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Russia: La forza della verità supera ogni barriera giudiziaria

Violenza nelle carceri – Caso Ablyazov v. Russia, 30 ottobre 2012

Ritengo che le condizioni delle carceri di uno Stato sia il migliore e più veritiero indice di civiltà ma, soprattutto a causa della grave crisi economica che stiamo vivendo, questa attualissima problematica è sempre fuori o all’ultimo posto nelle agende dei governi.  L’ex Stato sovietico, insieme a moltissimi altri stati, non è immune da questo peccato originale.

IL CASO – Mr Fuat Nailyevich Ablyazov è un cittadino russo che da sempre ha vissuto ad Orsk, nella regione di Orenbrg, fino a quando il 23 luglio 2003, nel cuore della notte, viene arrestato con l’accusa di aver commesso un omicidio. Dopo l’arresto, il cittadino russo denuncia di aver subito un trattamento inumano da parte dell’investigatore K. e dagli ufficiali del dipartimento di polizia del distretto di Oktyabrskiy al fine di estorcergli una confessione: accusa di essere stato picchiato, di aver subito calci e pugni, di essere stato colpito alla testa con un telefono cellulare e di essere stato asfissiato con un sacchetto di plastica posto sopra la sua testa. 

Il giorno dopo l’interrogatorio, l’avvocato del sig. Ablyazov ha richiesto che il suo assistito venisse visitato da un medico legale, che ha rilevato solo un livido sulla mascella sinistra, nonostante il paziente lamentasse un forte dolore nella regione parietale del capo.

Due giorni dopo il ricorrente viene trasferito nel carcere n. IZ 56/2 ad Orsk, dove viene visitato dal medico del carcere, che annota nel registro di registrazione, che non riportava ferite visibili al momento del trasferimento.

Nell’Agosto dello stesso hanno il sig. Ablyazov decide di voler presentare un reclamo, in merito ai maltrattamenti subiti, all’ufficio del procuratore distrettuale. Ma viene respinto perché “ l’inchiesta è stata fatta in conformità con le norme di procedura penale e le accuse di maltrattamenti, sollevate dal ricorrente, non sono state confermate ”.

Il 1 ottobre 2003, ci riprova, presenta un’altra denuncia all’ufficio del procuratore distrettuale intorno ai pestaggi che avrebbe subito quando era in custodia della polizia. Ma anche questa denuncia viene respinta per i medesimi motivi.  Ma il 29 agosto 2003 viene annullato il respingimento del suddetto ricorso, perché l’indagine sulle accuse di maltrattamenti viene ritenuta incompleta .

I primi di settembre del 2005, il procuratore distrettuale di Oktyabrskiy inizia ad indagare ma, dopo vari interrogatori ed esaminato i referti medici, riscontra che il sig. Ablyazov non ha subito alcuna lesione.

Successivamente si susseguono, dal 2003 fino al 2008, una dozzina di rifiuti di procedere alle indagini da parte di diversi investigatori della procura distrettuale, perché le accuse vengono ritenute prime di fondamento e di prove. Ma tali rifiuti vengono prontamente annullati dalla Corte distrettuale perché o illegittimi o non adeguatamente motivati.

Nel frattempo, il 15 giugno 2004 la Corte distrettuale di Oktyabrskiy condanna il sig. Ablyazov alla pena di otto anni di carcere, confermata in appello dalla Corte Regionale di Orenburg con la sentenza del 31 agosto 2004.

Ma, nonostante la condanna, il ricorrente propone un ricorso contro il dipartimento di polizia del Comune Orsk, l’ufficio del procuratore regionale di Orenburg e il Ministero delle Finanze della Federazione Russa, chiedendo 5.000.000 rubli russi (RUB) a titolo di danno morale a causa dei maltrattamenti e dell’ arresto illegale subito. Ma Il 22 aprile 2005 la Corte distrettuale di Leninskiy Orsk respinge il suddetto reclamo.

Un respingimento che sarà annullato dalla Corte regionale di Orenburg, la quale rimette la questione alla Corte distrettuale Leninskiy: essa riterrà il reclamo del ricorrente parzialmente ricevibile e riconoscerà che il ricorrente, nel periodo di custodia, era stato sottoposto a trattamenti degradanti dalla polizia, conferendogli 1000 rubili russi a titolo di risarcimento.

LA CORTE EDU –  il sig. Fuat Nailyevich Ablyazov, dopo questa lunga vicenda, deposita un ricorso presso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo contro la Russia, denunciando la presunta violazione dell’art 3 CEDU, degli art 13 e 16 della convenzione e richiedendo 70.000 € (EUR) a titolo di danno patrimoniale e non patrimoniale.

La Corte di Strasburgo, con la sentenza del 30 ottobre 2012, pur dando merito all’eccezione del governo sulla mancanza dello status di vittima del ricorrente, attesta all’unanimità che c’è stata violazione dell’art 3 CEDU, sia nell’aspetto sostanziale che procedurale, e condanna lo stato convenuto al versamento di 15.000 euro a titolo di danno morale.

In particolare, la Corte EDU, come in molte occasioni ha fatto, nel dispositivo preme a ricordare che  “l’articolo 3 sancisce uno dei valori fondamentali delle società democratiche, anche nelle circostanze più difficili, quali la lotta contro il terrorismo e la criminalità organizzata; la Convenzione vieta, in termini assoluti, la tortura e i trattamenti inumani o degradanti, a prescindere dal comportamento della vittima”. E, soprattutto, puntualizza che “le persone in stato di detenzione sono in una posizione vulnerabile e le autorità hanno il dovere di proteggere il loro benessere fisico”.

Troppo spesso il condannato fuoriesce dalla cerchia delle persone meritevoli di tutela e troppo facilmente gli si abbandona a loro stessi incuranti delle condizioni in cui gli si lascia vivere.

La sentenza è reperibile qui : CASE OF ABLYAZOV v. RUSSIA del 30 Ottobre 2012.

 

About Roberto Federico Proto

Sono nato ad Ostuni, comunemente conosciuta come la città bianca, nel 1990 di un martedì 17, numero che mi ha sempre portato molta fortuna. Conclusi gli anni scolastici obbligatori ho deciso, inconsapevolmente, d'iscrivermi alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (sede di Piacenza). Grazie agli studi universitari ho iniziato ad appassionarmi di Diritti Sociali, con un occhio sempre attento e vigile a tutte le vicende e i mutamenti del Diritto del Lavoro. Dal febbraio del 2012 faccio parte della redazione del webmagazine Diritti d'Europa ( ex Generazionezeroitalia.org), dove commentiamo e divulghiamo le pronunce della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.

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