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Turchia finanziamento ai partiti? Al 7%: è la soglia più alta d’Europa!

Finanziamento partiti –  Sentenza Özgürlük ve Dayanispa Partisi c.Turchia, Maggio 2012

TURCHIA –  Tutta L’Europa è paese, soprattutto se parliamo di rimborsi o sovvenzionamenti elettorali. Anche in Turchia si affronta il problema del “partito piccolo” che non potendo giovare del danaro pubblico è costretto a soccombere ed ad avere bassissima risonanza in periodo di campagna elettorale. La rappresentanza politica sarà compromessa dal sorgere di monopoli paritici? Alla Corte EDU l’ardua sentenza.

IL CASO – In Turchia infatti, più di dieci anni fa, nel 1998 il Consiglio Supremo Elettorale pubblica un elenco di 18 partiti politici ammessi a partecipare alle elezioni legislative e municipali del 18 aprile 1999. Nella lista non compare l’Özgürlük ve Dayanispa Partisi – Partito  “ODP” Libertà e Solidarietà. La vicenda – che arriva poi nel 2002 in Corte EDU – è generata dall’estromissione del ODP alla gara politca finanziata con i denari pubblici.

Prima di procedere alla disamina della vicenda è bene tenere a mente il motivo fondante dei ricorsi dell’ODP che si rifà alla legislazione nazionale e più precisamente all’art.68 della Costituzione turca che si preoccupa di garantire un’assistenza finanziaria  ai partiti politici. Il Ministero delle Finaze, incaricato di vagliare suddette richieste, rigetta la domanda del Partito della libertà e solidarietà ai sensi della legge n°2820 sui finanziamenti pubblici ai partiti.

La questione acquista spessore giurisdizionale, poichè immediato arriva il ricorso presso il Tribunale Amministrativo di Ankara da parte dell’ODP, riguardante l’annullamento della decisione presa in data 23 novembre 1998 dal Ministero delle Finanze.
Le istanze avanzate dall’ODP denunciano la difficoltà oggettiva, in assenza di risorse economiche, di svolgere attività politica e campagna elettorale: da qui trae spunto la denuncia di incostituzionalità nei confronti della legge elettorale.

Il 29 settembre 1999 il Tribunale Amministrativo di Ankara respinge l’appello dell’ODP, poichè le motivazioni non soddisfano i requisiti della legge n°2820, nulla osserva sulla eccezione di incostituzionalità sollevata.
Tale decisione verrà confermata anche in Consiglio di Stato con sentenza pronunciata in data 25 aprile 2002.

CORTE EDU – In questa sede si aggiunge un importante dato dispositivo, ovvero l’art.33 della legge n°2839 che impone una soglia pari al 7% di voti ottenuti alle precedenti elezioni, dalla quale scaturisce, o meno, il finanzimento ai partiti. Una ricognizione veloce sui risultati, in termini di voti politici, presi dall’ODP alle elezioni parlamentari  del 1999, 2002 e del 2007, sono rispettivamente lo 0,8% lo 0,34% e 0,15% . Si intuisce subito il marcato divario rispetto soglia minima.

La Corte EDU si trova dunque a decidere sulla presunta violazione dell’art. 14 della CEDU in combinato disposto con l’art.3 del Protocollo n°1.

Il ricorrente lamenta che il finanziamento pubblico ha creato disparità di trattamento tra i vari partiti politici, sicuramente aumentandone la probabilità di successo.

La Corte afferma che i principi garantiti dall’art.3 del Protocollo non sono assoluti in quanto trovano spazio limitazioni implicite, agli Stati contraenti deve essere accordato ampio spazio circa l’aspetto passivo dei diritti garantiti da detto articolo. Di contro è molto più cauta a soppesare restrizioni al diritto di voto, vale a dire il lato attivo dei diritti all’art.3 del Protocollo n°1.

Si deduce che è fuor di dubbio in questo caso il trattamento diverso riservato alla parte ricorrente ODP, ma ciò si inquadra nell’applicazione del sistema normativo adottato dallo Stato, la Turchia. Continuando, la Corte EDU, allarga la visuale rendendo un quadro generale dei sistemi utilizzati nei paesi europei; attesta si, l’assenza di regole uniformi in materia, ma d’altra parte ribadisce che in virtù dell’equa ripartizione dei finanziamenti pubblici, quasi sempre si richiede un livello minimo di sostegno elettorale, per la fruizione degli stessi. Ciò dovrebbe implementare il pluralismo democratico, rafforzando, in vista della scelta legislativa, l’espressione dell’opinione popolare, evitando così la frammentazione eccessiva e certamente non funzionale.

Avviandosi alla Conclusione la Corte EDU decreta che non vi è stata alcuna violazione da parte dello stato turco, perché sostanzialmente l’ODP non aveva raggiunto il livello minimo di legge del 7%. Nulla, dell’operato del Governo turco si pone in contrasto all’art.14 CEDU in combinato disposto con l’art.3 del Protocollo n°1.

DISSENTINGS OPINIONS – Per questa decisione però la Corte EDU non raggiunge l’unanimità, difatti sono due i giudici, Andras Sajo e Tulkens, il Presidente, i quali appigliandosi a ragioni di giustizia formale criticano la soglia del 7%, tra l’altro dato più alto in Europa, in quanto porta al risultato inevitabile dei monopoli virtuali e delle posizioni dominanti, dunque una visibilità che non è per tutti la stessa. Sono questi i motivi che spingono i due giudici ad intercettare delle discriminazioni nell’attuale sistema turco di finanziamento ai partiti e votare contro la maggioranza.

La Turchia questa volta non ha subito nessun contraccolpo a causa della sua legislazione talvolta al limite dei parametri europei, nonostante ciò la Corte non si pronuncia all’unanimità, e questo è sicuramente un dato importante, che deve far riflettere. Signori c’è in ballo la rappresentanza politica, unica referente, autorizzata dal popolo e per il popolo a legiferare.

 

La sentenza originale è reperibile qui: Sentenza Özgürlük ve Dayanispa Partisi c.Turchia

About Aurora Licci

Studio Giurisprudenza a Piacenza, da quattro anni. Le mie origini sono qualche passo più in là, a S. Maria di Leuca, ultimo scoglio in una terra bagnata da due mari. Un giorno spero di ritornarvi con una barca a vela piena di libri, ma ancora non ho deciso per quale Mare andrò.

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