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Russia: Quattordici anni d’indagini per accertare una violenza subita

Divieto di tortura ed equo processo: Sentenza Mityaginy vs Russia, 4 dicembre 2012

La lunghezza dei processi  è un problema non nuovo in quasi tutti gli Stati. Un problema attualissimo che mette in serio rischio la durata ragionevole che un procedimento giudiziario dovrebbe sempre avere. Il caso in questione è durato ben quattordici anni, anche se poteva essere concluso molto prima. Sicuramente un processo, soprattutto complesso come il caso di specie, non si può risolvere in modo immediato; comunque gli Stato dovrebbero cercare di fornire tutti gli strumenti processuali necessari atti a favorire un veloce e celere controllo della giustizia, perché i concittadini non possono aspettare tutta la vita per ottenere giustizia!

IL CASO – I ricorrenti sono due cittadini russi, sig.ra Anna Ilyinichna Mityagina e il signor Nikolay Aleksandrovich Mityagin, che vivono entrambi a Ulyanovsk. Nel 1998 i due ricorrenti vanno nel villaggio di Verkhnyaya Syzran (ora Bestuzhevka) della regione di Samara, per trovare una loro parente. Da molto tempo essi avevano delle divergenze con una vicina riguardo al terreno confinante, e diverse volte Anna Mityagina e suo figlio Nikolay hanno chiesto alle istituzioni di avviare un procedimento penale nei confronti della vicina, ma senza risultati.

Il 16 maggio del 1998, i ricorrenti vennero aggrediti da quattro uomini armati che indossavano delle maschere d’apicoltori e due di loro indossavano giacche simili a quelle della polizia. Questi hanno minacciato e picchiato i ricorrenti e la loro parente, nonché perquisito la casa. Il giorno dopo i ricorrenti sono andati al Central Hospital del Distretto di Privolzhskiy. Alla prima ricorrente è stata diagnosticata la rottura della gabbia toracica e una contusione lombare; al secondo ricorrente contusione del cuoio capelluto. Lo stesso giorno la squadra investigativa esaminò la scena dell’incidente e i ricorrenti e la loro vicina vennero interrogati sulle circostanze dell’incidente. Il 27 maggio 1998, il capo del Dipartimento degli interni di Privolzhskiy decidette di non avviare un procedimento penale, per mancanza di prove. Nel giugno 1998, la prima ricorrente denunciò al Procuratore Regionale di Samara il fatto che lei e suo figlio fossero stati aggrediti il 16 maggio del 1998. Ed, inoltre, affermò che avevano ricevuto minacce di morte perché non continuassero a fare denunce contro la loro vicina di casa, e che avrebbero dovuto pagare 50.000 rubli russi (RUB) per ciascuna delle loro visite al villaggio.

Il 19 giugno 1998, il procuratore distrettuale di Privolzhskiy, della regione di Samara, annullò la precedente decisione di archiviare il procedimento penale. Ma il pubblico ministero eccepì  che l’inchiesta si fosse svolta solo contro la sig.ra Z ( la vicina) e che fosse necessario mettere in discussione il referto dei medici, che esaminarono i ricorrenti. Il materiale dell’inchiesta venne inviato dal Distretto Privolzhskiy al Ministero dell’Interno per un ulteriore esame. Dal quale esame si riscontrò che il procedimento penale venne avviato contro un agente di polizia del Dipartimento degli interni di Privolzhskiy con l’accusa di aver falsificato le firme dei ricorrenti nel corso dell’inchiesta che ha portato alla decisione del 27 maggio 1998. L’esito dei procedimenti resta però sconosciuto. In seguito, nell’ottobre 1998, l’inchiesta fu sospesa dal ricercatore Sel., del reparto investigativo del Dipartimento degli Interni del distretto di Privolzhskiy, per l’impossibilità di identificare i presunti colpevoli. Un mese dopo il procuratore distrettuale di Privolzhskiy annullò questa decisione a causa dell’incompletezza delle indagini, ritenendo necessario indagare al fine di poter verificare se i ricorrenti avessero potuto vedere, come affermavano, le caratteristiche individuali degli assalitori dietro le maschere di apicoltori. Il 6 dicembre 1998 l’indagine venne nuovamente sospesa dal ricercatore Sel. per le stesse ragioni. Il 4 febbraio 1999, il procuratore distrettuale di Privolzhskiy annullò, di nuovo, la decisione prendendo atto del fallimento dell’operato del ricercatore che non rispettò le direttive del ministero dell’interno. Nell’aprile dello stesso anno l’indagine venne per la terza volta sospesa dal ricercatore Sel. a causa dell’impossibilità d’identificare i presunti colpevoli. Il 3 febbraio del 2000 l’indagine fu di nuovo riaperta ma, essendo ancora sprovvista di prove sufficienti, venne archiviata il 7 aprile dello stesso anno.

La vicenda, ebbene sì, non si conclude qui: infatti, il Procuratore della Presidenza del Consiglio Regionale di Samara, dissentendo dalla precedente decisione, la annullò provvedendo ad istituire un’inchiesta supplementare. Successivamente, tra il 3 novembre 2000 e il 6 novembre 2007, l’inchiesta venne sospesa in otto occasioni per la difficoltà d’identificare i presunti colpevoli ma il compito di svolgere le dovute indagini sul caso vennero affidate al pubblico ministero. In due occasioni durante il periodo, che va dal 5 gennaio 2003 fino al 10 giugno 2005, il procedimento è stato sospeso a causa della scadenza del termine processuale per i procedimenti penale, e più tardi ripresero (dal 13 gennaio 2003 al 10 febbraio 2006). Durante questo periodo i ricorrenti sono stati più volte invitati a comparire presso il Ministero degli Interni del Distretto Privolzhskiy per una serie di controlli d’identificazione, ma senza alcun risultato.

Il 24 agosto 2010 un investigatore del reparto investigativo del Ministero dell’Interno del Distretto Privolzhskiy ha sospeso il procedimento a causa della scadenza del termine processuale per i procedimenti penali. Sembra che la lunghissima vicenda giudiziaria dovesse finire qui, ma il 10 settembre 2010, tuttavia, il vice capo del dipartimento degli indagini della Regione Samara ha annullato la suddetta decisione, riprendendo l’inchiesta. Il fascicolo non contiene altre informazioni sui risultati delle successive indagini. Pertanto possiamo ben prevedere che il travaglio giudiziario stia ancora cercando una fine.

LA CORTE – I ricorrenti, dopo questa lunga e tortuosa vicenda, hanno depositato un ricorso contro la Russia presso la Corte Europea dei diritti dell’Uomo, denunciando la violazione dell’art 3 CEDU, sia nel suo aspetto sostanziale che procedurale, e dell’art 8 e 13 della Convenzione, chiedendo in fine 15.000 € ciascuno per danno morale.

IL GOVERNO – sostiene, dal canto suo, che i ricorrenti non fossero riusciti ad esaurire i ricorsi interni disponibili nei confronti dei loro reclami. Ed hanno sottolineato, in particolare, che il ricorso contro le indagini sull’incidente del 16 maggio 1998, poiché  ancora in corso, è prematuro. Sostiene, inoltre, che i ricorrenti non hanno usato i vari rimedi a loro disposizione ai sensi della legislazione nazionale; insistendo anche sul fatto che i ricorrenti hanno avuto molti ricorsi interni a loro disposizione, ma non gli hanno utilizzati propriamente. Per quanto riguarda, invece, la censura nel suo aspetto sostanziale, il governo ha riconosciuto che i ricorrenti erano stati picchiati da ignoti, due dei quali avevano delle giacche simili a uniformi della polizia, pertanto le indagini del caso erano complesse e complicate in modo significativo dalla condotta dei richiedenti, che hanno ripetutamente ignorato la richiesta di presentarsi presso il Ministero dell’Interno del Distretto Privolzhskiy. Ma allo stesso tempo, il governo ha riconosciuto anche che, dopo l’annullamento della decisione  d’interrompere il procedimento nel corso del 2006, i ricorrenti non erano stati informati in merito ai successivi esiti delle procedure, fino al 2010.

La Corte, con la sentenza del 4 dicembre 2012, ha dichiarato all’unanimità che vi è stata violazione dell’art 3 CEDU, sia nel suo aspetto sostanziale che procedurale, e ha stabilito che lo Stato convenuto debba versare al ricorrente 5000 euro a ciascun ricorrente a titolo di danno morale. Respinge il resto della domanda e la richiesta d’equa soddisfazione.

Questo caso ci fa capire bene come in molti Stati ci siano ancora problemi seri che riguardano la durata dei procedimenti penali, anche quelli meno complessi. Forse lo Stato russo non è molto attento a questo problema: lo dimostrano casi come questi, che sono talmente diffusi che molta (troppa) gente aspetta per anni di ricevere giustizia, in una attesa spesso tradita.

La sentenza è reperibile qui: sentenza Mityaginy vs Russia, 4 dicembre 2012.

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