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MUOS

Niscemi è un comune della provincia di Caltanissetta che conta poco meno di 28.000 mila abitanti, 41 antenne e probabilmente, a breve, pure il Muos. Forse occorre fare un po’ di chiarezza.

Circa vent’anni fa gli Stati Uniti installarono nel territorio niscemese un sistema di telecomunicazione, a scopo militare, composto da 41 antenne, che sarebbe servito a combattere il terrorismo di matrice irachena. Erano gli anni della guerra del Golfo, gli anni di Saddam Hussein.

Passano gli anni, siamo nel nuovo millennio. L’attacco alle Torri Gemelle prima e la lotta ingaggiata di nuovo con Hussein dopo, portano la forza militare americana alla “prudente” decisione di tutelarsi ulteriormente, usufruendo, di nuovo, del paesaggio di Niscemi. Siamo nel 2006, ed è Muos.

La sigla Muos sta per Mobile User Objective System e si tratta, per entrare nello specifico, di un impianto composto da tre antenne satellitari di circa 18 metri di altezza e due torri radio che raggiungono i 150 metri di altezza. Questa mega apparecchiatura, situata nella base militare di contrada Ulmo, voluta e gestita dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, è in fase di sviluppo e dovrebbe vedere la sua messa in funzione entro il 2013.

Contemporaneamente alla costruzione del Muos nasce il movimento cittadino No-Muos. “Il movimento No-Muos è un movimento apartitico e apolitico nato a Niscemi, in provincia di Caltanissetta, creato da un insieme di  liberi cittadini con lo scopo di protestare contro l’installazione di un sistema di antenne denominato  MUOS”, in questi termini Lucia Santoro in un’intervista rilasciata a Generazione Zero (www.generazionezero.org).

I motivi della protesta sono riconducibili agli effetti assai dannosi che questi impianti arrecano non soltanto agli esseri umani, ma anche all’ambiente circostante. E’ sempre Lucia Santoro, nella stessa intervista, a ricordare che “come anche dimostrato da  seri studi scientifici condotti da rinomati e rispettabili scienziati quali i professori  Massimo Coraddu e  Massimo Zucchetti, del Politecnico di Torino, le onde elettromagnetiche ad altissima frequenza generate da tali antenne avranno degli effetti negativi sulla salute umana, su quella degli animali e sull’ambiente circostante.”

Sono noti i problemi che causano le onde elettromagnetiche ad altissima frequenza: tumori, sterilità, aborti, malformazioni dei feti, lesioni cerebrali, e altre patologie molto gravi. Oltre a questo è necessario aggiungere che il raggio di azione del Muos è di circa 100 km, ragion per cui risulta logico pensare che sono molte le città coinvolte. Non è un fatto solo di Niscemi.

Inoltre non sono esenti dall’essere danneggiate pure le apparecchiature mediche come i pacemaker cardiaci, i defibrillatori, gli apparecchi acustici. E pensare che da circa vent’anni sono attive 41 antenne che emettono questo tipo di onde.

Il movimento No-Muos da tempo sta combattendo una dura battaglia contro la messa in funzione del nuovo impianto, attraverso una strenua campagna di sensibilizzazione nei confronti dei cittadini niscemesi: volantini, sit-in, manifestazioni, video. In strada e sul web quelli del No-Muos provano a scuotere l’opinione pubblica, a raccogliere consensi, a farsi sentire, sperando così di far aprire gli occhi un po’ a tutti. La situazione è grave.

Diverse associazioni ambientaliste hanno mostrato tutto il loro interesse per la questione, come si può evincere dal video pubblicato su YouTube riguardo al giorno della Befana, dove alcuni del movimento consegnano il carbone alla base USA, oltre a diversi giornalisti tra i quali citiamo Antonio Mazzeo e Rosario Cauchi.

Sul web è possibile documentarsi ampiamente sulla vicenda del Muos, grazie al lavoro di molti giornalisti e blogger, che hanno avuto, per così dire, non solo la briga di curare la storia di questi impianti militari, ma anche di far sorgere nella mente di chi legge più di una domanda: ne vale la pena? E’ davvero così dannoso? Ma alla fine è davvero così utile?

Attilio Occhipinti

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