1 (protezione della
proprietà)
Violazione dell’Articolo 6 - Diritto ad un processo equo (art. 6 - Procedimento penale; Articolo 6-1 – DIFESA; Audizione pubblica)
Krisztián Barnabás Tóth v. Hungary48494/062Krisztián Barnabás Tóth, cittadino ungherese, si separa dalla moglie nel 2004 e lei, già incinta, trova un altro compagno con cui formare una famiglia: così quando sopraggiunge il neonato – una bimba – questi viene adottato dal nuovo compagno. Allora Mr. Tóth chiede che si faccia luce sulla paternità biologica della bambina, ma dopo due anni, nel 2006, riceve una risposta negativa: secondo i giudici ungheresi, l’indagine sul vero padre della bambina andrebbe contro i suoi interessi. Oggi Mr. Tóth contesta questa decisione davanti alla Corte EDU.Articolo 8 (diritto al rispetto
per la famiglia e la vita privata)
Nessuna Violazione dell’Articolo 8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare (art. 8-1 - Il rispetto della vita privata)
László Károly v. Hungary50218/083László Károly, cittadino ungherese, accusa la polizia di Budapest di brutalità nei suoi confronti: infatti, dopo aver partecipato ad una rissa con alcuni poliziotti in borghese, sarebbe stato picchiato e insultato presso la stazione di polizia. Subito dopo aver denunciato le violenze subite, è accusato di guida in stato di ebrezza e di resistenza a pubblico ufficiale: successivamente non soltanto verrà assolto da quelle accuse, ma otterrà anche un risarcimento per la responsabilità di un funzionario nell’accusarlo indebitamente. In ciascun episodio, lamenta di aver subito violenze sproporzionate e ingiustificate da parte degli agenti di polizia, patendo sofferenze sia fisiche che morali.Articolo 3 (divieto di tortura
e di trattamenti inumani o degradanti)
Violazione dell’Articolo 3 - Divieto della tortura (art. 3 - trattamento inumano) (aspetto sostanziale)
Vojnity v. Hungary29617/072Péro Vojnity, cittadino ungherese, è fedele praticante della Hit Gyülekezete (Congregazione della Fede). Divorziato, si contende con al moglie la custodia del figlio. Prima il figlio è affidato alla madre, poi, ritenuta lei non adatta, i giudici lo affidano al fratello maggiore; dopo non molto tempo, Mr. Vojnity è interdetto dal visitare suo figlio. Alla base di tutte le decisioni dei giudici nazionali, vi è il proselitismo del padre, ritenuto non compatibile con l’educazione del figlio. Oggi Mr. Vojnity afferma di aver subito discriminazioni di carattere religiosoArticolo 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare)
Articolo 9 (libertà di religione)
Articolo 14 (divieto di discriminazione)
Violazione dell'art 14 +8 - Divieto di discriminazione (art. 14 - Discriminazione) (Articolo 8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare; Articolo 8-1 - Il rispetto della vita familiare)
Danno non patrimoniale - aggiudicato
Iannelli v. Italy24818/032Armando Iannelli, cittadino italiano, era proprietario di un terreno edificato presso Galdo, in provincia di Salerno. Nel 1989 il Consiglio comunale delibera per il suo esproprio, a favore dell’edificazione di un ospedale. Tuttavia il provvedimento di espropriazione è illegittimo, tant’è che la Corte di Appello di Napoli - richiamandosi tra l’altro alla giurisprudenza CEDU - ne dichiara l’illegittimità. Oggi Mr. Iannelli, ormai deceduto e quindi in persona degli eredi, contesta gli importi concordatigli dai giudici ora come compensazione dell’espropriazione, ora come risarcimento per l’eccessiva durata del processo, liquidato erroneamente nel ricorso ex Legge Pinto.Articolo 6 § 1 (diritto ad un equo processo entro un termine ragionevole)
Articolo 13
(Diritto ad un ricorso effettivo)
Articolo 1 del
Protocollo n ° 1
(protezione della proprietà)
Obiezione preliminare permesso (art. 34 - Vittima)
Resto irricevibile
Violazione dell’Articolo 6 - Diritto ad un processo equo (art. 6 - Procedura civile; Articolo 6-1 - Termine ragionevole)
Danno non patrimoniale - aggiudicato
Eduard Popa v. the Republic of Moldova17008/073Eduard Popa, cittadino moldavo, detenuto in prigione, può abbandonarla per ragioni di lavoro, purché torni entro certi orario nella struttura penitenziaria. In un giorno del Novembre del 2005 non fa ritorno: sarà poi ritrovato sul bordo di un ponte, privo di sensi e in ipotermia. Per il tramite della madre di Eduard, è avviata un’inchiesta, ancora in corso, sulla vicenda: sono accusati alcuni agenti di polizia, che lo avrebbero pestato mentre tornava dal lavoro e poi abbandonato a quelle basse temperature. Oggi Mr.Popa chiede giustizia alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.Articolo 2 (diritto alla vita)
Articolo 3
(Divieto di tortura e di trattamenti inumani o degradanti)
Articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare
vita)
Articolo 13 (diritto ad un ricorso effettivo)
Violazione dell’Articolo 2 - Diritto alla vita (art. 2-1 - L'effettivo accertamento) (aspetto procedurale)
Violazione dell’Articolo 3 - Divieto della tortura (art. 3 - L'effettivo accertamento) (aspetto procedurale)
D.G. v. Poland45705/073D.G., cittadino polacco, paraplegico su sedia a rotelle, è condannato per una serie di reati a 8 anni di reclusione. Lamenta che in più occasione, e per interi periodi, il trattamento detentivo è stato incompatibile col suo handicap fisico: in particolare, i servizi igienici non erano accessibili alla carrozzella e i pannoloni di cui veniva fornito erano sempre pochi rispetto a quelli di cui aveva bisogno; inoltre che le celle erano piccole, sovraffollate e senza distinzione tra fumatori e non fumatori.Articolo 3 (proibizione della tortura e di trattamenti inumani o degradanti)Violazione dell’Articolo 3 - Divieto della tortura (art. 3 - trattamento degradante; Trattamenti inumani) (aspetto sostanziale)
Austrianu v. Romania16117/022Eugeniu Costel Austrianu, cittadino rumeno, è condannato per omicidio. Afferma di aver subito, durante la sua reclusione, vari abusi da parte dell’autorità penitenziaria: sarebbe stato picchiato indebitamente con un manganello; due lettere a lui indirizzate dalla Corte EDU sarebbero state aperte prima che le avesse ricevute; sarebbe stato trattato come ortodosso, sebbene avesse dichiarato la propria fede battista, e alcune sue cassette, dal contenuto religiose, sarebbero state indebitamente confiscate; infine lamenta che alcuni provvedimenti a suo favore sarebbero rimasti lettera morta, perché non eseguiti. Articolo 3 (divieto di tortura e di trattamenti inumani o degradanti)
Articolo 6 § 1 (diritto ad un processo equo)
Articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare)
Articolo 9 (libertà di pensiero, di coscienza e di religione)
Articolo 14 (divieto di discriminazione)
Resto irricevibile
Violazione dell’Articolo 3 - Divieto della tortura (art. 3 - trattamento degradante
Trattamenti inumani) (aspetto sostanziale)
Violazione dell’Articolo 3 - Divieto della tortura (art. 3 - L'effettivo accertamento) (aspetto procedurale)
Nessuna Violazione dell’Articolo 3 - Divieto della tortura (art. 3 - trattamento degradante; Trattamenti inumani) (aspetto sostanziale)
Danno non patrimoniale - aggiudicato
Bugan v. Romania13824/063Sorin Bugan, cittadino rumeno, è caporedattore e giornalista del settimanale Ziar de Sinaia. Scrive alcuni articoli molto critici sulla gestione dell’ospedale locale ed è condannato a risarcirne il direttore. Oggi contesta la legittimità di quella decisione rispetto al suo diritto di critica.Articolo 10 (libertà di espressione)Violazione dell’Articolo 10 - Libertà di espressione - {Generale} (Articolo 10-1 - Libertà di espressione)
Dzugayeva v. Russia44971/043Yelena Dzugayeva, cittadina russa, è grossista di vuoti di bottiglie riciclabili. Nell’Ottobre del 2002 il furgone, in cui tiene circa 34,000 vuoti, viene sequestrato dalla polizia perché parcheggiato in divieto di sosta. Successivamente, il furgone sarà restituito, ma pressoché vuoto, con soltanto tracce di bottiglie rotte. Ms. Dzugayeva agisce in patria per ottenere un risarcimento, ma le è negato perché il numero delle bottiglie non era determinabile . Oggi si rivolge alla Corte EDU perché venga prestata la giusta tutela al suo diritto di proprietà.Articolo 1 del
Protocollo n ° 1
(protezione della proprietà)
Violazione dell'articolo 1 del Protocollo n ° 1 - La protezione della proprietà (articolo 1 del Protocollo n ° 1 - obblighi positivi, Articolo 1 cpv. 1 del Protocollo n ° 1 - pacifico godimento dei beni)
Yefimenko v. Russia152/041Sergey Yefimenko, cittadino russo, è condannato per omicidio e sequestro di persona a scopo di estorsione. Lamenta plurime violazioni dei propri diritti, in particolare: pessime condizioni di detenzione, illegittima detenzione cautelare, procedimento penale ingiusto e senza difensore, controllo della propria corrispondenza da parte dell’autorità carceraria.Articolo 3 (divieto di tortura
e di trattamenti inumani o degradanti)
Articolo 5 § 1 (a), (diritto alla libertà e alla sicurezza)
Articolo 6 § § 1 e 3 (c) (diritto ad un processo equo /
diritto all'assistenza legale)
Articolo 8 (diritto al rispetto della
corrispondenza)
Articolo 13 (diritto ad un ricorso effettivo)
Articolo 34 (diritto di ricorso individuale)
Obiezione preliminare unito al merito respinta (art. 35-1 - Esaurimento dei ricorsi interni)
Resto irricevibile
Violazione dell’Articolo 3 - Divieto della tortura (art. 3 - trattamento degradante; Trattamenti inumani) (aspetto sostanziale)
Violazione dell’Articolo 13 - Diritto ad un ricorso effettivo (art. 13 - ricorso effettivo)
Violazione dell'articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (art. 5-1 - regolare stato di arresto o di detenzione; Articolo 5-1-a - competente tribunale)
Violazione dell'articolo 8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare (art. 8-1 - Rispetto per la corrispondenza)
Danno non patrimoniale - aggiudicato
Gülaydın v. Turkey37157/093Mehmet Hida Gülaydın, cittadino turco, è tesoriere per il partito SHP (Partito Socialdemocratico del Popolo). Alle elezioni locali del 2004 nel seggio elettorale in cui si trova si creano dei disordini e interviene la polizia. Durante gli scontri cerca di abbandonare il seggio ma è colpito da un poliziotto: seguirà la corsa in ospedale, in condizioni di emergenza. Oggi lamenta di aver subito maltrattamenti, senza che le autorità nazionali indagassero efficacemente sulla vicenda. Articolo 3 (proibizione della tortura e dei trattamenti inumani o degradanti)
Articolo 13 (diritto ad un ricorso effettivo)
Violazione dell’Articolo 3 - Divieto della tortura (art. 3 - trattamento inumano) (aspetto sostanziale)
Violazione dell’Articolo 3 - Divieto della tortura (art. 3 - L'effettivo accertamento) (aspetto procedurale)
Necati Yılmaz v. Turkey15380/093Necati Yılmaz, cittadino turco, è ipovedente perché affetto da retinite pigmentosa. Il 7 aprile 2007, mentre il Primo Ministro turco si trovava a Araklı per inaugurare una strada, Mr. Yılmaz è arrestato: le accuse sono di aver offeso pubblicamente il politico. Tuttavia, allora come oggi, Mr. Yılmaz sostiene la sua innocenza, nonché di essere stato ingiustamente malmenato dalle guardie del corpo del primo ministro.Articolo 3 (proibizione dei trattamenti inumani o degradanti)
Articolo 6 § 1 (diritto ad un processo equo)
Articolo 13 (diritto ad un ricorso effettivo)
Violazione dell’Articolo 3 - Divieto della tortura (art. 3 - trattamento degradante; Trattamenti inumani) (aspetto sostanziale)
Violazione dell’Articolo 3 - Divieto della tortura (art. 3 - L'effettivo accertamento) (aspetto procedurale)

About Marco Occhipinti

Nato a Ragusa, laureato a Piacenza, oggi sono praticante avvocato a Verona in uno studio specializzato nella tutela dei diritti umani. Scrivo su Diritti d'Europa dal 2012 e mi ostino a sognare un'Europa di diritti.

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