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Montenegro: malati sul lavoro, prima licenziati e poi dimenticati dalla giustizia

Giusto processo – Sentenza Tomić and Others v. Montenegro, 17 Aprile 2012

I dodici ricorrenti sono ex lavoratori dell’ Aluminium Plant Podgorica, la più importante impresa del Montenegro. I loro rapporto di lavoro si era concluso nel 2005, a seguito di diverse certificazioni di invalidità fisica all’esercizio della professione.

Il licenziamento era avvenuto secondo le regole standard con l’ottenimento del TFR. Sennonchè a distanza di qualche anno giunge la certificazione del Fondo Pensionistico che garantisce ai lavoratori la pensione di invalidità. Secondo il fondo il pregiudizio era pervenuto durante l’esercizio della loro professione e ai lavoratori spettava la differenza dal momento dell’avvenuto licenziamento.

IL CASO – I 12 applicanti si sono ritrovati senza lavoro, con invalidità permanente, ma senza la necessaria pensione. A seguito del licenziamento e della notizia del Fondo Pensionistico di Podgorica, i ricorrenti si precipitano subito a proporre ricorso al giudice nazionale. La loro richiesta era di ottenere il risarcimento pari alla differenza tra la pensione di invalidità e lo stipendio, a cui avrebbero avuto diritto nel caso in cui non fossero stati licenziati. A sostegno della propria causa i legali rappresentanti avevano portato altri casi, uno concluso al primo grado di giudizio e quattro decisioni della Corte Suprema del 2006.

Nei vari ricorsi interni, giunti fino alla Corte Suprema non viene mai soddisfatta la loro richiesta. La motivazione principale era che al momento della maturazione del diritto alla pensione di invalidità i ricorrenti non erano più collegati da un rapporto di lavoro con il datore; per tanto non era configurabile una sua responsabilità. Tanto più che non era stata prevista nessuna disposizione in tal senso, nello scioglimento del rapporto.

Per tanto gli ex lavoratori si rivolgono alla Corte EDU accusando lo Stato del Montenegro di aver violato l’art. 6 Diritto a un equo processo, l’art. 13 Diritto a un ricorso effettivo e l’art. 14 – Divieto di discriminazione, dove la disparità di trattamento si rilevava dall’ottenimento della stessa pretesa, in casi simili, avanzati dalle parti stesse.

LA CORTE EDU – Giorno 17 Aprile la Corte ritiene la questione ammissibile  per possibile violazione dell’art. 6 CEDU sul Diritto a un equo processo. il Diritto ad un equo processo è pietra miliare della giurisprudenza della Corte e prevede che ognuno ha diritto a che la propria causa sia esaminata con equità, pubblicamente ed entro un termine ragionevole, da un tribunale istituito per legge competente. In tal caso,i giudici della CEDU analizzando il fatto che tutte le cause erano riuscite a pervenire all’ultimo grado di giudizio, all’interno di un interpretazione costante e uniforme adottata dalle Corti interne, hanno ritenuto assente la violazione dell’art.6.

L’accusa delle parti che si basava sulla presenza di precedenti a loro favorevoli non è stata ritenuta rilevante dai giudici. Di fatti la sola presenza di due pronunce non uniformi emesse da diversi gradi di giudizio su fatti simili è considerata come ‘‘caratteristica intrinseca di qualsiasi sistema giudiziario”. L’obbligo democratico dello Stato di garantire indipendenza al giudice nel momento dell’esercizio della sua professione permette il verificarsi di interpretazioni anche incoerenti. Ma, soprattutto in queste situazioni, le prerogative di certezza del diritto vengono recuperate e salvaguardate dai sistemi, dalle macchine giurisdizionali interne, che in questo caso si configurano nel percorso giunto fino alla Corte Suprema, il più alto grado di giudizio.

I giudici di Strasburgo osservano inoltre che l’Alta Corte (organo di appello nello stato del Montenegro) ha esaminato ottantotto ricorsi in totale, di cui ottantaquattro decisioni erano contro i ricorrenti e quattro in loro favore. Le sole quattro decisioni favorevoli sembrano essere, persino da un punto di vista meramente statistico, un eccezione alla regola adottata sia dalla Alta Corte che dalla Corte Suprema in merito ad ottantaquattro questioni risolte.

KAP – Aluminium Plant Podgorica (Kombinat Aluminijuma Podgorica – KAP) è il più importante  impianto nazionale di lavorazione di alluminio, nella periferia sud di Podgorica, Montenegro, rilevantissimo fattore nella determinazione del PIL. Tanto che fin dal 2008 il suo deficit giornaliero pari a 200.000 euro era stato avvertito come presagio funesto dal Ministro dell’Economia, Vladimir Kavaric, che dichiarava che la situazione avrebbe potuto portare al collasso dell’intero sistema finanziario nazionale.

Inoltre la società era stata più volte oggetto di critica per l’inquinamento arrecato alla fertile pianura Zeta, unico luogo pianeggiante in tutto il Montenegro. La KAP è accusata di diffondere una polvere rossa e di utilizzare la maggior quantità di energia nel paese, a prezzi più bassi, rispetto a quelli pagati dai cittadini. Non solo ma a seguito della vendita (nell’ottica di politiche di privatizzazione) del 30% delle quote alla  Central European Aluminum Company (CEAC) controllata dal miliardario russo Oleg Deripaska, l’attività è stata percepita sospettosa, con report costanti di perdite annuali.

Di sicuro l’importanza economica dell’impresa all’interno dello Stato del Montenegro avrà giocato un ruolo non indifferente nella decisione dei giudici nazionali. A maggior ragione in momenti critici come quelli che si sono verificati dopo il 2007. La Corte dei diritti dell’uomo non si è voluta spingere a tutela di quelle eccezioni, dimostrate dai 4 casi, ma ha avallato le teorie adottate dai giudici interni. E’ come se questioni di diritto vengano usate per offuscare la realtà, che però è ben spiegata: i lavoratori avevano contratto l’invalidità sul lavoro. Detto in parole povere si erano ammalati lavorando e l’impresa lo sapeva.

 

La sentenza in originale è reperibile qui: Sentenza Tomić and Others v. Montenegro del 17 Aprile 2012.

 

 

 

 

About Teresa Vozza

''Everything has been figured out, exept how to live''- la frase è di Jean-Paul Sartre, cosa ne pensate? Per qualsiasi risposta mi troverete a Piacenza all'università Cattolica del Sacro Cuore, nella facoltà di giurisprudenza.

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