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Moldavia: com’è morto Leonid Ghimp?

Diritto alla vita – Sentenza Ghimp and Others v. The Republic Of Moldova – 30 Ottobre 2012

Leonid Ghimp muore il giorno dopo aver lasciato la caserma di polizia. Ci era arrivato con un tassista con sui aveva avuto una discussione risolta in qualche minuto. Peccato per i modi: era stato picchiato dalla polizia, con oggetti contundenti, tanto da aver avuto un infiammazione purulenta del peritoneo (addominale, per intenderci). Ma di questo non era scritto niente nel suo verbale stilato al commissariato. Nemmeno del suo arrivo col tassista. La polizia lo aveva trovato ubriaco ad una fermata dell’autobus ed assolutamente non erano state fatte violenze su di lui. Questo il verbale che era stato obbligato a firmare al momento del rilascio. Solo la Corte EDU riuscirà a dare giustizia ai familiari di Leonid.

IL CASO – L’inchiesta avanzata dalla Procura di Ciocana era stata molto approfondita e ricca di numerose prove: a contrastare le dichiarazioni dei poliziotti c’era un testimone, presente anche lui la stessa notte al commissariato, esattamente nella stanza dove era avvenuta la violenza; la valutazione dei medici forensi che comprovava che il colpo mortale era stato subito nella notte del 10 Dicembre 2005. Ma soprattutto il rimorso di uno degli agenti, AP, che dichiarava che Leonid era stato picchiato, sebbene avesse pagato il tassista, e che non era in stato di ubriachezza. Il giudice riconosceva colpevoli i poliziotti di falsa testimonianza e li condannò ad otto anni carcere.

La vicenda si sarebbe potuta concludere così, con il risarcimento alla famiglia di Leonid; ma proprio il poliziotto che aveva confessato,    ritrattò giustificando che era stanco al momento della confessione. La Corte d’Appello il 7 novembre 2007 di fronte alla nuova versione dei fatti riduce la sanzione a tutti e tre gli agenti. La notizia, nel frattempo, aveva fatto davvero scalpore ed a seguito dell’ intervento della Corte Suprema di Giustizia, il caso viene riesaminato.

Il 6 giugno del 2008 la Corte d’Appello di Chisnau, sorprende ancora in negativo: assolve completamente i poliziotti adducendo che le dichiarazioni del testimone, presente nella sala dove erano avvenute le violenze, erano contaminate ed inattendibili, ed ottiene una nuova valutazione medica ( a distanza di 4 anni!) che riusciva a indicare un orario diverso della causa del decesso.

Il primo marzo viene accolto il ricorso straordinario della Procura dalla Corte Suprema di giustizia che annulla tutte le sentenze precedenti, obbligando ad una nuova valutazione dei fatti. Secondo la Procura la valutazione dei medici del primo giudizio non  poteva essere messa in discussione dal parere di un solo medico. Sfortuna vuole che nuovo capo dell’Istituto Nazionale di Medicina Legale era proprio quell’unico medico che aveva ribaltato le sorti del giudizio del 6 giugno con un referto pro-poliziotti (Pura coincidenza?)

Per la famiglia di Leonid non c’era scampo: Il 28 febbraio la Corte d’Appello di Chisinau ha accolto i ricorsi, annullato la sentenza della Corte di Primo grado di Ciocana e assolto tutti  e tre gli agenti. Gli agenti colpevoli di violenze e falsa testimonianza riescono a farla franca.

CORTE EDU – I giudici di Strasburgo espongono fin dall’inizio l’importanza dell‘art. 2 CEDU del rispetto al diritto alla vita ed, assieme all’art. 3-CEDU del divieto alla tortura, lo considera colonna portante degli ordinamenti moderni. La garanzia di queste due disposizioni è condizione minima e necessaria per l’applicazione dell’intera convenzione.

Il rispetto del diritto alla vita si connota di due profili: uno sostanziale ed uno procedurale. Il primo impone agli stati l’obbligo di creare forme di legislazione dissuasive di comportamenti violenti, soprattutto per le autorità che godono del potere di uso legittimo della forza. Dall’altro lato deve essere garantita una indagine efficace in caso di violazione sospetta  alla vita, al fine di dimostrare ai cittadini la volontàcapacità di far valere la legge a favore di coloro che sono stati succubi di violenze.

In questo caso secondo la Corte EDU la soluzione al caso era così lampante fin dal suo inizio che i giudici nazionali, piuttosto che cercare di scoprire la verità si sono soffermati in cavilli processuali per ottenere un nuovo risultato. Non è stata fatta luce sulla ritrattazione dell’agente che aveva confessato; la testimonianza della persona presente nei luoghi del fatto è stata scartata senza adeguata motivazione. Allo stesso tempo è stata data eccessiva autorevolezza al parere di un unico medico a seguito di un vaglio sul corpo di Leonid a distanza di molti anni ed alle dichiarazioni degli agenti, che si sono dimostrate molto volte incoerenti e poco plausibili. Per tale motivo la Corte dichiara la violazione dell’art. 2 CEDU in entrambi i suoi aspetti e garantisce alla moglie di Leonid il risarcimento per danno patrimoniale e danno morale, con una somma complessiva di 110.000 euro.

In questo caso la presenza di più gradi di giudizio – strumento considerato necessario per garantire una quanto più ampia tutela giurisdizionale – si stava dimostrando invece causa di ingiustizia. Ma siamo sicuri che era necessario riaprire il caso dopo la prima sentenza di Ciocana? In più quanto può e deve valere una testimonianza che si dimostra, più che altro, un gioco dell’oca?

La sentenza in originale è reperibile qui: sentenza Ghimp and Others v. The Republic Of Moldova del 30 Ottobre 2012

About Teresa Vozza

''Everything has been figured out, exept how to live''- la frase è di Jean-Paul Sartre, cosa ne pensate? Per qualsiasi risposta mi troverete a Piacenza all'università Cattolica del Sacro Cuore, nella facoltà di giurisprudenza.

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