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Sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo del 26/01/2016

Note alla rassegna

Nella rassegna delle decisioni pronunciate dalla Corte europea dei diritti dell’uomo in data martedì 26 gennaio 2016, si è inserito, per ciascuna decisione:

corte di strasburgo

  • Case of – : la denominazione del caso e il link alla decisione caricata sul sito http://hudoc.echr.coe.int ;
  • ricorso : il numero di ricorso che ha avviato il procedimento;
  • Corte L. : l’Importance Level attribuitole dalla Corte europea;
  • Descrizione : una nostra breve esposizione dei fatti del caso;
  • Petitum : gli articoli della Convenzione europea sollevati dai ricorrenti;
  • Dispositivo : l’esposizione sintetica del dispositivo della decisione.
Case of-
N.Ricorso
I.L.
Descrizione
Petitum
Dispositivo
Iasir c. Belgio21614/123

Hassan Yasir e' un cittadino marocchino attualmente detenuto in carcere in Belgio; nel 2007, insieme ad altri due complici, ha tentato di rubare un’auto e durante uno scontro a fuoco perse la vita un poliziotto. Nel 2011 e' stato condannato a trenta anni di reclusione per furto aggravato dall'uccisione del poliziotto (materialmente commessa da uno dei complici) dalla Corte d’assise di Bruxelles e il successivo appello su questioni di diritto del ricorrente e' stato respinto.


Invocando l’articolo 6 (diritto ad un processo equo) della Convenzione europa, il signor Yasir lamenta la condanna e la violazione del suo diritto a un equo processo e della presunzione di innocenza.

Articolo 6Nessuna Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimento penale;
Articolo 6-2 - Presunzione di innocenza)
Nessuna Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedimento penale;
Articolo 6-1 - Processo equo)
Balakin c. Repubblica di Moldova 59474/113

Il ricorrente, Alexander Balankin, e' un cittadino moldavo ed il suo caso riguarda l’eccessiva durata della sua detenzione preventiva, in attesa di essere processato. Arrestato e accusato di produzione e messa in circolazione di denaro contraffatto, il signor Balankin e' stato detenuto in stato di custodia cautelare dall’agosto 2009 fino al 30 gennaio 2012, giorno in cui e' stato condannato a sette anni di carcere.


Invocando l’articolo 5 (diritto alla liberta' e alla sicurezza) della Convenzione, il ricorrente lamenta l’eccessiva durata della custodia cautelare ed il fallimento dei tribunali nell’esaminare le sue argomentazioni a favore della scarcerazione.

Articolo 5Violazione dell'articolo 5 - Diritto alla liberta' e alla sicurezza (articolo 5-3 - Lunghezza della custodia cautelare;

Ragionevolezza della custodia cautelare)
Cirnici c. Romania35030/143

Vasile Cirnici e' un cittadino rumeno condannato, nel 2013, a quattro anni di carcere per furto e attualmente detenuto nel carcere di Bralia (Romania). Il signor Cirnici lamenta le cattive condizioni di detenzione nelle varie strutture dove ha scontato parti della pena; in particolare lamenta i ristretti spazi a disposizione, le cattive condizione igieniche, il sovraffollamento e l’impossibilita' di seguire una dieta vegetariana.


Invocando l'articolo 3 (divieto di trattamenti inumani o degradanti) della Convenzione, il Sig. Cirnici lamenta le pessime condizioni di detenzione alle quali e' ancora sottoposto.

Articolo 3Violazione dell'articolo 3 - Divieto della tortura (articolo 3 - trattamento degradante) (aspetto sostanziale)
Muncaciu c. Romania12433/113

Il ricorrente, Sava-Dafinel Muncaciu, e' un cittadino rumeno e il suo ricorso alla Corte Edu prende le fila da un procedimento civile in cui chiedeva il riconoscimento di un suo credito nei confronti di due coniugi ai quali aveva prestato 300 mila euro, garantiti da due appartamenti. La procedura esecutiva di espropriazione e' stata dichiarata nulla perche' i coniugi non erano piu' proprietari degli immobili e il ricorso alla Corte della contea di Cluj si e' svolto in assenza del signor Muncaciu, nonostante la sua richiesta di rinvio dell’udienza di discussione: il giudice ha emesso sentenza definitiva respingendo il ricorso; successivamente e' stato informato che la sua richiesta di rinvio era stata semplicemente allegata al fascicolo senza timbro di registrazione del tribunale.


Invocando l’articolo 6 (diritto ad un processo equo) della Convenzione, il ricorrente lamenta l’impossibilita' di comunicare con la corte nazionale e la mancata esamina della sua richiesta di rinvio.

Articolo 6Violazione dell'articolo 6 - Diritto ad un processo equo (articolo 6 - Procedura civile

Articolo 6-1 - Processo equo;
Processo in contraddittorio)
R. c. Russia11916/152

Il signor. R e' un cittadino del Kyrgyzstan, di etnia uzbeka, attualmente detenuto in una struttura di detenzione temporanea per cittadini stranieri a Mosca. Il ricorrente si e' rifugiato in Russia nel 2010 a causa dei disordini di massa e degli scontri tra etnie uzbeca e chirghisa. Nel 2012 e' stato accusato dalle autorita' del Kirghizistan di aver commesso una serie di crimini violenti durante le rivolte del 2010. Nel gennaio 2015 e' stato arrestato a Mosca perche' non era in possesso di un documento e posto in detenzione; le autorita' hanno disposto il suo rimpatrio e il suo appello a non essere espulso sulla base dei maltrattamenti che avrebbe subito in Kyrgyzstan e' stato respinto dalle autorita' nazionali; tuttavia sulla base della misura cautelare emessa dalla Corte europa e' stata impedita la sua espulsione durante la disamina del suo caso. Il signor R. sostiene inoltre di esser stato picchiato dagli ufficiali del centro di detenzione e la sua denuncia e' stata trasmessa al reparto investigativo, ma nessuna indagine e' stata istituita.


Invocando l’articolo 3 (divieto di trattamenti inumani e degradanti) della Convenzione europea, lamenta il fatto che, se dovesse essere espulso, si troverebbe ad affrontare un grave rischio di maltrattamenti a causa della sua origine etnica uzbeka e di essere stato picchiato dagli agenti del centro di detenzione. Inoltre invocando l’articolo 5 (diritto alla liberta' e alla sicurezza) lamenta l’assenza di un limite alla durata della sua detenzione e l’assenza di vie legali per un controllo giurisdizionale di legittimita'.

Articolo 3


Articolo 5

Violazione dell'articolo 3 - Divieto della tortura (articolo 3 - Espulsione) (Condizionale) (Kirghizistan)
Violazione dell'articolo 3 - Divieto della tortura (articolo 3 - trattamento degradante;
Trattamenti inumani) (aspetto sostanziale)
Violazione dell'articolo 3 - Divieto della tortura (articolo 3 - Effettivo accertamento) (aspetto procedurale)
Violazione dell'articolo 5 - Diritto alla liberta' e alla sicurezza (articolo 5-4 - Controllo della legalita' della detenzione)
Violazione dell'articolo 5 - Diritto alla liberta' e alla sicurezza (articolo 5-1 - arresto o detenzione)

Danno non patrimoniale - aggiudicazione (articolo 41 - danno non patrimoniale;
Equa soddisfazione)
Salikhova e Magomedova c. Russia 63689/133

Ruzmay Salikhova e Rapiyat Magomedova, cittadine russe, sono madre e moglie di Sakhrab Abakargadzhiyev, il quale in seguito al rapimento da parte delle forze di sicurezza in Daghestan e' scomparso. Nel maggio 2013 mentre Sakhrab si recava a visitare i parenti, e' stato fermato e rapito da un gruppo di otto uomini armati vestiti con abiti civili. Nel luglio 2013 e' stato rinvenuto un cadavere bruciato che e' stato identificato dalle autorita' come il parente delle ricorrenti; in particolare l’identificazione e' stata effettuata tramite una foto, nella quale la madre non ha espressamente riconosciuto suo figlio. Nel procedimento penale avviato nel giugno 2013 i ricorrenti hanno sostenuto che le forze dell’ordine sono state responsabili del rapimento e che seguivano il signor Sakhrab perche' sospettato di attivita' illegali. La scena del rapimento ripresa da un abitante locale, racchiusa in un filmato, non e' stata utile secondo le autorita' per identificare i rapitori, di cui pur si sente distintamente la voce.  Il procedimento e' attualmente in corso.


Invocando l'articolo 2 (diritto alla vita) e dell'articolo 5 (diritto alla liberta' e alla sicurezza) della Convenzione europea, i ricorrenti lamentano il rapimento messo in atto dalle forze di sicurezza e la successiva scomparsa del parente; basandosi sull'articolo 3 (divieto di tortura e di trattamenti inumani o degradanti) e dell'articolo 13 (diritto ad un ricorso effettivo) lamentano che il loro parente e' stato sottoposto a tortura e maltrattamenti e l’assenza di un’indagine efficace.

Articolo 2


Articolo 3


Articolo 5


Articolo 13

Nessuna violazione dell'articolo 2 - Diritto alla vita (articolo 2-1 - vita) (aspetto sostanziale)
Violazione dell'articolo 2 - Diritto alla vita (articolo 2-1 - Effettivo accertamento) (aspetto procedurale)
Alpar c. Turchia 22643/073

Il ricorrente, Turgut Alpar, e' un cittadino turco residente ad Istambul. Il 9 maggio del 2002 mentre era con la sua fidanzata e' stato fermato dalla polizia per un controllo di identita' scaturito da una segnalazione su presunte violenze dell’uomo nei confronti della donna. Il ricorrente sostiene di essere stato picchiato e insultato dagli agenti di polizia e da referto medico risulta una inabilita' al lavoro per 10 giorni. Gli agenti di polizia hanno dichiarato che il signor Alpar era aggressivo e che ha colpito la loro auto cercando di fuggire; dal rapporto medico risultano le ferite degli agenti e l’inabilita' al lavoro per un giorno. L’alcool test effettuato sul ricorrente e sulla compagna hanno dato esito positivo. Un primo procedimento penale e' stato avviato sulla base degli insulti agli agenti di polizia; questo si e' conclusa con una condanna, successivamente annullata dalla Corte di cassazione. Una seconda sentenza ha condannato la coppia per resistenza a pubblico ufficiale al fine di fuga. La successiva indagine avviata dal signor Alpar contro gli agenti di polizia per esser stato sottoposto a tortura e insultato e' stata archiviata nel 2009 per mancanza di prove.


Invocando gli articoli 3 (divieto di trattamenti inumani o degradanti), 6 (diritto ad un equo processo) e 13 (diritto ad un ricorso effettivo) della Convenzione, il ricorrente lamenta di esser stato picchiato dalla polizia, di non aver beneficiato di un’indagine effettiva e l’eccessiva durata del procedimento.

Articolo 3


Articolo 6


Articolo 13

Violazione dell'articolo 3 - Divieto della tortura (articolo 3 - Effettivo accertamento) (aspetto procedurale)

La Corte europea ha deciso oggi anche i seguenti casi. Essi sono meramente ripetitivi o relativi a casi di eccessiva durata, e perciò non sono stati approfonditi:

Lajos Nagy c. Ungheria (no. 21225/10)

 

 

About Marco Petrachi

Studio Giurisprudenza a Firenze ma sono originario di Melendugno, una piccola città della provincia di Lecce. Sono un grande amante del mare e della mia terra.

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