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Sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo del 02/02/2016

Note alla rassegna

Nella rassegna delle decisioni pronunciate dalla Corte europea dei diritti dell’uomo in data martedì 02 febbraio 2016, si è inserito, per ciascuna decisione:Corte europea dei diritti dell'Uomo 6 - La Press room

  • Case of – : la denominazione del caso e il link alla decisione caricata sul
    sito http://hudoc.echr.coe.int ;
  • ricorso : il numero di ricorso che ha avviato il procedimento;
  • Corte L. : l’Importance Level attribuitole dalla Corte europea;
  • Descrizione : una nostra breve esposizione dei fatti del caso;
  • Petitum : gli articoli della Convenzione europea sollevati dai ricorrenti;
  • Dispositivo : l’esposizione sintetica del dispositivo della decisione.
Case of-
N.Ricorso
I.L.
Descrizione
Petitum
Dispositivo
Van Zandbergen c. Belgio. 4258/113

Il signor Zandbergen, oggi sessantaquattrenne, viene arrestato nel 1990 e posto in custodia cautelare con l’accusa di omicidio. Ritenuto non responsabile penalmente, a causa del suo disturbo mentale, viene trasferito nel reparto psichiatrico della prigione di Turnout in Belgio. Nei dieci anni seguenti i medici redigono perizie favorevoli all’inserimento del ricorrente in una struttura non detentiva ma comunque dal 1999 al 2009 il Consiglio di Salute Mentale ne ordina la detenzione. Nel 2010 Zandbergen chiede il proprio rilascio senza successo: le ragioni del rigetto, per i giudici, sono da ricercarsi nel suo stato di salute mentale; questi impugna il diniego portando alla visione dei giudicanti una valutazione dettagliata dei medici. Tali documenti vengono reputati irricevibili: su tale argomentazione fa perno la Corte di Cassazione nel momento in cui respinge l’impugnazione della sentenza di primo grado.


Il ricorrente chiede oggi giustizia rispetto al suo diritto alla liberta' e alla sicurezza cosi' come tutelato dalla Convenzione all’articolo.5.

Articolo 5

Nessuna violazione dell'articolo 5 - Diritto alla liberta' e alla sicurezza (articolo 5-1 - arresto o detenzione)

N.Ts. e altri c. Georgia71766/123

I ricorrenti sono tre cittadini georgiani minorenni che alla morte della loro madre nel 2009 passano sotto la tutela della zia e dei nonni materni, in quanto il padre, figura genitoriale prossima, stava seguendo un percorso di riabilitazione dalla tossicodipendenza. L’anno successivo il padre G.B. intenta un’azione giudiziaria ed il giudice gli concede il diritto di vedere i figli alla presenza di due amici di famiglia; tuttavia, dopo i primi incontri, questi ultimi si rifiutano di dare esecuzione all’ordine del giudice. Pochissimo tempo dopo il signor G.B. ottiene dall’autorita' giudiziaria la piena potesta' genitoriale perche' ve ne erano tutti i presupposti. Nel 2011 la Corte d’Appello stabilisce che ad occuparsi dei bambini debba essere la famiglia paterna, ma l’anno successivo ribalta la decisione, chiamata ad esprimersi nuovamente - in forza di una cassazione con rinvio per un nuovo esame - dalla Corte di Cassazione.


La vicenda giudiziaria trova poi la sua fine con il respingimento del ricorso presentato dai parenti materni, che oggi insieme ai nipoti chiedono giustizia a Strasburgo ex art.8 CEDU (diritto al rispetto della vita privata e familiare) perche' le autorita' georgiane non hanno garantito i loro interessi.

Articolo 8


 

Violazione dell'articolo 8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare (articolo 8-1 - Il rispetto della vita familiare;
Il rispetto della vita privata)
Magyar Tartalomszolgáltatók Egyesulete and Index.hu Zrt c. Ungheria22947/132

A ricorrere sono Magyar Tartalomszolgaltatok Egyesulete ("MTE") e Index, entrambi con sede a Budapest: il primo e' l'organo di autoregolamentazione dei fornitori di contenuti internet ungherese, mentre Index, una societa', e' il proprietario di uno dei piu' importanti portali di notizie Internet in Ungheria. MTE il 5 gennaio del 2010 pubblica dei commenti su due siti di annunci immobiliari riguardo all’inganno consistente in una tassa suppletiva addebitata alla scadenza dei 30 giorni, periodo concordato per l’inserzione pubblicitaria: questo ha scatenato reazioni offensive da parte degli utenti. Per tali motivi la societa' che gestisce i siti web cita in giudizio MTE ed Index perche' la loro azione ha danneggiato in concreto la sua reputazione. I giudici del Kuria (il  piu' alto organo giudiziario ungherese) accolgono i motivi del ricorso e condannano i ricorrenti al pagamento di 250 euro e li obbligano a rimuovere i commenti: infatti, con il loro servizio, che consentiva di rilasciare commenti, avrebbero implicitamente assunto anche la responsabilita' per i danni causati da terzi (gli utilizzatori del servizio), quando dannosi ed illegali.


Oggi MTA ed Index invocando la liberta' di espressione ne denunciano la compressione ingiustificata (art.10 CEDU)

Articolo 10

Violazione dell'articolo 10 - Liberta' di espressione - {generale} (articolo 10-1 - Liberta' di espressione;
Liberta' di comunicare informazioni)
Meggi Cala c. Portogallo 24086/112

Rameh Manuel Meggi Cala viene condannato in primo grado dal tribunale di Lisbona a 15 anni di reclusione, ridotta poi in appello a 14 il 21 settembre 2010. Stando al suo ricorso, apprendiamo che ha ricevuto la notifica della sentenza di condanna della Corte d’Appello solo il 9 novembre. Successivamente il ricorrente nomina un altro legale – non avendo piu' avuto contatti col precedente difensore- che propone ricorso, per questioni di diritto, in Corte Suprema. Qualche mese piu' tardi, il 17 febbraio 2011, tale ricorso viene giudicato irricevibile perche' presentato fuori dai termini.


Rameh Manuel Meggi Cala ritiene negato il suo diritto di accesso ad un tribunale ed invoca per tali ragioni l’art. 6§1 CEDU

Articolo 6

Resto irricevibile
Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimento penale; Articolo 6-1 - Accesso al tribunale)

Danno non patrimoniale - aggiudicazione (articolo 41 - danno non patrimoniale;
Equa soddisfazione)
Dragan c. Romania 65158/093Il signor Dragan, cittadino apolide, è attualmente detenuto nel carcere di Giurgiu in Romania; egli denuncia le condizioni disumane e degradanti subite nel corso degli ultimi nove anni nelle varie carceri in cui e' stato detenuto. In particolare lamenta il sovraffollamento, mancanza di dotazione per l’igiene personale, cibo scadente ed inadeguato per i suoi problemi dentali: il ricorrente ha infatti perso circa il 70% dei suoi denti; egli, piuttosto, avrebbe dovuto seguire la dieta liquida prescritta dal medico. Ogni sua denuncia dal 2007 al 2014 e' stata respinta: per tali motivi invoca l’art.3 CEDU (trattamenti inumani e degradanti).Articolo 3Violazione dell'articolo 3 - Divieto della tortura (articolo 3 - trattamento degradanti) (Aspetto sostanziale)
Violazione dell'articolo 3 - Divieto della tortura (articolo 3 - trattamento degradante
Trattamenti inumani) (Aspetto sostanziale)
Tavirlau c. Romania 43753/103

La ricorrente si rivolge in Corte edu per i risvolti negativi derivati da un caso di malasanita' in Romania. Suo marito nel 2011 viene ricoverato in ospedale per una frattura alla gamba sinistra, ma a ricevere la protesi medica e' l’arto sbagliato; cio' rende il malcapitato disabile. La signora Tavirlau denuncia i medici che vengono rinviati a giudizio per negligenza e falso. Nel 2009 vengono definitivamente condannati al pagamento di un risarcimento dalla Corte distrettuale.


Oggi la ricorrente porta all’attenzione del giudice di Strasburgo la vicenda del marito –nel frattempo morto- sottolineando come il sistema giuridico rumeno non protegga il benessere fisico e mentale dei pazienti e delle loro famiglie; lamenta un risarcimento inadeguato e la durata eccessiva del procedimento (art.6 CEDU).

Articolo 6Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimento penale; Articolo 6-1 - Termine ragionevole)
Di Trizio c. Svizzera. 7186/091

La signora Di Trizio e' una cittadina italiana che vive nel Cantone San Gallo in Svizzera e lamenta la perdita, nel 2004, del diritto all’assegno di invalidita' del 50% concessole nel 2003 per dei problemi alla schiena. La ricorrente infatti lascia il lavoro e successivamente rimane incinta continuando a beneficiare dell’assegno. Nel giugno del 2004 riprende a lavorare part time per esigenze economiche; l’ufficio preposto revoca l’indennita', per ultimo si pronuncia il Tribunale federale che reputa la ricorrente decaduta nel suo diritto a ricevere l’indennita'.


La signora Di Trizio denuncia in Corte edu tali risvolti della sua vicenda, attribuendo alla prestazione lavorativa motivo fondante per la revoca del suo assegno. Oggi denuncia il diritto al divieto di discriminazione (art.14 CEDU) in combinato disposto con l’art. 8 CEDU (diritto alla vita privata e familiare), inoltre lamenta ex art. 6 CEDU l’eccessiva lunghezza del procedimento.

Articolo 8


Articolo 8


Articolo 14

Resto irricevibile
Violazione dell'articolo 14 + 8 - Divieto di discriminazione (articolo 14 - Discriminazione) (articolo 8-1 - Il rispetto della vita familiare;
Il rispetto della vita privata;
Articolo 8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare)

Danno patrimoniale - domanda respinta (Articolo 41 - danno patrimoniale;

Equa soddisfazione)

Danno non patrimoniale- aggiudicazione (articolo 41 - danno non patrimoniale;
Equa soddisfazione)

Aydin Cetinkaya c. Turchia

2082/053

Il signor Centinkaya viene arrestato il 23 marzo del 2002, per lui scatta immediatamente lo stato di fermo per gravi indizi di colpevolezza: gli inquirenti lo ritengono il capo di un’organizzazione criminale coinvolta in un tentativo di sequestro. Il ricorrente condannato a nove anni di reclusione, poi ridotta a quattro anni e tre mesi, denuncia in aprile i maltrattamenti subiti durante la custodia cautelare; estorsione di informazioni sotto coercizione, calci, pugni, scosse elettriche e costrizione in manette, portano il giudice turco ad aprire un procedimento penale a carico dei sei agenti, poi assolti dalla Corte d’Assise. Stando alla sentenza, la polizia venne costretta ad immobilizzare Centinkaya per il suo stato di agitazione.


Il condannato turco invoca oggi a Strasburgo l’articolo 3 CEDU (divieto di tortura e di trattamenti inumani e degradanti), inoltre lamenta che la condanna e' stata sentenziata sulla base di quelle dichiarazioni ottenute sotto coercizione.

Articolo 3 Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimento penale;
Articolo 6-1 - Processo equo)
Erdener c. Turchia23497/052

La parlamentare Erdener, nel 2002, durante un incontro con un suo collega ed un giornalista fa delle insinuazioni rispetto alla salute del primo ministro Bülent Ecevit, il quale era ricoverato nell’ospedale universitario privato e si era sottratto all’ultimo check-up dopo aver appreso che i medici stavano redigendo un rapporto in cui l’avrebbero dichiarato inabile al lavoro. Il rettore dell'ospedale universitario denuncio' i politici. In primo grado tali notizie, considerate dal giudice voci correnti nell’assemblea (parlamentare), pubblicate dal quotidiano Milliyet, non bastano convincere la Corte di Ankara che respinge cosi' il ricorso del rettore di Baskent. Di parere discorde e' la Corte d’Assise che rinvia a giudizio Erdener e l’altro parlamentare e successivamente li assolve. La vicenda si sposta sul fronte civile quando il rettore chiede di essere risarcito per i danni causati alla sua reputazione: il giudice condanna solo la signora Erdener al risarcimento ed al pagamento delle spese processuali.


Oggi quest’ultima ricorre a Strasburgo invocando la liberta' di pensiero (art.9 CEDU), la liberta' di espressione (art 10 CEDU) ed il diritto ad un processo equo (art.6 CEDU).

Articolo 6


Articolo 9


Articolo 10


 

Violazione dell'articolo 10 - Liberta' di espressione - {generale} (articolo 10-1 - Liberta' di espressione)

Danno patrimoniale e non patrimoniale - aggiudicazione (articolo 41 - danno non patrimoniale; danno patrimoniale; Equa soddisfazione)

Muhacir Cicek c. Turchia

41465/093Il 3 settembre del 2008 la polizia di sicurezza turca apprende che membri del PKK - Partito dei lavoratori del Kurdistan, un'organizzazione armata illegale -avrebbero di li' a poco condotto un attacco. Nella strada che collega villaggi di Suüstü e Büyükçiftlik gli agenti incontrano tre uomini (uno di questi e' parente dei ricorrenti) e dopo aver intimato loro di fermarsi senza successo, aprono, per secondi, il fuoco uccidendo il signor Cicek. I ricorrenti denunciano la vicenda a causa dell’uccisione ingiustificata e arbitraria, sostengono inoltre l’inesistenza di prove certe che vedessero Cicek coinvolto nel PKK; la Corte d’Assise pronunciando per ultima, respinge il ricorso dei ricorrenti, ritenendo fondata le motivazioni della sentenza.

Oggi invocano il diritto alla vita (art.2 CEDU), il divieto di trattamenti inumani e degradanti (art.3 CEDU), l’equo processo (art.6 CEDU), il diritto ad un ricorso effettivo (art 13 CEDU), ed il divieto di discriminazione (art.14 CEDU).

Arii'ticolo 2


Articolo 3


Articolo 6


Articolo 13


Articolo 14

Nessuna violazione dell'articolo 2 - Diritto alla vita (articolo 2-1 - La vita) (aspetto sostanziale)
Nessuna Violazione dell'articolo 2 - Diritto alla vita (articolo 2-1 - L'effettivo accertamento) (aspetto procedurale)
Violazione dell'articolo 3 - Divieto della tortura (articolo 3 - trattamento degradante

Trattamenti inumani) (aspetto sostanziale)
Nessuna violazione dell'articolo 14 + 2 - Divieto di discriminazione (articolo 14 - Discriminazione) (Articolo 2 - Diritto alla vita;
Articolo 2-1 - L'effettivo accertamento)
Sodan c. Turchia 18650/052

Ramazan Sodan e' un cittadino turco che ricopriva il ruolo di vice governatore di Ankara al momento dei fatti. Nel 1998 a seguito della valutazione della condotta del signor Sodan da parte di un ispettore, e' stato trasferito in un'altra struttura amministrativa perche' il suo essere introverso e negativo non era adatto all’ufficio da lui ricoperto; durante l’inchiesta il signor Sodan non e' stato interrogato. I suoi ricorsi prima alla Corte Suprema Amministrativa e poi alla Corte di Cassazione sono stati respinti.


Invocando gli articoli 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare), 9 (diritto alla liberta' di pensiero, di coscienza e di religione), 6 (diritto ad un equo processo) e 7 (nulla poena sine lege) della Convenzione, il ricorrente lamenta l’illegalita' del suo trasferimento, l’assenza di un processo equo e la violazione della normativa nazionale.

Articolo 6


Articolo 7


Articolo 8


Articolo 9

Resto irricevibile
Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedura civile; Articolo 6-1 - Termine ragionevole)
Violazione dell'articolo 8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare (articolo 8-1 - Il rispetto della vita privata)

Danno patrimoniale - domanda respinta (Articolo 41 - danno patrimoniale;
Equa soddisfazione)

Danno non patrimoniale - aggiudicazione (articolo 41 - danno non patrimoniale;
Equa soddisfazione)
Tinarlioglu c. Turchia3648/042

Cavit Tinarlioglu e' un cittadino turco residente ad Istambul; nell’estate 1998 durante un soggiorno in un centro vacanze, mentre nuotava in mare, e' stato investito da una imbarcazione condotta dal signor Y.C., responsabile della gestione del centro. Riconosciutagli una invalidita' del 45% al ricorrente, il signor Y.C. e' stato condannato al pagamento di una multa e a 6 mesi di reclusione, condanna successivamente commutata in multa visti gli sforzi nei soccorsi prestati. Il signor Tinarlioglu ha successivamente presentato un’azione di risarcimento danni nei confronti della Presidenza del Consiglio dei Ministri perche' ha ritenuto lo Stato responsabile della mancata supervisione sugli sport acquatici praticati in modo non regolamentato sotto costa; la richiesta e' stata definitivamente respinta.


Invocando l'articolo 2 (diritto alla vita) della Convenzione, il ricorrente lamenta che lo Stato non ha preso le misure necessarie per garantire la sicurezza e il controllo sugli sport acquatici e l’articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare) lamentando l’impatto che l’incidente ha avuto sulla sua vita. Infine invoca l’articolo 1 (obbligo di rispettare i diritti umani), l'articolo 6 (diritto ad un equo processo) e l'articolo 13 (diritto ad un ricorso effettivo) della Convenzione.

Articolo 1


Articolo 2


Articolo 6


Articolo 8


Articolo 13

Nessuna violazione dell'articolo 2 - Diritto alla vita (articolo 2 - obblighi positivi

Articolo 2-1 - Vita) (aspetto procedurale)
Nessuna Violazione dell'articolo 8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare (articolo 8-1 - Il rispetto della vita familiare;
Il rispetto della vita privata)
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About Aurora Licci

Studio Giurisprudenza a Piacenza, da quattro anni. Le mie origini sono qualche passo più in là, a S. Maria di Leuca, ultimo scoglio in una terra bagnata da due mari. Un giorno spero di ritornarvi con una barca a vela piena di libri, ma ancora non ho deciso per quale Mare andrò.

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