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Romania: in ospedale tra scabbia e pidocchi

Trattamenti degradanti – Sentenza Parascineti v. Romania, 13 marzo 2012

Cosa pensereste se un giorno, all’improvviso vi portassero in una stanza sporca, e vi lasciassero in quelle condizioni per un bel po’ di tempo? E se quella stanza fosse addirittura una stanza di un ospedale psichiatrico ridotto in pessime condizioni igienico sanitarie? Non si tratta di fantasia o di finzione ma questa è la storia accaduta a Mihai Parascineti, un cittadino rumeno nato nel 1960 e residente a Remeti, in Romania. Ha dei problemi di salute in quanto presenta dei gravi deficit mentali e di salute dovuti a dolori articolari, problemi agli occhi e all’anca (a cui è stata impiantata una protesi).

 IL CASO – Il 5 luglio 2005 Parascineti ha avuto una crisi acuta dovuta alla sua malattia ed è stato portato d’urgenza al reparto psichiatrico dell’ospedale di Sighetu Marmatiei . Il signor Parascineti ha affermato che il ricovero in ospedale è avvenuto quando ha rifiutato di ricevere una iniezione, mentre il Governo rumeno ha sostenuto che era stato portato al reparto psichiatrico perché tornando dall’ospedale era sotto l’influenza di alcool e in forte stato di aggressività e agitazione.

Il signor Parascineti denuncia le condizioni igienico-sanitarie presenti all’interno del reparto psichiatrico in cui è stato portato tra il 5 e 13 luglio 2005, queste infatti a suo giudizio sono state terribili, anche perché la degenza è avvenuta in presenza di decine di pazienti tenuti in condizioni misere, alcuni addirittura con scabbia e pidocchi. Con queste persone è stato costretto ad alloggiare nella stessa stanza e con loro ha dovuto anche condividere il letto e il bagno, comprese le 2 docce del reparto.

Gli stessi bagni emanavano un odore insopportabile e non era permesso ai pazienti di uscire dalla stanza per respirare aria pulita.

Il 22 febbraio 2006 il sig Parascineti si rivolge al tribunale rumeno per obbligare le varie autorità ad aprire un’inchiesta sulle condizioni nel reparto psichiatrico ma questa domanda è stata respinta, così come il successivo ricorso.

Nell’aprile 2006 presenta una denuncia penale alla procura della repubblica rumena nei confronti della polizia e degli ufficiali che lo avevano portato in ospedale con la forza e un’altra denuncia viene indirizzata al personale ospedaliero per le condizioni in cui era stato trattato all’interno della struttura; la Procura però archivia  il caso.

LA CORTE EDU –  Il 16 agosto 2005 decide di rivolgersi alla Corte di giustizia europea, invocando l’Art 3 della Convenzione, ritenendo infatti che le condizioni a cui è stato sottoposto all’interno dell’ospedale psichiatrico tra il 5 e il 13 luglio dello stesso anno siano state degradanti e disumane.

In combinato disposto invoca anche l’Art 5 Cedu (diritto alla libertà e alla sicurezza), facendo presente alla Corte la situazione di degenza obbligata e contro la sua volontà all’interno della struttura . Il Governo rumeno, in sua difesa ha sostenuto che la denuncia fosse irricevibile in quanto il ricorrente non aveva esaurito le vie di ricorso interne, ma la Corte in questo caso ha risposto sostenendo che le condizioni disumane di detenzione (ex Art 3) all’interno dello stato sono già conosciute e frequenti e che il Governo, dopo molte sollecitazioni, non ha ancora risolto la questione.

Per questo motivo, la Corte, il 13 marzo 2012 ha dichiarato con sentenza numero 104 l’ammissibilità del ricorso e ha ribadito che lo Stato è tenuto a garantire che tutte le persone detenute all’interno di qualsiasi struttura devono essere sottoposte a condizioni compatibili con il rispetto della loro dignità umana, che i modi e i metodi delle misure prese nei loro confronti non devono sottoporli a condizioni di disagio o difficoltà di intensità superiore al livello consentito.

Nello specifico caso, di un soggetto cioè vulnerabile, con una malattia mentale grave, la Corte ha sottolineato che il benessere, la protezione e la vigilanza sulla salute dell’individuo doveva essere addirittura maggiore per non aumentare il rischio di inferiorità e di impotenza che il malato poteva provare.

Alla luce di ciò è stato quindi constatato che vi era stata una violazione dell’articolo 3, e ai sensi dell’articolo 41 (equa soddisfazione) della Convenzione, la Corte ha stabilito che la Romania dovrà risarcire al signor Parascineti 6.000 euro € come danni non patrimoniali e 300€ per i costi e le spese sostenute.

Questa vicenda è importante perchè oltre al fatto specifico mette in rilievo un problema ben più grave, sottolineato anche dalla Corte Edu all’interno della sentenza.  La recidività di casi simili a questo infatti è ben conosciuta e purtroppo diffusa in Romania; lo stato ha avuto già parecchi “avvertimenti” e specifiche sanzioni pecuniarie dalla Corte, ma evidentemente il problema di fondo è proprio questo. Dobbiamo chiederci che valore può avere una sanzione pecuniaria quando non si fa nulla a livello di provvedimenti strutturali e materiali per impedire la presenza di situazioni a condizioni simili.  Evidentemente serve di più.

La sentenza in originale è reperibile qui:  Sentenza Parascineti v. Romania del 13 Marzo 2012.

About Luca Gulino

Nato a Ragusa, dopo il Liceo Scientifico ho deciso di lasciare la mia città iscrivendomi al corso di Giurisprudenza presso la sede di Piacenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore. Qui, grazie alle nozioni apprese e a quelle amicizie che poi si sono trasformate in gruppo di lavoro, è nata la mia collaborazione e l'ingresso nella Redazione di GZero.

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