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Le violazioni della Francia non fanno un soldo di danno:dimenticanza nel ricorso?

Libertà d’espressione – Sentenza Lesquen du Plessis-Casso c. France, 12 aprile 2012

Nel ricorso neanche un euro alla voce “danni”: la Francia condannata non paga nulla al ricorrente distratto

Ci troviamo nella ridente regione dell’Île-de-France a due passi  da Parigi, precisamente a Versailles, dove gli intrighi di palazzo non sono ancora una vecchia ed impolverata storia.

IL CASO – La questione riguarda il Sig. Lesquen du Plessis Casso: nato a Versailles nel 1949, già consigliere comunale, nel 2000 fonda  il  movimento politico locale in città: l’Unione per il rinnovamento di Versailles, che col tempo diventa principale forza d’opposizione nella scena politica locale.
Da sempre impegnato con fervore e dedizione alla vita politica non si fa passare sotto il naso irregolarità e manovre, poco chiare, e utilizza il mezzo più diretto: la denuncia.
Nel 2004 in occasione delle elezioni cantonali diffonde un volantino in cui critica l’operato dell’avversario politico BD. Qualche mese dopo BD cita Casso presso il Tribunale Versailles per diffamazione pubblica, ma le accuse non reggono per la Corte e Casso viene assolto.

Un episodio con i medesimi protagonisti identico si verifica nel 2006, si conclude ancora una volta con l’assoluzione piena del Sig. Casso.

Dopo qualche mese, il 15 febbraio 2007 in Consiglio Comunale, durante una riunione, i toni di Casso diventano accesi, tanto che  l’11 maggio dello stesso anno BD lo denuncia per vilipendio. La Corte in novembre condanna Casso alla somma di 1500 euro, la sentenza viene poi confermata in Appello. Per quanto riguarda il ricorso in Cassazione, detta corte lo respinge.

La questione infine giunge alla Corte EDU il 23 Settembre 2009, dove dichiarata ammissibile.

IL RICORRENTE, il Sig. Casso, si guarda bene dal chiarire che il linguaggio e i termini utilizzati sono frutto di ironia, anche perché non c’è nulla di diffamatorio nel riferirsi a fatti –le finanze pubbliche della città- largamente pubblicizzati e conosciuti.

IL GOVERNO, invece, ritiene che si tratti di un’interferenza bella e buona circa il diritto alla libertà di espressione, poiché deve essere letto alla luce del perseguimento di un legittimo scopo, ovverosia la protezione della reputazione o dei diritti altrui. In sostanza secondo il Governo le accuse del Casso superano il limite della critica accettabile.

CORTE EDU – La Corte di Strasburgo a seguito di una ricognizione sul diritto interno – vale a dire le sezioni 29,32 e 48 della legge 29 luglio 1981 sulla libertà di stampa – ha dichiarato che tali disposizioni soddisfano i requisiti dell’art 10 della Convenzione e ha sentenziato la violazione dell’art 10 CEDU sulla libertà d’espressione.

Il giudizio della Corte verterà sulla legittimità dello scopo di tale interferenza, collocandola in un’ottica di necessarietà avendo riguardo infine della società democratica.

La Corte traduce il concetto di cui sopra con l’espressione: “bisogno sociale imperioso”, che vanta sì una discrezionalità statale, ma ciò non escude una “supervisione europea”.

Procedendo nell’argomentazione la Corte Edu dichiara che l’art. 10 lascia ben poco spazio per le restrizioni sulla libertà di espressione riguardo ad una dichiarazione politica o a questioni di interesse generale, tanto che gli oppositori di idee e posizioni devono naturalmente trovare la loro sede nell’arena politica nell’esercizio delle loro cariche pubbliche.

La Corte tenendo conto della natura e della gravità della pena per valutare la proporzionalità dell’interferenza, decreta che, anche se mite -1500 euro- non è sufficiente di per sé a giustificare l’ingerenza con il diritto di espressione in seno ad un contesto politico, che erode le delicate basi di una  società democratica.
Attesta dunque la violazione dell’art.10, ma a causa dell’inesistente richiesta di risarcimento del Sig. Lesquen du Plessis Casso, detta Corte, in conformità del’art. 60 del Regolamento -quest’ultimo non ha adempiuto ai suoi obblighi ex art.40 -, si trova nell’impossibilità di concedere alcuna somma di denaro.

Non è dato sapere se il Sig. Casso non abbia volutamente vantato alcuna richiesta di risarcimento per amore della Politica, oppure se ciò sia semplicemente frutto di un errore o di una svista dell’avvocato.
A noi piace credere alla prima ipotesi.

 

La sentenza in originale è reperibile qui: Sentenza Lesquen du Plessis-Casso c. France del 12 aprile 2012.

 

 

About Aurora Licci

Studio Giurisprudenza a Piacenza, da quattro anni. Le mie origini sono qualche passo più in là, a S. Maria di Leuca, ultimo scoglio in una terra bagnata da due mari. Un giorno spero di ritornarvi con una barca a vela piena di libri, ma ancora non ho deciso per quale Mare andrò.

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