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Aborto: comunità internazionale e opinioni a confronto

In forza dell’ultima risoluzione delle Nozioni Unite, e in particolare del Consiglio Onu per i diritti umani, necessita di trattazione l’argomento delicato dell’aborto.

I “fatti”

Recentemente, il Consiglio ONU per i Diritti Umani ha varato una risoluzione, intitolata “Mortalità e morbilità materna prevedibile e diritti umani“, nella quale l’ aborto è nei fatti, anche se non formalmente, riconosciuto come un vero e proprio diritto della donna. Ciò significherebbe che la limitazione e la negazione dell’aborto sarebbero equiparate a pratiche autenticamente disumane, quali la mutilazione degli organi genitali femminili o infibulazione, la tortura e la pena di morte.

Ciò avviene tramite una formula che rappresenta una vera e propria “acrobazia” verbale: infatti nella risoluzione si includono tra le “buone pratiche“, che implicano “obblighi di diritti umani“, anche il “garantire i diritti alla salute sessuale e riproduttiva” e “ l’affrontare l’aborto non sicuro“. Nel proseguo della risoluzione, trasmessa ora all’ Assemblea Generale dell’ ONU, si legge che, tra le altre cose, sia “realmente assicurato l’accesso universale (…) a servizi di aborto sicuro“.

In soldoni, non si dice espressamente che l’aborto è un diritto ma si dice che le donne hanno diritto ad abortire in piena sicurezza: è chiaro, però, che questo comporta un implicito riconoscimento dell’aborto come diritto (forse anche) “tout court“.

A questa risoluzione si sono opposti un gruppo di Paesi a maggioranza musulmana e cristiana: Arabia Saudita, Egitto, Giordania, Iran, Libano, Pakistan, Uganda, Cile e Guatemala.

Le motivazioni che questi Paesi hanno opposto alla risoluzione sono sostanzialmente tre:

  • Il documento promuove nuovi diritti, non definiti in dichiarazioni e strumenti dei diritti umani internazionali e, in particolare, quanto ai “diritti alla salute sessuale e riproduttiva” non c’è consenso internazionale (Arabia Saudita, Egitto, Giordania, Iran, Libano, Pakistan, Uganda);
  •  Il Paese protegge la vita del nascituro, con la conseguenza che l’accettazione della risoluzione in questione non implica in nessun modo l’accettazione dell’aborto (Cile);
  •  L’uso di qualsiasi termine nella risoluzione non implica la creazione di nuovi diritti (Guatemala).

Anche il Vaticano, osservatore permanente presso l’ONU, ha espresso la propria preoccupazione verso questa risoluzione.

“Focus” sulle prese di posizione ONU/UE

Navi Pillay, Alto Commissariato O.N.U. per i diritti umani, è giunta però a chiedere l’allocazione delle maggiori risorse possibili per la “salute sessuale e riproduttiva“, affermando che il varo del documento cambierà per sempre i “diritti riproduttivi e sessuali“.

Qui la Pillay getta la maschera: ciò che interessa veramente non è la salute delle donne ma una profonda e permanente modificazione dei “diritti riproduttivi e sessuali”.

Mentre l’ UE invece prende una posizione del tutto sua a livello internazionale: secondo questa, infatti, in nessun punto della risoluzione si riconosce espressamente l’aborto come un diritto; ciò è da un punto di vista formale assolutamente vero ma, come si è dimostrato sopra, l’aborto è nella stessa riconosciuto come diritto in modo implicito.

Solo la piccola Malta ha sollevato la questione ma non è stata supportata da nessun altro Stato U.E.: Paesi tradizionalmente attenti al rispetto dei valori non negoziabili e a maggioranza cattolica come Italia, Irlanda e Polonia non hanno posto alcuna riserva; va poi rilevato che il negoziato è stato condotto dalla Slovenia anche per conto degli altri ventisei membri dell’U.E. e spiace dover lamentare che essa non pare essere mai stata particolarmente attenta a queste tematiche.

Conclusioni: una voce contro la risoluzione

Contro: a giudizio di chi scrive sarebbe importante il riconoscimento esplicito a livello internazionale del diritto alla vita della persona umana dal concepimento al termine naturale della vita.

Ciò ovviamente comporta il riconoscimento dei diritti del concepito e questo è un tema lacerante e che scatena sempre molte polemiche, la maggior parte delle quali sono di natura puramente ideologica, derivanti e alimentate da notevoli interessi economici in gioco (pensiamo solo a quanti milioni di dollari sono stati investiti dalle aziende farmaceutiche per la ricerca sulle cellule staminali embrionali, che si sono rivelate però intrinsecamente carcinogeniche, nonché difficilmente istruibili, per produrre il tipo specifico di cellula, di cui si necessita).

Il concepito è senza dubbio un soggetto molto debole sotto ogni punto di vista, compreso quello giuridico, ed ecco perché più di ogni altro sarebbe meritevole di maggiori protezione e tutela.

Qualcuno potrebbe obiettare che il concepito non è una persona o non lo è ancora ma la scienza ha dimostrato che a partire dal concepimento e fino alla nascita non ci sono nello sviluppo del bambino fasi più importanti di altre ma tutte sono egualmente indispensabili.

Vi è poi un altro aspetto da sottolineare: studi scientifici in ambito psicologico hanno dimostrato che le donne che hanno abortito sono soggette in modo particolare a danni psicologici dovuti all’aborto stesso.

La letteratura psicologica, infatti, indica l’aborto come fattore di rischio per la salute psichica della donna e, in particolare, nel Manuale internazionale di rilevazione del disagio psichico (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, DSM-IV), giunto alla IV edizione, l’aborto è considerato come una delle esperienze a rischio psichico grave.

Sembra assurdo che persone colte ed intelligenti come i membri del Consiglio O.N.U. per i Diritti Umani ed in particolare l’Alto Commissario O.N.U. per i Diritti Umani Navi Pillay non siano a conoscenza di tutto ciò.

Più probabilmente, si può ritenere che, al contrario, ne siano perfettamente consci ma che, visti gli enormi interessi economici e lobbystici in ballo, fingano di ignorarlo.

Voci a favore della risoluzione – rinvio

http://qn.quotidiano.net/esteri/2012/10/26/793166-elezioni-usa-obama-aborto.shtml

http://www.tempi.it/hollande-tassa-birra-e-red-bull-per-finanziare-aborto-e-stanze-del-buco

Qui abbiamo proposto 2 personaggi della politica internazionale che si sono espressi a favore dell’aborto: due voci autorevoli che partecipano a quel panorama di opinioni favorevoli all’aborto a cui l’autore preferisce rinviare il lettore ma non commentare, per lasciare che esse parlino da sole, senza il filtro – in buona fede ma probabilmente parziale –  di chi, come il sottoscritto, ne dissente.

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