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Russia: Gli orrori della guerra nella regione cecena

Tortura e violenze – Sentenza Edilova v. Russia, 28 Febbraio 2012

Strappato dalla sua casa e successivamente ucciso dai militari russi un ragazzo ceceno. Dopo 11 anni la madre ha finalmente giustizia.

La Corte riunita oggi in merito al caso Edilova v. Russia, ha ritenuto, con la sentenza  083 (28/02/2012), all’unanimità la violazione dei seguenti articoli della Convenzione europea dei diritti dell’uomo: Art. 2 (diritto alla vita) , Art 3 (divieto di trattamenti inumani o degradanti), Art 5 (diritto alla libertà e alla sicurezza), Art 13 (diritto a un ricorso effettivo).

IL CASO – Il caso in questione riguarda una presunta uccisione di civili da parte dei militari russi nella Repubblica Cecena.

La ricorrente è Edilova Nura, cittadina russa, nata nel 1954 e residente nel villaggio di Goyty, nella Repubblica cecena; sostiene che suo figlio, Adula Edilova, nato nel 1976, è stato rapito e portato via da casa il 26 agosto 2001 da un gruppo di uomini armati vestiti in uniforme mimetica e presumibilmente ucciso in seguito dagli stessi. Tre vicini di casa testimoniano il fatto sostenendo che il figlio della sig.ra Edilova sia stato portato fuori di casa all’interno di un veicolo militare.
La signora Edilova da quel momento non ha più rivisto suo figlio o avuto sue notizie.
Nel ricorso presentato alla Corte, la signora Edilova ha anche sostenuto che le indagini relative alla vicenda sono state svolte in modo inadeguato, e ha invocato in particolare gli articoli 2 , 3 , 5 e 13 della Carta Cedu.

CORTE EDU – La Corte ha deciso che vi è stata effettiva violazione dell’Art 2 CEDU, e il governo russo infatti ha ammesso che Abdula Edilova era stato rapito, con le stesse modalità descritte dalla madre, ma ha negato che gli agenti dello Stato erano stati coinvolti nel rapimento. Tuttavia, la Corte ha rilevato che il fatto che un folto gruppo di uomini armati in uniforme mimetica militare, parlando un accento russo, sia riuscito a passare liberamente attraverso il checkpoint delle forze federali (come era stato confermato da un numero significativo di testimoni) non può non significare altro se non il fatto che quegli uomini fossero agenti dello stato.

La Corte ha sottolineato che nel contesto del conflitto nella Repubblica cecena, quando una persona viene arrestata da agenti dello Stato non identificati e senza alcuna spiegazione sui motivi dell’arresto, si può considerare come in pericolo di vita, e in questo caso, l’assenza continua di notizie di Abdula Edilov per dieci anni conferma questa tesi. La Corte ha quindi constatato che bisogna ritenere morto Abdula Edilov in seguito alla sua detenzione segreta da parte di agenti statali e poiché le autorità non hanno dato una valida giustificazione per l’uso della forza, e non hanno fornito alla Corte una documentazione appropriata, completa e immediata sulla vicenda (senza alcuna spiegazione per tali ritardi e omissioni, la sua morte è da attribuire al governo.
La Corte ha constatato che vi è stata la violazione dell’Art. 3 CEDU per la sofferenza mentale subita dalla signora e prolungata in tutto questo tempo.
La violazione dell’Articolo 5 è stata fatta rilevare per le condizioni di detenzione segreta e senza garanzie a cui è stato sottoposto Abdula Edilov.
Mentre la Corte ha rilevato infine la violazione dell’Art 13 CEDU in combinato disposto con l’art 2 in merito alla conduzione inefficace delle indagini penali relative alla scomparsa e uccisione dei parenti del ricorrente.
Lo Stato è infatti venuto meno al suo obbligo di garantire un ricorso effettivo ai sensi dell’articolo 13 della Convenzione.
Ai sensi dell’articolo 41 (equa soddisfazione) della Convenzione, la Corte ha poi dichiarato che la Russia dovrà pagare alla sig.ra Edilova 3.000 € a titolo di danno patrimoniale, 60.000 € per danno non patrimoniale e 4.500 € a titolo di spese.

Adesso che finalmente è stata fatta giustizia per questo caso, viene però l’amaro in bocca a pensare a tutte quelle situazioni simili che non hanno e non avranno lo stesso percorso di questa. La guerra nasconde tante, forse troppe storie come questa che magari rimangono nascoste agli occhi dell’opinione pubblica o degli stessi abitanti dei villaggi. Chissà quante altre famiglie infatti hanno subito le stesse sensazioni, le stesse paure e la stessa rassegnazione vissuta dalla Sig.ra Edilova. La sanzione inflitta dalla Corte alla Russia è molto significativa ma, mai 67.500€ potranno risarcire il dolore di una madre per la perdita del proprio figlio.

La sentenza in originale è reperibile qui:  Sentenza Edilova v. Russia del 28 Febbraio 2012

About Luca Gulino

Nato a Ragusa, dopo il Liceo Scientifico ho deciso di lasciare la mia città iscrivendomi al corso di Giurisprudenza presso la sede di Piacenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore. Qui, grazie alle nozioni apprese e a quelle amicizie che poi si sono trasformate in gruppo di lavoro, è nata la mia collaborazione e l'ingresso nella Redazione di GZero.

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