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Polizia: torture arbitrarie, nessun procedimento, Russia Condannata.

Tortura e violenze – Sentenza Mogilat v. Russia, 13 marzo 2012

IL CASO – 6 novembre 2001, Mosca, un cittadino ucraino, il Sig. Mogilat aiutato da un complice tenta di rubare un’auto. La polizia arriva sul posto quasi immediatamente, grazie alla chiamata di un residente del quariere. Mogilat scappa, ma viene raggiunto e catturato dall’ufficiale S., il quale con un un colpo ben assestato immobilizza e ammanetta il ladro.

Prigione

Poco dopo viene portato al distretto di Kryukovo ed interrogato dalle ore 12.25 alle 13.00. In questo lasso di tempo il ricorrente ha dichiarato di esser stato legato ad una sedia ammanettato, e di esser stato preso a calci e pugni. Gli fu permesso di vedere il suo avvocato solo alle 22.00 circa, il quale accorgendosi delle ferite, chiamò subito un’ambulanza. In un centro medico Mogilat venne sottoposto ai raggi-x: non venne rilevata alcuna frattura. Nel certificato di rilascio si concluse che il ricorrente sarebbe potuto benissimo rimanere in custodia presso la polizia.

Il legale continua imperterrito a che il su assistito, venisse esaminato da un medico del tribunale, ma ciò viene autorizzato solo il 4 dicembre 2001 -un mese dopo-  ne risulta che le lesioni non hanno alcuna rilevanza per il procedimento in questione, e che la loro gravità non può essere determinata perchè non ha comportato un’inabilità temporanea fino a 21 giorni. Solo il 18 dicembre l’avvovato del Sig. Mogilat ha accesso ai risultati della perizia. Fa richiesta per una nuova perizia, ma viene respinta. La difesa allora denuncia la Corte distrettuale di Mosca per violenze a causa dei maltrattamenti da parte della polizia, la conduzione di interrogatori in assenza del legale e sopratutto la mancanza di un’indagine circa le accuse di maltrattamento. Difatti il 29 dicembre 2001 viene emesso il rifiuto dell’istruzione di un procedimento penale riguardo le affermazioni di maltrattamento lamentate dal ricorrente. Infine il 18 aprile 2002 il Tribunale Distrettuale condanna il Sig. Mogilat alla reclusione di 5 anni e 3 mesi. In Appello la pena viene ridotta a 4 anni.

LA CORTE EDU La ricorrenete lamenta  la violazione degli artt. 3, 6 e 13 della Convenzione, Sostiene che le autorità nazionali e il governo non hannno fornito spiegazioni plausibili per le ferite riportate.

La Corte ribadisce che ai fini dell’Art.3 CEDU– che vieta in termini assoluti la tortura – il trattamento inumano o degradante per rientrare nell’ambito della sua applicazione deve raggiungere un livello minimo di gravità.

Nel caso di specie, il 6 novembre 2001 il ricorrente ha subito lesioni sul volto, petto, costole, e sul polso: a giudizio della Corte, sufficientemente gravi per superare il “livello minimo”. Il governo ribatte dicendo che le lesioni si dovevano riferire ai tempi di arresto e non di permanenza nella stazione di polizia. La Corte continua dicendo che il compito delle autorità nazionali è stato complicato dalla fuga del ricorrente nel momento immediatamente successivo all’arresto, ed è proprio qui che si va a collocare -secondo i risultati nazionali- “il colpo al petto ben assestato”. La Corte dunque non ha motivazioni sufficienti per essere in disaccordo con la valutazione nazionale, tanto da non intaccare i requisiti dellArt 3 Cedu.

Vi è però un altro rischio di irregolarità, insito proprio nell’inchiesta, che mina la capacità di stabilire circa le lesioni o l’identità delle persone responsabili. Il paradosso consiste nel fatto che il governo non ha indicato alcuna data esatta riguardo l’apertura di un’inchiesta, nè sembra alla Corte che misure alternative nei confronti del presunto maltrattamento siano state effettuate.

Ancor più grave  è il fatto che non è stata ravvisata una totale estraneità o diversità, tra gli investigatori e coloro che hanno effettuato la decisione di non istituire procedimenti penali sui funzionari pubblici.

Per questi motivi, la Corte dichiara la violazione dell’Art. 3 della Cedu nel suo aspetto procedurale, stabilendo così che al Sig. Mogilat venga corrisposto un risarcimento di 10.000 euro.

Risulta assai degradante al giorno d’oggi, ricorrere in Corte Edu, per il rifiuto ostinato in sede processuale -massima sede di garanzia- dell’avvio di un procedimento penale che come abbiamo visto la Corte ritiene indispensabile.

La sentenza in originale è reperibile qui:  Sentenza Mogilat v. Russia del 13 marzo 2012

 

About Aurora Licci

Studio Giurisprudenza a Piacenza, da quattro anni. Le mie origini sono qualche passo più in là, a S. Maria di Leuca, ultimo scoglio in una terra bagnata da due mari. Un giorno spero di ritornarvi con una barca a vela piena di libri, ma ancora non ho deciso per quale Mare andrò.

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