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Respingimenti e diritti dei migranti. Brevi riflessioni sul caso Hirsi c. Italia

La sentenza resa dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo nel caso Hirsi ed altri c. Italia mette in discussione, ancora una volta, le politiche adottate dal vecchio governo italiano in materia di contrasto all’immigrazione clandestina. Dopo la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 28 aprile 2011, che ha constatato l’incompatibilità  del reato di “clandestinità” con la direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 dicembre 2008, n. 2008/115/CE, laddove prevedeva l’irrogazione della pena della reclusione al cittadino di un paese terzo per il solo motivo di permanere sul territorio italiano senza un regolare permesso di soggiorno, questa volta, a finire sotto “accusa” è stata la prassi dei respingimenti in mare adottata dalle autorità italiane a seguito degli accordi bilaterali italo-libici entrati in vigore il 4 febbraio 2009. 

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