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La guerra infinita. In Libia scontri tra milizie pro-governative e consiglio di difesa della città

La guerra in Libia non è ancora finita. La città Bani Walid è assediata dalle milizie pro-governative, Misurata, e dal Consiglio di difesa della città. Le donne i bambini scappano in cerca di un rifugio e medicinali.

 Le regioni di Orban, Temesla, e Wadi Mansour sono punti di transito dei rifugiati della guerra.  Essi vengono ospitati in alcune scuole in condizioni di emergenza, con pochi pozzi e pochi servizi igienici. Ai fuggitivi la Croce rossa internazionale (Icrc) e la Mezzaluna rossa libica hanno distribuito 17 tonnellate di cibo e kit igienici.  L’ospedale di Bani Walid cerca in tutti modi di accogliere e curare più feriti possibili, ma, comunque, non riescono a gestire la situazione drammatica senza aiuto esterno. La Icrc è riuscita ad entrare solo due volte all’interno della città assediata per portare i medicinali e senza poter evacuare i feriti.

“FOCUS” breve retrospettiva storica:

Era il 15 febbraio 2011, quando a Bengasi scoppiano le prime rivolte e le prime proteste della popolazione che vengono represse violentemente dal regime. Ma, ben presto, la rivolta si diffonderà anche nell’intera Cirenaica.

Intanto, i ribelli vengono aiutati da alcuni ministri del governo di Gheddafi e da alti ufficiali.

L’Onu, preso atto della situazione d’emergenza, interviene erogando delle sanzioni al regime, colpevole di aver represso nel sangue le proteste. Nel marzo del 2011, l’Onu approva la risoluzione 1973. La notizia arriva anche alle grandi potenze mondiale che, in occasione del vertice di Parigi, decidono di intervenire sostenendo i ribelli nella lotta contro la dittatura di Gheddafi.

L’operazione “Odissea dell’Alba”, unirà Francia, Inghilterra e Usa nell’intervenire a fianco dei ribelli nel conflitto libico. Parigi diede il via agli attacchi, che il 31 marzo 2011, successivamente, passarono sotto il comando militare della Nato, cambiando il nome dell’operazione in “Unified Protector“.

Gli attacchi della Nato si propagano su tutto il paese, mentre i ribelli continuano la loro lotta, in prima linea, contro gli ultimi fedeli del Rais. Da tutto il mondo arrivano gli appelli rivolti al rais Gheddafi, al quale la comunità internazionale chiede di lasciare il governo e d’allontanarsi dal paese. Il 25 aprile dello stesso anno, il governo Berlusconi annuncia l’intervento dell’esercito italiano all’interno della missione Nato.

Nel frattempo la guerra civile continua e, i primi giorni del mese di maggio, il figlio minore del sovrano libico, Saif al-Arab, muore sotto le bombe della Nato. Ma, intanto, i ribelli continuano ad avanzare conquistando sul campo pezzi fondamentali del paese, conquistano anche l’aeroporto di Misurata, che nel maggio dello stesso anno finirà sotto il loro controllo. 

Durante il conflitto, la Corte Penale Internazionale invia un mandato di cattura internazionale per il leader libico, suo figlio Saif al-Islam e per il capo dei servizi segreti Abdallah Al-Senussi, accusandoli di crimini contro l’umanità.

Ad agosto, i ribelli conquistando sempre più terreno giungono alle porte di Tripoli, espugnando città importanti. In questo mese iniziano a diffondersi le voci di una possibile fuga del Rais. Infatti Abdel Jalloud, braccio destro del leader libico, è già scappato in Tunisia.  Ma si riveleranno infondate, perché a settembre Gheddafi rimane solo e non ha più via di fuga nel suo bunker.  E finalmente i ribelli possono festeggiare la loro vittoria nella lotta di liberazione dal regime.

 

Conclusioni:

Dopo la rivolta in Libia la situazione del Paese è ancora in alto mare. Il presidente Mustafa Abdel Jalil ogni giorno perde la sua popolarità, il CNT viene accusato di collusione con il vecchio regime, mancano i partiti e la cultura elettorale. Nella Libia post Gheddafi, come già in passato, la libertà, la giusitizia e la trasparenza si fanno merce rara e  oggi la situazione sembra molto più confusa e nevralgica.

 

Link per approfondire:

http://www.answercoalition.org/national/news/truth-about-situation-libya.html

http://it.euronews.com/tag/libia/

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