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Ucraina, la singolare vicenda di un arrestato per caso

Giusto processo – Sentenza Slyusar v. Ucraina, 8 marzo 2012

Continua imperterrita la nostra narrazione sui casi di violazione dell’ormai famoso art 6 (Diritto ad un equo processo) che sta dilagando come un “morbo” incurabile tra i 47 Stati firmatari della Convenzione per la  salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.

Statua della giustizia

IL CASO – Il ricorrente è un cittadino ucraino , signor Dmytro Sergiyovych Slyusar, il quale venne arrestato dalla polizia di Kiev, il 24 febbraio del 2006 , perché sospettato di aver commesso un omicidio e dopo tre giorni rilasciato. Il cittadino ucraino presentò una denuncia al tribunale distrettuale di Kiev (La Corte Pecherskyy) reclamando l’illegalità della sua detenzione. La Corte Pecherskyy respinse il suo reclamo. La sentenza fu emessa al termine dell’udienza con la partecipazione del richiedente e il suo avvocato da una parte e il pubblico ministero, dall’altra. Il procuratore sostenne , in particolare , che si dovesse respinge il reclamo per il fatto che la detenzione del ricorrente avvenne in conformità alla legislazione processuale penale. Il ricorrente fece ricorso alla Corte d’Appello della città di Kiev che accorse il ricorso , stabilendo l’udienza in data 8 giugno 2006. Il ricorrente si presentò in quella data e accolto però da una sgradevole notizia : l’udienza fu già svolta in sua assenza il 18 maggio 2006  ed il suo ricorso fu respinto (il pubblico ministero era presente e aveva perorato la sua tesi ).

Il ricorrente , in conformità dell’Art 34 CEDU , fece ricorso davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo per rivendicare la violazione dell’Art 5 CEDU (Diritto alla libertà ed alla sicurezza) e dell’Art 6 CEDU (Diritto ad un processo equo) e in particolare reclamando il mancato rispetto del principio dell’ equality of arms , nel senso di “giusto equilibrio tra le parti” .

Il governo sostenne che il giudice d’appello non richiedeva la tassativa presenza dell’imputato per poter disciplinare il caso in modo completo e corretto, precisando , in particolare , che il pubblico ministero nell’udienza non aveva presentato nuovi e ulteriori argomenti.

LA CORTE EDU con sentenza dell’8 marzo del 2012 delibera all’unanimità che il ricorso è ricevibile . Constata la violazione da parte dell’Ucraina del Diritto ad un processo equo ma , non avendo il richiedente presentato una domanda di equa soddisfazione (art 41) entro il termine stabilito, stabilisce di non conferirgli alcun risarcimento .

E’ un caso peculiare per la leggerezza e la facilità con cui si disattendono garanzie e norme che tutelano la libertà personale oltre le elementari e basiche norme procedurali di un processo. Si dovrebbe porre sempre più attenzione agli effetti che un processo può produrre sulla sfera privata di un individuo. Ma gli Stati sembrano fare orecchie da mercante e le violazioni fioccano ininterrotte.

La sentenza in originale è reperibile qui: Sentenza Slyusar Vs Ucraina del 8 marzo 2012.

About Roberto Federico Proto

Sono nato ad Ostuni, comunemente conosciuta come la città bianca, nel 1990 di un martedì 17, numero che mi ha sempre portato molta fortuna. Conclusi gli anni scolastici obbligatori ho deciso, inconsapevolmente, d'iscrivermi alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (sede di Piacenza). Grazie agli studi universitari ho iniziato ad appassionarmi di Diritti Sociali, con un occhio sempre attento e vigile a tutte le vicende e i mutamenti del Diritto del Lavoro. Dal febbraio del 2012 faccio parte della redazione del webmagazine Diritti d'Europa ( ex Generazionezeroitalia.org), dove commentiamo e divulghiamo le pronunce della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.

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