Home / I diritti in Europa / Idil Eser, voce scomoda per Erdogan. La direttrice di Amnesty International in carcere per oltre 100 giorni

Idil Eser, voce scomoda per Erdogan. La direttrice di Amnesty International in carcere per oltre 100 giorni

La storia insegna che ogni regime dittatoriale, per sopravvivere deve controllare i media e l’opinione pubblica, arrestando le opposizioni ed eliminando le voci scomode.
Idil Eser Amnesty International
Idil Eser è indubbiamente tra queste, nata nel 1963 a Istanbul, ha studiato dapprima all’università della sua città natale, trasferendosi poi negli Stati Uniti per studiare alla Columbia University, dove ha conseguito un master in International Affairs. Ha lavorato come traduttrice freelance e come dipendente di diverse ONG o fondazioni tra cui, la Fondazione TEMA nel campo della tutela dell’ambiente o l’Assemblea dei cittadini di Helsinki nel settore dei diritti umani.

Il 14 ottobre Idil Eser, direttrice di Amnesty International in Turchia dal 2 maggio 2017, ha “festeggiato” il suo compleanno nella cella numero 9 del carcere Silivri di Istanbul.
È stata arrestata il 5 luglio insieme a sette noti difensori dei diritti umani e due formatori stranieri dalla polizia turca, nel corso di un workshop che riuniva i rappresentanti di alcune delle principali organizzazioni per la tutela dei diritti umani.
Il gruppo è stato fermato in un hotel di Buyukada, una delle isole al largo di Istanbul e portati in una caserma. Per oltre 28 ore, quattro in più rispetto a quanto consentito dalla legge turca, le autorità hanno rifiutato di fornire informazioni e hanno impedito agli arrestati di contattare le loro famiglie e i loro legali, anche questo in contrasto con la normativa del Paese. La loro detenzione inizialmente autorizzata per sette giorni è proseguita fino al 25 ottobre 2017.
Per oltre 100 giorni Idil Eser è stata privata della libertà con accuse sommarie.

Numerosissime le iniziative e le manifestazioni per promuovere la liberazione degli attivisti e le dichiarazioni di solidarietà e denuncia. In un comunicato il direttore di Amnesty International per l’Europa e l’Asia John Dalhuisen ha dichiarato che è veramente assurdo che siano accusati di appartenere a un’organizzazione terroristica armata.
Questi casi dimostrano quanto sia arbitraria e feroce la repressione, scattata dopo il fallito tentativo di colpo di stato, nei confronti di reali o presunti oppositori. La richiesta che i nostri colleghi siano rilasciati cresce di giorno in giorno e non sarà ridotta al silenzio”, ha dichiarato Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International. Non rimarremo a guardare mentre rispettate personalità nel campo dei diritti umani vengono messe in carcere per accuse insensate, nel chiaro velenoso tentativo di intimidire le coraggiose voci critiche della Turchia che rifiutano di rimanere zitte. Mentre sono dietro le sbarre, noi manifesteremo per loro. Mentre sono imbavagliati, parleremo per loro”, ha aggiunto Salil Shetty.

Taner Kiliç, il quale fu anche avvocato di Gabriele Del grande, durante la sua detenzione in aprile, è stato arrestato il 6 giugno a Smirne, con altri ventidue avvocati. È detenuto in attesa di processo, poiché accusato di far parte del movimento guidato da Fethullah Gülen, movimento che secondo le autorità turche ha ideato il fallito colpo di stato del luglio 2016. L’unico elemento addotto a sostegno dei presunti legami di Kiliç con il gruppo di Gülen è che nell’agosto 2014 sarebbe risultata installata sul suo telefono cellulare l’applicazione di messaggistica Bylock, che secondo le autorità turche era usata dai membri della “Organizzazione terroristica Fethullah Gülen“. Non è stata presentata alcuna prova a sostegno di quest’affermazione e l’avvocato nega di aver mai scaricato o usato Bylock, applicazione della cui esistenza era stato ignaro fino a quando di recente era stata menzionata in occasione di arresti e condanne.

Fortunatamente, a Idil Eser e agli altri attivisti, arrestati in luglio, è stata concessa la libertà condizionale. Al momento del rilascio hanno ringraziato le persone che hanno manifestato in questi mesi per la loro liberazione. I festeggiamenti sono durati poco, perché Taner Kiliç, Presidente di Amnesty International Turchia è ancora in carcere e ora altre manifestazioni verranno fatte per promuovere la liberazione di Kiliç.

In pericolo le libertà di stampa e di espressione in Turchia

turchiaLa situazione in Turchia, dal 15 luglio 2016, giorno del fallito colpo di Stato da parte di Fethullah Gülen, sembra essere degenerata irrimediabilmente. Infatti sono numerose le “purghe” che hanno portato all’arresto di oltre 50mila persone e al licenziamento di altre 150mila (di cui trentamila poi reintegrate), inoltre molti giudici e P.M. sono stati licenziati.

Essere membri dell’opposizione, giornalisti e attivisti per i diritti umani è pericoloso. Con oltre 120 giornalisti e altri operatori dei media in prigione, varie migliaia di disoccupati per la chiusura di oltre 160 aziende del settore, l’effetto dell’ultima ondata di erosione della libertà di stampa è chiaro: il giornalismo indipendente, in Turchia, è sull’orlo di un precipizio

È sufficiente un’accusa sommaria per essere arrestati e detenuti per settimane senza la possibilità di incontrare dei legali o le proprie ambasciate, se di nazionalità straniera. Numerosi sono stati gli arresti di attivisti e giornalisti, oltre al presidente e direttore di Amnesty International c’è stato quello di Deniz Yücel corrispondente da Istanbul del quotidiano tedesco Die Welt fermato il 14 febbraio. Aveva pubblicato un articolo che commentava il contenuto di email private di Berat Albayrak, ministro turco dell’energia e genero del presidente Erdoğan, ottenute da alcuni hacker. È la prima volta che viene arrestato un cittadino tedesco; il giornalista infatti possiede la doppia cittadinanza turca e tedesca.
Gli innumerevoli arresti arbitrari che coinvolgono anche cittadini di nazionalità tedesca hanno portato la Germania a rivedere la politica estera nei confronti della Turchia, la quale teme che i detenuti vengano usati dal governo di Ankara come ostaggi, in cambio di prigionieri turchi, detenuti in Germania e ritenuti vicini all’organizzazione di Fethullah Gülen. 

La libertà di stampa, di espressione e di pensiero sono diritti inviolabili sanciti dall’articolo 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948, oltre che da tutte le Costituzioni democratiche.
Quindi per concludere niente è più appropriato delle parole del sopra citato articolo, affinché la violazione di diritti fondamentali non passi in sordina:

Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.

About sulemachiementin

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

*

Scroll To Top