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Romania: Una detenzione arbitraria di 12 ore

Detenzione – Sentenza Creangã v. Romania 23 Febbraio 2012

Accompagnati da una fredda bora, passando per i monti Urali, planando sul Mar Nero, eccoci alla volta di Bucarest. Sicuramente non per parlare dell’acqua che percorre libera la trama di fiumiciattoli delle sue vallate. Tutt’altro, ci troviamo a discutere di un fatto che con la Libertà ha poco a che vedere!

IL CASO – Creangã, il ricorrente è un cittadino rumeno nato nel 1956 a Bucarest. Ufficiale di polizia dal 1995 del Dipartimento di Investigazione Penale, il 16 luglio del 2003 viene convocato per un interrogatorio dal Servizio Nazionale anti Corruzione. Dunque il signor Creangã e 25 dei suoi colleghi sono stati interrogati da un procuratore militare circa i furti di petrolio da condutture nella periferia di Bucarest. Al termine dello stesso giorno viene informato che era stato emesso un mandato per la sua temporanea custodia cautelare, per un periodo di tre giorni: dal 16 al 18 luglio 2003.

Il ricorrente risulta indagato insieme ad altri dieci colleghi. Alle ore 22.00 dello stesso giorno il procuratore lo accusa di aver accettato tangenti, di favoreggiamento aggravato e di cospirazione criminale. Per questi motivi gli riserva la custodia cautelare temporanea. Durante la notte il ricorrente viene trasferito al carcere di Rahova. In una sentenza del 18 luglio 2003 la Corte d’appello militare concede, previa richiesta dell’accusa , che la custodia cautelare venga estesa di 27 giorni, attribuendo la motivazione della decisione al ritrovamento di prove sempre più schiaccianti a carco degli imputati, facendo risultare la loro detenzione preventiva necessaria per motivi di ordine pubblico, prendendo in considerazione inoltre  il rischio che possano influenzare i testimoni,  richiamando oltretutto la complessità del caso, il gran numero degli imputati e da ultimo la difficoltà di ottenere le prove.
Il 21 luglio 2003 la Corte suprema di giustizia rumena ha accolto l’appello del ricorrente e dei suoi coaccusati ordinandone il rilascio.
Al che  in data imprecisata, il procuratore generale della Romania  presenta istanza, chiedendo l’annullamento della pronuncia relativa al 21 luglio 2003, per gravi errori di interpretazione della legislazione nazionale. La Corte annulla la sentenza del 2003   e nel merito respinge il ricorso facendo leva su un’erronea interpretazione dell’art. 29 §§ 1 e 2 L.78/2000 (detenzione preventiva deve essere ordinata da un giudice unico qualunque sia la natura del reato).
Per di più La Corte giustifica la custodia cautelare in forza delle informazioni sufficientemente fondate contenute nel fascicolo. Il 25 luglio 2003 l’imputato viene messo in custodia cautelare.

Sette anni dopo il 22 luglio 2010 la Corte di Bucarest, condanna Creangã alla reclusione di tre anni per aver preso tangenti e per aver protetto un criminale.

CORTE EDU – Infine nel marzo 2011, la Corte di Strasburgo ha tutti gli elementi per valutare priva di qualsiasi fondamento giuridico la detenzione del Sig. Creangã  del 16 luglio 2003, basandosi sull’ ART 5 CEDU comma 1. In particolare osserva che: il ricorrente viene informato di esser sospettato (per aver commesso vari reati) solo dopo il secondo interrogatorio; il governo non aveva presentato alcuna informazione tangibile sull’atteggiamento delle autorità circa lo status del ricorrente in data 16 luglio 2003. Né si rileva alcun documento che permetta alla Corte di determinare eventuali misure adottate per informare il Sig. Creangã della facoltà di poter lasciare l’edificio.

La Corte stabilisce che il ricorrente era stato privato della libertà dalle ore 10 alle ore 22 del 16 luglio.
La privazione della libertà dunque è incompatibile con l’art 5 comma 1 della convenzione, poiché la custodia era sfornita di un adeguato mandato: l’ordine del Pubblico Ministero copriva solo due dei tre giorni.
In conclusione la corte sostiene che in materia di libertà la legge nazionale debba soddisfare gli standard di legittimità della Convenzione.

Nel caso di specie, la stessa decreta che la privazione della libertà non ha trovato una sufficiente base giuridica nella legislazione nazionale, in quanto non conforme alle prescrizioni dell’art.5 comma 1, vi è dunque violazione.
Da ultimo la Corte condanna alle spese di 8000 euro il convenuto per danno non pecuniario, ed a euro 500 il ricorrente per i costi e le spese giudiziarie.

La sentenza in originale è reperibile qui:  Sentenza Creangã v. Romania del 23 Febbraio 2012

About Aurora Licci

Studio Giurisprudenza a Piacenza, da quattro anni. Le mie origini sono qualche passo più in là, a S. Maria di Leuca, ultimo scoglio in una terra bagnata da due mari. Un giorno spero di ritornarvi con una barca a vela piena di libri, ma ancora non ho deciso per quale Mare andrò.

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