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Russia, nella regione cecena vige la libertà di omicidio

Diritto alla vita – Sentenza Khamzatov v. Russia, 28 Febbraio 2012

Il 28 febbraio è stato un giorno di lavoro intenso per la Corte di Strasburgo, che oltre alla sentenza Edilova v Russia (già trattata in altro nostro articolo) si è pronunciata su un caso molto simile a quest’ultima per oggetto e modalità dei fatti trattati.


IL CASO – I ricorrenti sono sei cittadini russi: genitori, fratelli, moglie e figlio di Movsar Khamzatov, nato nel 1972.
I suoi genitori vivono nel villaggio di Staryje Atagi e i suoi altri parenti a Grozny, nella Repubblica cecena. Questi affermano che Movsar un giorno mentre stava andando a trovarli al villaggio di Staryje Atagi, sia stato ucciso dalle truppe russe stazionanti in quel territorio. Le truppe avrebbero infatti aperto il fuoco con fucili mitragliatori e cannoni antiaerei sul veicolo in cui Movsar era passeggero. L’autista del mezzo è stato ucciso. Si sostiene quindi un uso eccessivo e ingiustificato della forza militare.
Il Governo russo ha ammesso il ricorso della famiglia e ha ammesso anche l’uccisione di Movsar da parte dei militari russi ma sostiene che l’auto in cui era in viaggio, si trovava in una zona in cui era previsto il coprifuoco e in cui si stava effettuando un’operazione antiterrorismo, in aggiunta di ciò, l’auto procedeva con i fari spenti e ha rifiutato di fermarsi ai colpi di avvertimento sparati dai militari.
Il Governo sostiene inoltre che le truppe hanno deciso di usare la forza solo quando gli occupanti della vettura hanno aperto il fuoco su di loro.
L’utilizzo dell’uso eccessivo della forza ad opera delle truppe russe è stato riscontrato da due elementi: Il primo riguarda l’assoluta non conoscenza da parte del villaggio di Staryje Atagi del coprifuoco in quel momento; ma l’elemento cardine che ha fatto cadere la tesi della difesa russa è stata l’ispezione effettuata all’interno dell’automobile; l’ispezione infatti non ha trovato alcuna traccia di armi o munizioni e quindi questo ha dimostrato che non è stato possibile rispondere dalla vettura, al fuoco dei militari, così come sostenuto dal governo russo.
Il governo russo quindi non è riuscito a dimostrare un quadro giuridico appropriato concernente l’uso (in questa circostanza) dell’eccessiva forza militare.
E il governo russo è stato accusato anche di non aver svolto le indagini in maniera efficace e puntuale. I militari coinvolti nell’inchiesta infatti sono stati ascoltati solo sei giorni dopo dall’apertura della stessa. E altri membri del personale militare sono stati chiamati a deporre addirittura dopo 5 anni dall’evento, con il risultato che alcuni testimoni chiave non sono stati in grado di ricordare la maggior parte delle circostanze della sparatoria.

CORTE EDU – Per tutti questi motivi la Corte ha pertanto concluso che si è avuta una violazione dell’ART 2 (diritto alla vita) e Violazione dell’ART 13 (diritto a un ricorso effettivo), in combinato disposto con l’Art 2.
Ha poi previsto che la Russia dovrà pagare ai genitori di Movsar Khamzatov 20.000 € congiuntamente, 30.000 € alla moglie e al figlio, e 5.000 € a ciascuno dei suoi fratelli in materia di danno non patrimoniale, 6.500 € per i costi e le spese del giudizio.

Purtroppo queste storie sono più frequenti di quanto si immagini in Cecenia. Un territorio che vive da ormai troppi anni questa condizione di violenza diffusa e, come in questi casi spesso nascosta. Nella maggior parte dei luoghi nel mondo i rapimenti e le morti di queste persone, sarebbero tragedie che le famiglie potrebbero tranquillamente piangere, mentre la polizia cerca di trovare l’assassino. Ma in Cecenia, non è così… è la polizia o il governo che ha ucciso o ha ordinato di uccidere.

 

La sentenza in originale è reperibile qui:  Sentenza Khamzatov v. Russia del 28 Febbraio 2012

 

About Luca Gulino

Nato a Ragusa, dopo il Liceo Scientifico ho deciso di lasciare la mia città iscrivendomi al corso di Giurisprudenza presso la sede di Piacenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore. Qui, grazie alle nozioni apprese e a quelle amicizie che poi si sono trasformate in gruppo di lavoro, è nata la mia collaborazione e l'ingresso nella Redazione di GZero.

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