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Negato l’asilo politico in Svezia: il Burundi ormai è una terra sicura!

Tortura e violenze – Sentenza H.N. v. Svezia, 15 maggio 2012

Il sig. H.N. è un cittadino burundese, che dal 2006 si trova in Svezia a causa delle persecuzioni sociali, ma nonostante i rischi connessi al suo ritorno in patria lo Stato svedese non ha ritenuto fondata la sua richiesta di asilo politico.

IL CASO – Il sig. H.N. nasce nel 1984, di lì a pochi anni a causa delle terribili barbarie etniche consumate in Burundi, perde il fratello più giovane e la madre.

Dopo le elezioni del 2005 sale al Governo il CNDD-FDD, Consiglio Nazionale per la Difesa della Democrazia – Forza di Difesa per la Democrazia, la situazione nel paese si fa davvero incandescente poichè inizia una vera propria caccia all’uomo, verso i rappresentanti o semplici membri del Partito per la liberazione del Popolo Hutu e altre organizzazioni ostili al Partito di Governo.

Lo stesso H.N., stando ai suoi racconti, riceve in diverse occasioni minacce, perchè accusato di collaborazionismo con il gruppo FNL, ed infine il 5 agosto 2006 dei sostenitori del CNDD-FDD irrompono in casa del ricorrente  lo arrestano, uccidendo anche il padre.

Inizia dunque un mese infernale per il ricorrente, poichè seviziato e torturato quotidianamente. Fortunatamente un uomo lo aiuta a fuggire, ed è infatti il 19 settembre 2006 H.N. arriva in Svezia.

Immediata la richiesta di asilo politico al Consiglio di migrazione, che respinge la sua domanda. Detta Corte afferma infatti che la situazione politica in Burundi ha subito netti miglioramenti, di conseguenza nessun pericolo reale per il rimpatrio.

 

 

 

 

 

 

Il 4 aprile 2008 La Corte di migrazione respinge il ricorso, nonostante il Sig. H.N. avesse presentato i certificati di morte del padre, e avesse anche dichiarato di esser stato coinvolto in un’organizzazione per la pace. Ancora  una volta dunque le nuove prove, al banco dei giudici, non cambiano di una virgola il responso, che si pone in perfetta coincidenza rispetto a quello precedente, del Consiglio di migrazione.

Oltre all’appello, che viene respinto, il richiedente H.N. in tre successive occasioni cerca in vano di far valere le proprie ragioni, chiedendo un riesame circa la sua richeista di asilo politico. A nulla serve  la presentazione del certificato di nascita e altri documenti per dimostrare la propria identità, e neanche il fatto di esser stato vice capo della sezione giovanile del MIPAREC -Ministero per la Pace la riconciliazione-. Nella terza domanda il Ricorrente H.N. dichiara, tra l’altro, di esser stato politicamente attivo anche in Svezia attraverso l’organizzazione di diverse manifestazioni contro il governo del Burundi.Tutto il processo si conclude per il Sig. H.N. con un nulla di fatto, le circostanze addotte non costituiscono un ostacolo al rimpatrio.

LA CORTE EDU Il ricorrente H.N. basa la sua domanda in Corte Edu sugli artt.2 e 3 della CEDU.

I giudici di Strasburgo sin da subito, esaminando i fatti oggetto della testimonianza del ricorrente H.N., incontrano elementi di perplessità. Perché è vero sì, che a causa della particolare situazione in cui versano, i richiedenti asilo, è necessario dare loro beneficio del dubbio, quando appunto si tratta di valutare la

veridicità delle affermazioni e dei documenti presentati. Tuttavia se sussistono forti motivi che scalfiscono in qualche modo detta veridicità, l’individuo, ed in questo caso il richiedente H.N. deve fornire una soddisfacente spiegazione per le presunte discrepanze.

La Corte EDU nel caso di specie rileva conclusioni che collimano, ed in alcun modo prendono le distanze da quelle dei tribunali svedesi.

In sostanza a Strasburgo vengono contestati al Sig.H.N. i seguenti motivi:

  • il fatto di aver reso pubblica la sua appartenenza al MIPAREC in qualità di vice capo, e che lo vedrebbe a questo punto coinvolto in una qualche attività politica, solo a conclusione del primo procedimento di asilo politico avviato sul suo conto;
  • le informazioni rese ai giudici sono molto spesso vaghe e prive di dettagli,
  • contesta anche il fatto che il ricorrente H.N. dopo esser fuggito dal carcere in Burundi e dopo aver subito per un mese torture e vessazioni, una volta arrivato in Svezia, nulla fa per denunciare o richiamare l’attenzione delle autorità,
  • la Corte Edu attesta infine che l’attività politica svolta dal ricorrente in Svezia è piuttosto limitata.

Per questi motivi il Sig. H.N. non è riuscito a rendere plausibile il rischio reale, una volta approdato in Burundi, di eser ucciso o sottoposto a trattamenti inumani o degradanti.

Pertanto la Corte EDU dichiara che non vi è stata nessuna violazione della Convenzione.

Sicuramente arriva coraggiosa questa sentenza della Corte Edu, soprattutto per la rassicurante situazione che delinea del Burundi d’oggi! Si può certo dire che il clima non è apocalittico, e che a parte qualche focolaio ancora acceso di faide trasversali, chiusure di vecchi conti etnici, l’eco di grida ad un passo dalla morte non disturba più le impietosite coscienze del Vecchio Continente. La ferita è figlia del potere, che ha spaccato, lacerato il paese, arruolato ed inghiottito piccoli fanti con in braccio un fucile. Ma i fiumi di sangue scorrono ancora negli occhi dei bambini di ieri, adulti d’oggi.
La sentenza originale è reperibile qui: Sentenza H.N. v. Svezia del 15 maggio 2012.

About Aurora Licci

Studio Giurisprudenza a Piacenza, da quattro anni. Le mie origini sono qualche passo più in là, a S. Maria di Leuca, ultimo scoglio in una terra bagnata da due mari. Un giorno spero di ritornarvi con una barca a vela piena di libri, ma ancora non ho deciso per quale Mare andrò.

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