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Le Sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo dell’08/04/2015

Oggi la Grande Camera della Corte Europea dei diritti dell’uomo si è pronunciato su due casi che vedono come imputato la Svezia ed entrambi riguardano l’espulsione di cittadini stranieri richiedenti asilo perché nel loro paese di origine a rischio di violenze e maltrattamenti.  I due casi, molto simili, sono stati decisi oggi con sentenze simili: poiché entrambi i ricorrenti hanno ricevuto, nelle more dei processi, il permesso di soggiorno in Svezia, sicché entrambi i loro ricorsi sono cancellati dal ruolo per cessata materia del contendere.

Note alla rassegna

Corte Europea dei diritti dell'uomo 10Di seguito la rassegna delle decisioni pronunciate dalla Corte europea dei diritti dell’uomo in data mercoledì 08 aprile 2015, di cui, per ciascuna, si ripropongono:

  • Case of – : la denominazione del caso e il link alla decisione caricata sul sito http://hudoc.echr.coe.int ;
  • N.ricorso  : il numero di ricorso che ha avviato il procedimento;
  • Corte I.L.  : l’Importance Level attribuitole dalla Corte europea;
  • Descrizione  : una nostra breve esposizione dei fatti del caso;
  • Petitum  : gli articoli della Convenzione europea sollevati dai ricorrenti;
  • Dispositivo  : l’esposizione sintetica del dispositivo della decisione.

Le fonti delle informazioni riportate sono tutte ufficiali e consultabili in inglese/francese sui siti ufficiali della Corte europea: http://www.echr.coe.int/ECHR/Homepage_EN e  http://hudoc.echr.coe.int .

Case of-
N.Ricorso
I.L.
Descrizione
Petitum
Dispositivo
W.H. c. Svezia49341/101La vicenda nasce dalla richiesta di asilo politico presentata in Svezia da un militare libico fuggito dal proprio paese natale nel 2010 perché accusato di traffico illegale di armi per conto di un clan criminale. Nel 2009 durante un fermo di polizia l'uomo era stato catturato e torturato finché non ha rivelato i nomi dei vertici dell'associazione di trafficanti per cui trasportava le armi; dopo la sua fuga mentre era in cura presso un ospedale civile per le ferite riportate si è recato in Tunisia dove, con l'aiuto di alcuni contrabbandieri che gli hanno procurato un falso passaporto francese, è riuscito a raggiungere la Svezia e ha formalizzato la sua richiesta di asilo affermando che se fosse tornato nel suo paese natale sarebbe stato sottoposto a persecuzione e maltrattamenti. Nel 2011 il ricorrente ha integrato la sua richiesta d'asilo asserendo di avere una relazione omosessuale con un uomo con permesso permanente svedese, che nessuno in Libia era a conoscenza del suo orientamento sessuale e che questo sarebbe stato un altro motivo di persecuzioni e maltrattamenti nel caso in cui questo sarebbe dovuto tornare per inoltrare, solo successivamente, la richiesta di ricongiungimento familiare così come richiesto dalla legge. Il consiglio per l'immigrazione nel dicembre del 2011 ha respinto la suo domanda ritenendo contraddittorie le affermazioni fatte dal signor M.E. nelle varie audizioni; ha ritenuto quindi di non dover accettare la richiesta di asilo così come presentata. Il giudice non ha messo in discussione l'omosessualità del ricorrente ma non ha rilevato una reale minaccia contro di lui in Libia; ha infatti concluso che il ricorrente non ha dimostrato che avrebbe rischiato persecuzioni o maltrattamenti qualora fosse tornato nel paese d'origine.
Un ulteriore ricorso è stato poi presentato alla corte d'appello di immigrazione ma si è concluso con uguale esito negativo per il ricorrente.
La Corte Edu ha ordinato la cancellazione della causa dal ruolo ai sensi dell'art. 37 della convenzione, sulla base di una nuova decisione del consiglio per l'immigrazione che ha riconosciuto infine al ricorrente un permesso di soggiorno permanente; di conseguenza, secondo il Giudice di Strasburgo, il motivo di ricorso -che aveva già trovato soluzione a livello nazionale- e non presenta circostanze speciali tali da richiedere il riesame del caso.
Articolo 3Cancellato dalla lista (articolo 37-1 - ricorsi cancellati; articolo 37-1-b - risoluzione della controversia)
M.E. c. Svezia71398/121Il caso riguarda la richiesta di asilo di una donna irachena perché separata dal marito ed appartenente ad una minoranza religiosa, Mandean, la quale ricorre, in Svezia, contro il rigetto della domanda di asilo politico da parte del consiglio per l'immigrazione. I motivi della richiesta si basavano sul rischio di maltrattamenti che questa avrebbe subito qualora avesse fatto ritorno in Iraq. La Corte ha interrotto la procedura di espulsione sulla base dell'art. 39 del regolamento della stessa e dopo una serie di ricorsi interni l'ordine di espulsione della sella signora W.H. è caduto in prescrizione il 16 febbraio 2014. Dieci giorni dopo la donna ha depositato una nuova richiesta di asilo che, questa volta, è stata accolta dal consiglio per l'immigrazione. Nell'ottobre dello stesso anno infatti le Autorità svedesi concedono alla donna il permesso di soggiorno permanente. Per questi motivi la Corte EDU ha ordinato la cancellazione della causa dal ruolo perché non sussiste più il rischio effettivo per la donna di essere espulsa in Iraq. Articolo 3Cancellato dalla lista (articolo 37-1 - ricorsi cancellati; articolo 37-1-b - risoluzione della controversia)

About Marco Petrachi

Studio Giurisprudenza a Firenze ma sono originario di Melendugno, una piccola città della provincia di Lecce. Sono un grande amante del mare e della mia terra.

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