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La minoranza musulmana Rohingya in Myanmar

Myanmar, precedentemente noto come Birmania, ha una popolazione di circa 51 milioni di persone. Il gruppo etnico di Burma costituisce circa due terzi di questa e controlla i militari e il governo. Ma ci sono anche più di 135 gruppi etnici nel Paese, ognuno con la propria cultura.

Myanmar Birmania protestaLe persecuzioni etniche contro i Rohingya hanno avuto inizio negli anni ’70. Da allora, la gente Rohingya è stata, regolarmente, obiettivo principale di violenza da parte dei vari governi militari e dei buddisti nazionalisti. Infatti, il conflitto tra le minoranze etniche del Myanmar e la maggioranza birmana dominante rappresenta uno dei conflitti in corso più lunghi al mondo.

Questo gruppo di religione musulmana non è riconosciuto come una minoranza etnica del Myanmar dall’attuale governo della Lega Nazionale per la Democrazia (NDL) con capo di governo Aung San Suu Kyi.

La minoranza Rohingya è composta da circa due milioni di persone e vivono principalmente nello Stato Rakhine, nel nord del Paese. Si descrivono come discendenti di commercianti arabi che si sono stabiliti nella regione molte generazioni fa, a partire dal XV secolo.

Nonostante ciò, è stata negata loro la cittadinanza dal governo del Myanmar, che li considera come immigrati clandestini del Bangladesh.

Il governo limita il loro movimento, la capacità di sposarsi e l’accesso all’istruzione e alla sanità.

Il Myanmar ha avuto diversi governi militari che controllando lo stato da decenni, hanno impedito l’accesso da parte di ONG, aiuti umanitari e persino giornalisti a determinate aree del Paese, che il governo non voleva far vedere all’esterno.

Nel 2012 la capitale dello Stato Rakhine, Sittwe, ha visto un’ondata di violenza in cui centinaia di Rohingya sono stati uccisi e decine di migliaia di persone sono state costrette a lasciare le loro case e trasferirsi nei campi.

Al centro dei problemi dei Rohingya sono le leggi di cittadinanza del Myanmar, che negano loro la piena nazionalità e quindi i diritti. Questo rispecchia il diffuso pregiudizio ufficiale e pubblico contro di loro. Questa discriminazione ha generato tensioni e nell’ottobre 2016 almeno nove agenti di polizia sono stati uccisi e quattro feriti in assalti multipli lungo il confine con il Bangladesh. Gli aggressori sono stati identificati solo come “terroristi” ma sono stati ritenuti appartenenti ad un gruppo musulmano armato.

La situazione dopo l’ottobre 2016

Myanmar Birmania protesta 2La situazione dei Rohingya si è deteriorata notevolmente dopo l’attacco agli avamposti della polizia di frontiera nel nord dello Stato Rakhine. Le forze di sicurezza hanno risposto con un’operazione di sicurezza importante, svolgendo e sigillando l’area, bloccando efficacemente le organizzazioni umanitarie, i media e i monitor indipendenti dei diritti umani.

Le forze di sicurezza, secondo un report del 2017, sono state responsabili di uccisioni illegali, di fuoco casuale sui civili, di stupri e di arresti arbitrari. Decine di migliaia di persone sono state sfollate dopo che le loro case sono state distrutte e almeno 27.000 sono fuggiti in Bangladesh. Il comportamento delle forze di sicurezza potrebbe essere stato un crimine contro l’umanità.

Il governo ha continuato a fallire ad investigare in modo adeguato o efficace gli abusi contro la comunità Rohingya, e non ha agito secondo le raccomandazioni per cercare l’assistenza delle Nazioni Unite per un’indagine sulla violenza. La crisi in corso a Maungdaw rappresenta la violenza più grave e diffusa contro i Rohingya dopo la campagna di pulizia etnica svolta nel giugno e nell’ottobre 2012.

La violenza genera violenza; situazioni di insicurezza tendono a generare altre forme di insicurezza. La lunga oppressione dei Rohingya ha costretto decine di migliaia di essi a prendere percorsi pericolosi alla ricerca di migliori condizioni di vita. Tali viaggi, come in altre parti del mondo, consentono e sono abilitati da anelli di traffico, spesso in collusione con funzionari corrotti, alimentando così cicli vicini di criminalità, corruzione e sfruttamento diffuso nei vari Paesi.

In un mondo sempre più conflittuale, è facile essere indifferenti a queste preoccupazioni.

Ma la crisi Rohingya non è solo un problema interno per il Myanmar, ci sono ricadute economiche, politiche e di sicurezza immediate e a lungo termine per il resto della regione. Questi rischi includono, tra gli altri, la minaccia di una crescente insurrezione musulmana e l’arresto del faticoso processo di democratizzazione del Myanmar stesso.

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