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Iran: attivista iraniano imprigionato e torturato perché voleva dire la verità

Sattar Beheshti era un attivista iraniano, accusato di aver commesso “azioni contro la sicurezza nazionale, sui social network e Facebook”. Viene arrestato il 30 ottobre, muore pochi giorni dopo nel carcere di Evin, vicino a Teheran, dopo aver subito torture dalla polizia. Formalmente, a causarne la morte sarebbero stati problemi di cuore… Ora una commissione d’inchiesta sta indagando sul caso.

 

I Fatti:

Signori! Mi potreste dire, per favore, che tipo di leggi sono queste? O da chi sono state stabilite? Credetemi, neanche nella peggiore dittatura del mondo è possibile trovare queste leggi… Perché voi potete arrestare, torturare e uccidere, e la gente, le famiglie devono rimanere in silenzio?”.  Questo è ciò che scrisse Sattar Beheshti nell’ultimo articolo pubblicato sul suo blog. Cercava solo la verità: scriveva per denunciare le ingiustizie del suo Paese. Combatteva il regime iraniano, le torture nelle carceri, le violazioni dei diritti umani.

La cyber-polizia, un corpo speciale fondato nel 2011 che ha il compito di scovare gli oppositori politici sul web, lo minacciò di morte per le sue critiche scritte on-line. Lui non poteva tacere, però: “la paura non ha ormai più posto nel nostro cuore”. Così scriveva nel suo blog.

In seguito venne arrestato, portato nel carcere di Evin, e lì torturato fino alla morte.

Ma questa non è la versione “ufficiale” dei medici legali: per loro sarebbero stati dei problemi di cuore a causarne la morte. Ben 41 detenuti ad Evin confermano, invece, che Sattar portava sul suo corpo evidenti segni di percosse. Intanto, il parlamento iraniano ha istituito una commissione parlamentare di inchiesta per far luce sul caso, per cercare di scoprire la verità.

 

FOCUS: “Sattar non è l’unica vittima”

Quatto anni fa, anche, Omidreza Mirsayafi morì nello stesso carcere di Evin, nelle medesime circostanze di Sattar. Lui era stato imprigionato per aver insultato i leader della Repubblica Islamica ed aver fatto “propaganda antigovernativa“.  I medici legali constatarono che la morte  avvenne per suicidio, ma era solo per proteggere il regime. Omidreza Mirsayafi fu, invece, il primo blogger a morire in un carcere, a soli 29 anni.

Sono molteplici i casi in cui il Governo reprime la libertà di parola. In Cina, lo scorso anno, un gruppo di giornalisti è stato aggredito  dalla polizia per il semplice fatto di svolgere il proprio lavoro. In Afghanistan, ogni giorno, giornalisti e attivisti sono vittime di minacce ed intimidazioni. Ma anche in Libia, Tunisia, Somalia, Messico, Pakistan … In tutti questi luoghi essere giornalista, reporter, attivista, o semplicemente fotografo significa rischiare la vita, ogni giorno.

Per le autorità queste non sono semplici persone che svolgono il loro lavoro. Per chi ha qualcosa da nascondere nel proprio Paese, è importante che nessuno cerchi la verità e la comunichi al resto del mondo.

 

Conclusioni:

Criticare significa innanzitutto svolgere un’analisi obiettiva nei confronti di una situazione, e ci permette di scegliere da quale parte collocarci  in base alle nostre idee e al nostro modo di pensare. È una grande possibilità per tutti poter compiere delle scelte, poter decidere in base alla propria ragione. Ma che possibilità è ,se dopo averci dato più opzioni ce ne impongono una sola?

La  voce, la forza di comunicare e di lottare per la verità è ciò che spaventa di più. È facile obbligare una comunità al silenzio con minacce, violenze e torture. Meno facile è se questa comunità è disposta a subire tutto ciò per la propria libertà, e per la libertà delle generazioni future. È facile far tacere una voce fuori dal coro. Meno facile sarebbe se ogni individuo fosse una voce fuori dal coro, se ognuno si ribellasse all’ordinamento ingiusto che vige in molti paesi.

Il potere di un Governo è legittimo quando i cittadini lo ritengono tale. Tutti noi abbiamo la possibilità di cambiare le cose, ma troppo spesso ce ne dimentichiamo. È più semplice omologarsi alla società, chinare il capo ed obbedire.

Link per approfondire:

http://www.repubblica.it/solidarieta/diritti-umani/2012/11/01/news/amnesty_iran_iran_negate_visite_e_cure_mediche_a_nasrin_sotoudeh_e_altri_detenuti-45729486/

http://nopasdaran2.wordpress.com/tag/pasdaran/

About Dora Tucci

Sono una studentessa fuori sede, iscritta al 3° anno di giurisprudenza, presso l’università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza. Durante la settimana risiedo nel collegio delle suore Orsoline, ma nel fine settimana rientro a casa, in provincia di Brescia.

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