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Parola-Giustizia

Parlare oggi di Giustizia assoluta, ovvero universalmente valida per tutti, è un’ impresa alquanto difficile. Quali sono le idee legate alla Parola Giustizia? Guardiamo alla sua evoluzione storica tramite la riflessione filosofica. Nella storia del pensiero filosofico, la Parola Giustizia ha avuto diverse definizioni e assunto caratteri diversi, che partono già prima del pensiero aristotelico; pensiamo a Platone,quando nella Repubblica discute le tesi tradizionali intorno alla Giustizia, analizzando la definizione del poeta Simonide, secondo cui essa indica restituzione a ciascuno ciò che gli è dovuto. Platone, all’opposto, concepisce la Giustizia come virtù dell’ anima e al tempo stesso come virtù politica: essa consiste nell’accordo e nell’equilibrio tanto delle parti dell’ anima in ciascun individuo, quanto alle classi dello Stato. In base a tale accordo ciascuna parte adempie al proprio compito: i filosofi hanno il compito di governare, i guerrieri di difendere lo stato, i lavoratori di sopperire alle esigenze materiali, cosi come nell’ uomo la parte razionale dell’ anima deve guidare quella irascibile e quella concupiscibile.

Una posizione differente venne assunta da Thomas Hobbes, il quale respinse la pretesa di stabilire in termini di pura evidenza razionale ciò che è giusto e ciò che è ingiusto. Per Hobbes giusto è ciò che la legge prescrive e che non è pertanto anteriore alla legge. È chiaro che sulla base delle riflessioni raccolte emerge un dato molto significativo: la Giustizia è espressione del pensiero di ogni singolo individuo, necessario allo sviluppo stesso dell’uomo in termini culturali. Se quindi oggi viviamo in una società industrializzata, immersa nel grande fenomeno delle globalizzazione, è merito di un processo, da parte dell’uomo, di imporsi nell’ambiente in cui vive, attraverso la creazione di un sistema, chiamato Giustizia. Ciò include all’interno norme, modelli da condividere: a prescindere se siano dei modelli accettati da tutti o meno. La radice di ciò che noi chiamiamo Giustizia è il sistema stesso al cui interno si cerca di inserire il pensiero di ciascun individuo.

Passando adesso alla riflessione religiosa, vorrei affrontare le considerazioni di Alessandro Manzoni nei Promessi Sposi. Il Manzoni ci lascia un profondo messaggio: la fiducia nella Giustizia divina come unico mezzo di ribellione alle logiche della violenza. Su questa prospettiva il Manzoni riprende una riflessione molto importante del Vangelo, in cui Cristo stesso dice: ”Se ti danno uno schiaffo, tu non rispondere, ma porgi l’ altra guancia.”

Anche Sant’ Agostino, nella sua opera la città di Dio (De Civitate dei o Dei contra Paganos), scrive i primi dieci libri con la finalità di difendere il Cristianesimo dalle accuse dei pagani e di analizzare le questioni sociali dell’epoca. Gli altri dodici libri, invece, trattano della salvezza dell’uomo legata al concetto di Giustizia divina. Ed è proprio in questa seconda che Agostino vuole esaltare la potenza della Grazia: l’uomo non può salvarsi perché compie buone opere, altrimenti Dio sarebbe solo un giudice quando invece è onnipotente. È chiaro quindi chiaro che tutte queste prospettive, sia di natura filosofica, sia pure religiosa, sono andate ad attecchire, anche se in forme diverse, il modo in cui oggi concepiamo la Parola Giustizia. Il nostro sistema politico si dovrebbe basare su una democrazia rappresentativa in cui un gruppo ristretto di persone ha il compito di formulare delle leggi e di garantire, attraverso queste , il benessere del nostro Paese.

Ma è questa la Giustizia? È giusto far coincidere  la Parola Giustizia al sistema di leggi del nostro Paese?

Credo che prima di tutto la Giustizia sia una mentalità, un’ idea di un individuo confrontata con altri suoi simili, che in quanto immerso nel mondo, ne viene influenzato; ne consegue che, per evitare di essere inghiottito dal  mondo stesso, e di subìre le ingiustizie altrui, ha bisogno di esporre la propria persona , generando un’ idea, la quale, dopo aver tenuto  conto dei bisogni non solo propri ma collettivi, si traduce in un sistema egualitario di parità di diritti, che viene chiamato Giustizia. Quest’ultimo, per vivere ed evolversi in forme diverse, ha bisogno quindi di una collettività tutta, della comunità in senso proprio, che promuova il pluralismo e le differenti posizioni degli individui, nel loro rispetto e garantendone sia i diritti, ma richiedendo ad ognuno anche il rispetto dei doveri .  Si crea così quel complesso sistema di ordinamenti sociali che portò alla nascita della Costituzione e dello Stato.

DOMANDA : Ma quand’è che la giustizia viene rispettata oggi ? Perché la Costituzione e la giustizia sono due organi così distanti ? Ci sono forse due ordini di Giustizia ? Quella dei forti che la costruiscono a loro piacimento, e quella dei deboli che la subiscono, pagandone il costo, con le loro vite ? In questa Università c’è giustizia ?

Luciano Carrubba & Natale Anastasi


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