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Riforma del copyright: Preservare la condivisione universale del patrimonio digitale

Festival del diritto: “Come riformare il diritto d’autore nell’era digitale”

Durante la mattina del quarto, ed ultimo giorno, del Festival piacentino si è tenuto presso l’Auditorium Fondazione di Piacenza e Vigevano un convegno intitolato: Come riformare il diritto d’autore nell’era digitale, nel quale si è discusso di una proposta di riforma del diritto d’autore in particolare sviluppando le tematiche della condivisione/riconoscimento delle pratiche culturali degli individui su internet e dell’esigenza di organizzare e regolamentare il “mercato della conoscenza e dei media” tendendo verso un commercio equo e solidale per autori, artisti e utenti.

All’incontro hanno partecipato la giornalista della Stampa, Anna Masena, e – uno dei pochi ospiti stranieri di quest’edizione del Festival – Philipe Aigrain, scienziato informatico francese ed autore di importanti saggi sul tema tra cui ricordiamo: L’informazione tra bene comune e proprietà (Stampa Alternativa, 2007) e – la sua ultima opera – Condivisione : cultura ed economia nell’era di Internet (Amsterdam University Press, 2012).

Anna Masena introducendo il convegno ricordava che “negli ultimi 15 anni la condivisione gratuita delle opere culturali su internet è stata al centro di discussioni sul futuro stesso della cultura tra chi considera la condivisione un fenomeno negativo da contrastare (pirateria informatica ndr) e chi, invece, la difende proponendo sistemi per compensare gli effetti negativi, soprattutto economici, di questo fenomeno che ha messo in crisi gli editori.”
Ma per Philipe Aigrain lo scontrarsi su questi temi “non ha dato modo di far progredire la discussione affrontando le nuove sfide della cultura nell’era digitale” e, in particolare,  ritiene che “la condivisione non mercantile (Sharing not merchantable) delle opere digitali sia legittima e utile proprio perché secondo una ricerca empirica si è dimostrato che la condivisione ha favorito una loro maggiore diffusione e un maggior particolarismo culturale.

Il relatore sviluppa la sua disamina premettendo che con il suo progetto di riforma della normativa del copyright e delle politiche culturali collegate, elaborato insieme a degli esperti di legge e dei librai che contiene 49 punti, vuole riportare la lente d’ingrandimento sulla nozione di “diritti degli autori, che non sono necessariamente la stessa cosa del diritto d’autore (copyright ndr).

Mediante uno schema, lo scienziato francese, ha quadripartito la struttura della sua  riforma (come si puoi vedere nella slide accanto) indicando nelle due parti a sinistra la condivisione che si realizza fuori dal mercato, senza transazioni monetarie, in cui si ritrovano i diritti degli individui; dall’altra parte, nelle due parti a destra, invece i diritti delle organizzazioni collettive che gestiscono il patrimonio digitale secondo uno modello di mercato economico equo-solidale. Nel cerchio sopra a destra sono compendiate le norme e la regolamentazione del mercato che hanno un impatto sull’organizzazione dell’economia  della cultura che produce effetti molto più profondi delle norme teoriche del copyright; in quello in basso a destra, invece, si delineano le infrastrutture : protocolli, standard tecnici, infrastrutture normative come quelle che riguardano la neutralità della rete, quella della normativa del copyright o anche quella fiscale, es come vengono spesi i fondi dai governi centrali o da quelli periferici.

La normativa vigente rispecchia una realtà di internet che era caratterizzata da un numero piccolo di artisti ed attività editoriali che producono opere creative/espressive accessibili a tutti e un sempre maggiore bacino di consumatori  che accedono a queste opere senza remunerare gli autori. In Francia, come ricordare Aigrain, solo 12 000 persone guadagnano minimamente dalla royalties del copyright che derivano non dalla vendita al pubblico ma dal riutilizzo professionale dei contributi.
Oggi, invece, si è verificata una trasformazione chiave all’interno di internet e della tecnologia che ha portato ad un aumento vertiginoso del numero di persone che possono produrre opere creative/espressive universalmente accessibili :  73 milioni di blog nel mondo, 10 milioni di post ogni giorno, 700 milioni di messaggi brevi (microblog)” . In testimonianza di questo fenomeno il relatore ha ricordato che nel mercato della musica il numero di persone e gruppi musicali, molti scoperti mediante internet, che hanno partecipato a dei tour è raddoppiato negli ultimi 10 anni ma il numero di concerti per gruppo è diminuito.

Quindi la nuova sfida della cultura digitale è quella di creare un posto dove accogliere la cultura e l’arte prodotta ogni giorno senza limitare il nostro diritto di condividerla liberamente, tenendo conto anche che il numero delle persone che producono cultura è aumentato ma il numero di persone che godono del ricavo prodotto da queste opere è rimasto sempre lo stesso“. Come facciamo a rendere sostenibile questa situazione?
La soluzione che propone Philipe Aigrain è quella di “riformare il sistema fiscale, ad esempio evitando che iTunse di Apple ponga la sua sede legale a Lussemburgo per  pagare il 4 % d’IVA e sfuggire al pagamento dell’imposte statunitensi, soprattutto al fine di creare un finanziamento partecipativo per sovvenzionare dei progetti pubblicizzati sulla rete, mettendo insieme delle risorse magari prevedendo un contributo obbligatorio per remunerare alcuni autori delle opere condivise nel panorama digitale di internet”.

Quest’incontro è stato prezioso sia perché si è dato modo di conoscere i tratti essenziali di un progetto che ha il radicale obiettivo di avviare il superamento dell’ottica proibizionista della libera condivisione sia perché si sono trattati concretamente dei problemi riguardati il patrimonio culturale che ritroviamo navigando ogni giorno in rete.

About Roberto Federico Proto

Sono nato ad Ostuni, comunemente conosciuta come la città bianca, nel 1990 di un martedì 17, numero che mi ha sempre portato molta fortuna. Conclusi gli anni scolastici obbligatori ho deciso, inconsapevolmente, d'iscrivermi alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (sede di Piacenza). Grazie agli studi universitari ho iniziato ad appassionarmi di Diritti Sociali, con un occhio sempre attento e vigile a tutte le vicende e i mutamenti del Diritto del Lavoro. Dal febbraio del 2012 faccio parte della redazione del webmagazine Diritti d'Europa ( ex Generazionezeroitalia.org), dove commentiamo e divulghiamo le pronunce della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.

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